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Iperico o Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum)

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L’iperico è l’erba di San Giovanni, la pianta solare che la tradizione magica europea accende contro spiriti, malefici e malocchio. I medievali la chiamavano fuga daemonum, “fuga del diavolo”: davanti alla sua luce, si credeva, ogni spirito delle tenebre svanisce. Governato dal Sole e dal Fuoco, l’iperico essiccato (Hypericum perforatum) si brucia sul carboncino come incenso di difesa, si appende sopra porte e finestre perché il male resti fuori, si chiude nel sacchetto da portare addosso. Raccolto attorno al solstizio d’estate, quando la pianta è al culmine della sua forza, veglia sulla casa e su chi la abita: scaccia le presenze ostili, spezza le maledizioni, tiene lontani invidiosi e malintenzionati. Sotto il cuscino, dice la tradizione, chiama i sogni che rivelano. Richard Folkard ne tramanda il nome antico di Sol Terrestris, il Sole terrestre, e il folklore europeo lo canta fra le erbe che impediscono alle streghe di compiere la loro volontà. Sono foglie e sommità fiorite, pronte per il carbone, l’amuleto e l’altare di Mezza Estate.

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L’iperico che proponiamo è composto dalle foglie e dalle sommità fiorite della pianta (Hypericum perforatum), l’erba solare di protezione e di banishing della tradizione europea. Appartiene al Sole e all’elemento Fuoco, come registrano Scott Cunningham (Cunningham’s Encyclopedia of Magical Herbs, 1985) e le fonti dopo di lui, e porta dal Medioevo il nome di fuga daemonum: l’erba che mette in fuga i demoni. Si brucia su carboncino, si appende alla porta, si porta addosso.

  • Nome botanico: Hypericum perforatum
  • Altri nomi: erba di San Giovanni, fuga daemonum, Sol Terrestris, scacciadiavoli, millebuchi
  • Forma: iperico essiccato in foglie e sommità fiorite
  • Genere: yang, energia attiva
  • Elemento: Fuoco
  • Pianeta: Sole
  • Segno: Leone; Sagittario secondo Sandra Kynes
  • Sabba: Litha, la Mezza Estate
  • Intento magico: protezione, banishing, contro il malocchio, sogni e divinazione

Corrispondenze magiche dell’iperico

Elemento e pianeta

L’iperico appartiene al Sole, e su questo le fonti concordano come su poche altre erbe: lo pongono fra le piante solari Scott Cunningham (Cunningham’s Encyclopedia of Magical Herbs, 1985), Sandra Kynes (Llewellyn’s Complete Book of Correspondences, 2013), Paige Vanderbeck (Green Witchcraft, 2020), Karen Harrison (Manuale di erboristeria alchemica, 2021), Ellen Dugan (Herb Magic for Beginners, 2006) e, in italiano, Monica Casalini (Resine Magiche, 2021). Il suo elemento è il Fuoco, attestato dalle stesse fonti, e la sua energia è yang, attiva e proiettiva (Kynes). Richard Folkard (Plant Lore, Legends, and Lyrics, 1884) tramanda il nome antico di Sol Terrestris, il Sole terrestre: si credeva che davanti al sole ogni spirito delle tenebre svanisse, e il fiore giallo a stella dell’iperico era il sole portato in terra. Vanderbeck lo chiama uno dei simboli solari per eccellenza della magia verde.

Segno zodiacale

Il segno affine è il Leone, indicato da Sandra Kynes (2013), Paige Vanderbeck (2020) e Monica Casalini (2021); il folklore tedesco raccolto in Witchcraft Medicine vuole l’erba colta “sotto il segno del leone”. Kynes vi aggiunge il Sagittario, l’altro segno di fuoco dell’espansione. Alcune tradizioni magiche, invece, guardano altrove: Karen Harrison (2021), nelle sue formule zodiacali, accosta l’iperico all’Acquario.

Chakra

Sul chakra le fonti divergono. Sandra Kynes (2013) pone l’iperico sulla fronte, il centro della vista interiore, dove sostiene la divinazione e il lavoro sui sogni; alcune tradizioni magiche, invece, lo collocano sul plesso solare: così Paige Vanderbeck (2020) e Monica Casalini (2021), che lo lega al terzo chakra.

Giorno e raccolta

Il suo giorno è la domenica, il giorno del Sole, secondo Sandra Kynes (2013). La raccolta però ha i suoi tempi: Scott Cunningham (1985) vuole l’erba colta a Mezza Estate oppure di venerdì, e Richard Folkard (1884) tramanda la raccolta di venerdì nell’ora di Giove, verso la luna piena di luglio, quando il pianeta giunge alla sua operazione efficace: così colta e portata al collo, scrive, scaccia tutti gli spiriti fantastici. Daniel Schulke (Viridarium Umbris, 2005) la coglie appena prima di Mezza Estate, quando la pianta è al culmine della sua virtù.

