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Il pendolo in ossidiana nera è uno strumento magico di divinazione a punta conica: un cono di vetro vulcanico di circa 3,5 × 1,4 cm, appeso a una catenella di metallo di una ventina di centimetri che termina con una sferetta da 5 mm. L’interroghi con domande a cui si risponde sì o no, e la punta rende leggibile anche l’oscillazione più piccola. L’ossidiana è lava raffreddata così in fretta da non fare in tempo a cristallizzare, e la magia la lavora da secoli come pietra della visione: gli Aztechi ne ricavavano gli specchi per divinare. Nel pendolo quella tradizione si fa gesto quotidiano. Lo tieni sospeso sopra il palmo, sopra una mappa, sopra un foglio con le tue alternative, e lasci che sia il movimento a rispondere. Tra una seduta e l’altra resta una pietra di protezione e radicamento, da tenere sull’altare o in tasca. Ogni cono ha la sua lucentezza e piccole differenze di superficie.
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Natura e utilizzo
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Il pendolo in ossidiana nera è un cono di vetro vulcanico naturale lucidato fino alla punta. L’ossidiana è un mineraloide, non un vero minerale: nasce quando una lava ricca di silice si raffredda troppo in fretta per formare cristalli, e quando si spezza lascia un filo tagliente, la frattura concoide che già nel Paleolitico ne faceva lame e punte di freccia.
Saturno e il Fuoco governano l’ossidiana per Scott Cunningham, che nella «Encyclopedia of Crystal, Gem & Metal Magic» (1988, p. 132-133) la dice pietra di energia proiettiva. Sandra Kynes, nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013, p. 586-587), conferma il Fuoco e accanto a Saturno pone Plutone. Fra le pietre di Plutone l’elenca anche Karen Harrison nel «Manuale di erboristeria alchemica» (2021, p. 75-76). Alcune tradizioni magiche, invece, le danno insieme il Fuoco e la Terra, come Nicholas Pearson in «Stones of the Goddess» (p. 342-343), oppure tutti gli elementi, come Paige Vanderbeck in «Green Witchcraft» (2020, p. 142-144).
Il chakra dell’ossidiana è quello della radice, per Sandra Kynes (2013, p. 586-587) come per Paige Vanderbeck (2020, p. 142-144).
Capricorno, Sagittario e Scorpione sono i segni che Sandra Kynes assegna all’ossidiana (2013, p. 586-587), e sono gli stessi di Pearson (p. 342-343). Ember Grant, in «The Book of Crystal Spells» (2013), la conta fra le pietre natali di quei tre segni e vi aggiunge la Bilancia.
Il giorno è il sabato: nella voce di Saturno Sandra Kynes l’indica come giorno del pianeta e mette l’ossidiana fra le sue pietre (2013, p. 889-890). Nello stesso repertorio l’ossidiana è legata al plenilunio di febbraio (p. 586-587).
Alle pietre del Fuoco, fra cui l’ossidiana, Cunningham assegna la candela rossa (1988, p. 193-196).
Due punti cardinali per l’ossidiana nel repertorio di Sandra Kynes: il Nord e il Sud (2013, p. 586-587).
La divinità dell’ossidiana è Tezcatlipoca, lo «specchio fumante» degli Aztechi, secondo Cunningham (1988, p. 132-133). Sandra Kynes le associa la Morrigan, Pele e Lugh (2013, p. 586-587), mentre Pearson l’usa per lavorare con la Morrigan, la Cailleach e Kali (p. 342-343).
Il sabba dell’ossidiana è Samhain per Sandra Kynes (2013, p. 586-587). Alcune tradizioni magiche, invece, la legano a Yule, il solstizio d’inverno, come riferisce Josephine Winter in «Fire Magic» (p. 152-153).
Cunningham affida all’ossidiana la protezione, il radicamento, la divinazione e la pace (1988, p. 132-133). Nella voce di Sandra Kynes compaiono la chiaroveggenza, la divinazione, i lavori di legamento, la fortuna e la protezione emotiva. Pearson l’adopera per spezzare le maledizioni, per il banishing e per tagliare i legami indesiderati (p. 344).
Il quarzo ialino è il compagno classico: Judy Hall, in «The Crystal Bible» (2003, p. 303-306), scrive che aiuta a radicare e a dare forma a ciò che l’ossidiana nera fa affiorare. Pearson suggerisce di unire all’ossidiana la selce e la selenite per il viaggio astrale (p. 344).