Divinità associate

L’iperico è consacrato a Balder, il dio luminoso della tradizione norrena: lo attestano Scott Cunningham (1985) e Sandra Kynes (2013), e Robert Fletcher (The Witches’ Pharmacopoeia, 1896) racconta il passaggio di consegne: i fiori dal grande disco solare erano sacri a Baldur, il Dio Bianco del Valhalla, e in epoca cristiana passarono a San Giovanni Battista. Da questo aggancio al fuoco solstiziale nasce il nome popolare: la notte del 24 giugno, vigilia del santo, segna il tempo della pianta. La tradizione scozzese, aggiunge Daniel Schulke (2005), la lega anche a San Columba e al suo giorno, il 9 giugno.

Sabba e Ruota dell’Anno

Il suo tempo è Litha, la Mezza Estate: lo segnano Sandra Kynes (2013), che vi affianca la Vigilia di Mezza Estate, e Paige Vanderbeck (2020), che lo include nei falò e negli incensi del solstizio d’estate. Monica Casalini (2021) racconta la notte di San Giovanni, fra il 23 e il 24 giugno, quando i poteri dell’iperico entrano nella miscela delle “nove erbe” da bruciare e nella “guazza di San Giovanni”. Richard Folkard (1884) vide i contadini di Francia e Germania raccoglierlo ancora nel giorno del santo, per appenderlo sopra le porte e alle finestre convinti che la sua santità scacci gli spiriti maligni di ogni sorta, e Scott Cunningham (1985) lo essicca sui fuochi di Mezza Estate per tenere lontani da casa fantasmi e negromanti.

Intenzioni rituali

L’iperico protegge, scaccia e difende. Scott Cunningham (1985) lo mette in un vaso appeso alla finestra contro fulmini, fuoco e spiriti maligni, e lo brucia per bandire spiriti e demoni; Sandra Kynes (2013) gli riconosce il banishing, la difesa psichica, il coraggio, la pace e la protezione dai fulmini e dalle tempeste, e la virtù di impedire l’azione delle streghe ostili; per Sandra Kynes (Plant Magic, 2017) il nome popolare chase-devil, “scaccia-diavolo”, dice la sua fama di respingere il male e gli assalti dei demoni, tanto che nel Medioevo i monaci lo usavano negli esorcismi. Il folklore britannico lo canta in un vecchio distico riportato da Robert Fletcher (1896): trifoglio, verbena, erba di San Giovanni e aneto impediscono alle streghe di fare la loro volontà. In Scozia, annota Richard Folkard (1884), si porta addosso come amuleto contro stregoneria e incantamento. La fonte italiana è netta: per Monica Casalini (2021) tiene alla larga i personaggi oscuri, gli invidiosi e i bugiardi, e lavora contro il malocchio e le maledizioni. Serve infine ai sogni e alla divinazione: Cunningham racconta che una parte qualsiasi dell’erba sotto il cuscino fa sognare alle donne non sposate il futuro marito, e Folkard segue la stessa usanza in Svizzera e in Svezia, dove il mazzetto di nove fiori con l’iperico in mezzo si pone sotto il cuscino perché il sogno riveli lo sposo che verrà. Kynes (2017) aggiunge la divinazione d’amore del fiore colto alla Vigilia di Mezza Estate: fresco al mattino, promette bene. Casalini gli affida anche il tempo atmosferico: scongiura gli incendi e i fulmini, e riporta il sole quando piove da troppo.

La voce italiana di Monica Casalini fissa in una riga la virtù dell’erba:

«… protegge dal malocchio, rompe le maledizioni, allontana gli incubi e sgretola le ossessioni …»

Monica Casalini, Resine Magiche, 2021

Nei grimori e nel cerimoniale

L’iperico ha un posto suo nella magia dotta. Il Sepher Raziel (Liber Salomonis, XVI secolo) lo conta fra le sue ventiquattro erbe: la nona è l’ypericon, l’erba perforata “il cui succo somiglia a sangue”, di grande potere sugli spiriti dell’aria e sui diavoli, e la stessa opera lo unisce a cicoria, pentafillo, ortica e verbena in un composto protettivo da portare al collo. Il Quarto Libro di Filosofia Occulta attribuito ad Agrippa raccomanda di tenere con sé corallo rosso, artemisia, iperico, ruta o verbena per tenere lontani gli spiriti maligni. Arthur Edward Waite (The Book of Ceremonial Magic, 1913) descrive l’operatore che lega un mazzo d’erba di San Giovanni in cima alla bacchetta prima di tracciare il cerchio, e Montague Summers (Witchcraft and Black Magic, 1946) riporta il cerimoniale che vuole una torcia consacrata legata tutt’attorno con l’iperico, ricordando Robert Holkot, che nel XIII secolo parlava dell’erba “la cui virtù è mettere in fuga i demoni”. Perfino il Malleus Maleficarum ammette che l’esorcista si serva della pianta detta “fuga del diavolo”. George Lyman Kittredge (Witchcraft in Old and New England, 1929) ne segue la fama di scaccia-demoni lungo un’intera catena di autorità dotte, da Wier a Boguet fino al Ramo d’oro di Frazer.