“Secondo alcuni, il colore scuro della pietra consente un più facile accesso all’inconscio”, Scott Cunningham, Enciclopedia delle pietre magiche
Purificalo appena arriva. D. J. Conway, in «The Big Little Book of Magick» (2000, p. 289-291), consiglia di passare sotto l’acqua fresca corrente i pendoli di pietra, vetro o metallo, per togliere le tracce di chi li ha maneggiati. Pochi secondi bastano, poi asciuga bene cono e catena.
Insegnagli il suo codice. Il pendolo in ossidiana nera si tiene per la sferetta: prendila fra pollice e indice, tieni il braccio fermo e il polso morbido, e chiedi al pendolo di mostrarti il sì, il no e la posizione neutra. Per Conway (2000, p. 297-301) il sì è di solito un’oscillazione avanti e indietro o un cerchio in senso orario, il no un’oscillazione di lato o un cerchio antiorario, e la diagonale segnala una domanda confusa. Esercitati una o due volte al giorno per almeno tre settimane prima delle domande vere.
Formula domande chiare. Una domanda alla volta, a risposta sì o no, con l’animo sgombro dal risultato che speri. Sig Lonegren, in «The Pendulum Kit» (1989, p. 29-32), dopo ogni risposta chiede ancora al pendolo «È la verità?», per dare un’altra occasione all’intuito.
Per cercare un oggetto tieni il pendolo sopra una mappa o una pianta di casa e segui la direzione in cui l’oscillazione si allarga, oppure usa la polarità caldo e freddo che Conway propone per le cose smarrite.
Il giorno d’elezione è il sabato, sotto Saturno, e il sabba è Samhain. Il plenilunio che la tradizione lega all’ossidiana è quello di febbraio. Interrogalo quando sei riposato e raccolto: Shawn Robbins e Leanna Greenaway, in «Wiccapedia» (2011, p. 220-221), aprono ogni seduta in uno spazio quieto, con la mente sgombra e una luce bianca visualizzata intorno a sé. Se le risposte si fanno incoerenti, fermati e riprendi un altro giorno.
È il primo strumento di chi comincia con la divinazione: Patti Wigington, in «Badass Ancestors» (2020, p. 174-175), lo chiama una delle forme più semplici di divinazione, adatta alle domande con due esiti. Serve alla strega che lavora con Saturno e con Samhain, a chi pratica la radiestesia e cerca uno strumento da portare con sé, a chi usa già lo specchio nero e vuole la stessa pietra in forma di pendolo.
Si tiene per la sferetta, fra pollice e indice, con il braccio fermo e il polso morbido, lasciando pendere il cono finché si ferma. Poi si formula una domanda a risposta sì o no e si osserva l’oscillazione. Prima delle domande vere conviene insegnare al pendolo il suo codice, esercitandosi ogni giorno per qualche settimana.
Con l’acqua fresca corrente, pochi secondi, asciugando subito cono e catena, come suggerisce D. J. Conway per i pendoli di pietra e di metallo. L’ossidiana è vetro vulcanico e teme gli urti e gli sbalzi di temperatura, quindi evita l’ammollo e il sole prolungato. In alternativa puoi passarlo nel fumo di un incenso di protezione.
Domande chiare a risposta sì o no, una alla volta, senza aspettarti in anticipo un risultato. Il pendolo serve anche a scegliere fra più alternative scritte su un foglio e a cercare oggetti smarriti sopra una mappa. Le domande confuse producono un’oscillazione in diagonale: in quel caso si riformula la domanda con parole più precise.
Saturno è il pianeta dell’ossidiana per Scott Cunningham, che le assegna anche l’elemento Fuoco e un’energia proiettiva. Sandra Kynes le affianca Plutone, e fra le pietre di Plutone la mette anche Karen Harrison. Per questo l’ossidiana si lega al sabato, giorno di Saturno, e ai lavori di protezione, di radicamento e di divinazione.
Ogni pietra, minerale o cristallo è un esemplare unico e naturale: eventuali variazioni di colore, forma, venature, inclusioni, sfumature o piccole imperfezioni sono caratteristiche proprie del singolo esemplare. Le immagini sono da considerarsi puramente indicative e il prodotto ricevuto può presentare caratteristiche leggermente differenti da quelle raffigurate.
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