Abbinamenti consigliati

Il suo alleato classico è la verbena: insieme compaiono nel distico contro le streghe (Fletcher, 1896), nel composto protettivo del Sepher Raziel e nella lista del Quarto Libro attribuito ad Agrippa, che vi affianca artemisia e ruta. Karen Harrison (2021) lo unisce a calendula, bacche di ginepro, angelica e alloro fra le erbe del “Bagno del Sole”. Nella notte di San Giovanni entra nella miscela delle nove erbe (Casalini, 2021), e in Svezia spicca nel mazzetto di nove fiori della divinazione solstiziale (Folkard, 1884).

Come si usa l’iperico

Si brucia un pizzico di foglie e sommità sul carboncino acceso come incenso di difesa, e il suo fumo scaccia le presenze ostili dallo spazio magico. Si lega in un sacchetto di protezione da portare addosso, si appende sopra porte e finestre perché il male resti fuori, oppure, alla maniera di Cunningham, si chiude in un vasetto da tenere alla finestra contro fulmini, fuoco e spiriti maligni. Sotto il cuscino chiama i sogni profetici. Nella notte di San Giovanni si getta nel falò o si intreccia nel mazzetto delle nove erbe. È un prodotto a uso rituale: si tiene fuori dalla cucina, e si brucia in uno spazio aerato.

Quando utilizzare l’iperico

Il suo momento è il solstizio d’estate, Litha, la notte di San Giovanni del 24 giugno, quando la pianta è al culmine della sua forza solare. Il suo giorno è la domenica, il giorno del Sole (Kynes, 2013), mentre Folkard (1884) lega la raccolta operativa al venerdì nell’ora di Giove, verso la luna piena di luglio. È l’erba da accendere quando serve una difesa decisa: contro un maleficio o il malocchio, quando una presenza ostile pesa sulla casa, prima di un lavoro magico che chiede protezione, o per chiamare i sogni che rivelano.

Per chi è indicato l’iperico

L’iperico essiccato è l’erba di chi pratica magia di protezione e di banishing, e vuole una difesa solare e diretta. Lo cercano quanti onorano la Ruota dell’Anno e il fuoco di Mezza Estate, chi lavora con i sogni e la divinazione, e chi sente addosso l’invidia o il malocchio e vuole l’erba che da sempre li tiene lontani. È un classico della magia solstiziale, semplice e potente sul carbone, caro tanto alla magia popolare quanto ai grimori.

Domande frequenti sull’iperico

Iperico ed erba di San Giovanni sono la stessa pianta?

Sì, sono la stessa pianta. L’iperico (Hypericum perforatum) si chiama erba di San Giovanni perché fiorisce e si raccoglie attorno al 24 giugno, la festa del santo che eredita il fuoco del solstizio. Attenzione invece alla radice hoodoo di High John the Conqueror: appartiene a un’altra pianta e a un’altra tradizione.

Quali sono le proprietà magiche dell’iperico?

Protezione, banishing e sogni. Erba del Sole e del Fuoco, dal Medioevo porta il nome di fuga daemonum: bruciata bandisce spiriti e demoni, appesa difende la casa da fulmini e presenze ostili, portata addosso protegge da stregoneria e malocchio. Sotto il cuscino favorisce i sogni rivelatori, secondo Cunningham e il folklore europeo.

Come si usa l’iperico nei rituali magici?

Si brucia sul carboncino un pizzico di foglie e sommità come incenso di difesa. In amuleto si cuce nel sacchetto di protezione da tenere addosso, sopra l’architrave veglia sulla casa, e in un vasetto alla finestra ripara da fulmini e spiriti maligni. Per i sogni profetici se ne pone un poco sotto il cuscino.

Quando si raccoglie l’iperico?

Attorno al solstizio d’estate. La pianta è al culmine della virtù: la tradizione la vuole colta a Mezza Estate, nella notte di San Giovanni. Folkard tramanda anche la raccolta di venerdì nell’ora di Giove, verso la luna piena di luglio, e la tradizione scozzese ricorda il giorno di San Columba, il 9 giugno.

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