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La pietra ossidiana nera è una grande pietra da mano: un ovale piatto di vetro vulcanico, lungo 6 cm e pesante 63 grammi, che si chiude nel palmo come una saponetta. È la pietra magica del radicamento e della protezione, sotto Saturno e nel Fuoco. Stringila quando ti senti disperso, quando la testa corre e i piedi non toccano terra: il peso liscio nella mano riporta l’attenzione al corpo prima di un lavoro magico. Il pollice scorre sulla faccia levigata e ogni passaggio diventa un gesto di concentrazione sull’intento. Sull’altare fa da scudo contro le energie ostili, nel lavoro con l’ombra accompagna lo sguardo verso ciò che resta nascosto, e la sua superficie nera, lucida come uno specchio, si presta alla divinazione. È una pietra di scelta, nera e lucidata a fondo, abbastanza grande da restare in mano per tutto un incantesimo e abbastanza piatta da riposare stabile sull’altare. Ogni esemplare ha la sua forma.
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Natura e utilizzo
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La pietra ossidiana nera è vetro vulcanico, lava ricca di silice raffreddata troppo in fretta per formare cristalli, come spiega Nicholas Pearson in «Stones of the Goddess» (p. 342-343). Teofrasto la conosceva come «pietra di Lipari», secondo il commento di Caley e Richards a «Theophrastus On Stones» (1956). Questa è un ovale piatto di grado AA, 6 × 4 × 2 cm, 63 grammi.
Per Scott Cunningham, nella «Encyclopedia of Crystal, Gem & Metal Magic» (1988, p. 132-133), l’ossidiana è una pietra proiettiva di Saturno e del Fuoco. Sandra Kynes, nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013, p. 586-587), tiene il Fuoco e divide il governo della pietra fra Saturno e Plutone. Nicholas Pearson, in «Stones of the Goddess» (p. 342-343), le assegna Saturno e Plutone, il Fuoco e la Terra. Karen Harrison, nel «Manuale di erboristeria alchemica» (2021, p. 75-76), la mette fra le pietre di Plutone. Josephine Winter, in «Fire Magic» (p. 152-153), spiega il Fuoco con la sua nascita vulcanica. Alcune tradizioni magiche, invece, la legano a tutti gli elementi, come Paige Vanderbeck in «Green Witchcraft» (2020, p. 142-144).
Sandra Kynes (2013, p. 586-587) e Paige Vanderbeck (2020, p. 142-144) le assegnano il chakra della radice, il centro che tiene a terra.
I segni sono tre per Sandra Kynes (2013, p. 586-587) e per Nicholas Pearson (p. 342-343): Capricorno, Scorpione e Sagittario. Ember Grant, in «The Book of Crystal Spells» (2013), la mette fra le pietre di nascita degli stessi tre segni. Judy Hall, in «The Crystal Bible» (2003, p. 532-535), e Paige Vanderbeck (2020, p. 142-144) la legano al solo Scorpione. Alcune tradizioni magiche, invece, la pongono anche sotto la Bilancia: Ember Grant la conta pure fra le pietre di quel segno.
Sandra Kynes le assegna la luna piena di febbraio (2013, p. 586-587).
Il sabato. Nella voce dedicata a Saturno, Sandra Kynes elenca l’ossidiana tra le pietre del pianeta, il cui giorno è appunto il sabato (2013, p. 889-890).
Sandra Kynes le dà due punti cardinali, il Nord e il Sud (2013, p. 586-587).
Cunningham la lega a Tezcatlipoca, il dio azteco dello «specchio fumante» (1988, p. 132-133). Sandra Kynes le affianca la Morrigan, Pele e Lugh (2013, p. 586-587). Nicholas Pearson ne fa uno strumento per avvicinare Kali, la Cailleach e la Morrigan, e ricorda i «capelli di Pele», i fili sottili che il vento stira dalla lava ancora fusa, dedicati alla dea hawaiana del fuoco e dei vulcani (p. 342-344).
Sandra Kynes la lega a Samhain (2013, p. 586-587). Alcune tradizioni magiche, invece, la vogliono sull’altare di Yule, nella notte del solstizio d’inverno: lo scrive Josephine Winter (p. 152-153).
Cunningham le attribuisce protezione, radicamento, divinazione e pace (1988, p. 132-133). Nicholas Pearson se ne serve per la magia protettiva di ogni genere, per spezzare le maledizioni, per il lavoro con l’ombra e per lo scrying (p. 342-344). Judy Hall la dice protettiva: respinge la negatività e disperde i pensieri privi d’amore (2003, p. 303-306).
Nicholas Pearson la vuole in coppia con la selce e con la selenite quando si prepara un viaggio astrale (p. 344). Quando la si usa per lo scrying, Judy Hall suggerisce il quarzo ialino per radicare e dare parola a ciò che si è visto (2003, p. 303-306).
“Tenetela nelle mani o appoggiate i piedi nudi su due piccoli pezzi di ossidiana lucida quando siete instabili o vi sembra di avere il fisico in disordine”, Scott Cunningham, Enciclopedia delle pietre magiche
In mano, per radicarti. Cunningham consiglia di tenere l’ossidiana nelle mani quando ti senti instabile, o di posare i piedi nudi su pezzi lucidi (1988, p. 132-133). La forma piatta e ovale serve proprio a questo: si adagia nel palmo e il pollice scivola sulla faccia lucida mentre fissi l’intento.
Come pietra delle preoccupazioni. Cassandra Eason, in «The Complete Book of Spells for Every Purpose» (2014, p. 1489-1496), prepara la pietra delle preoccupazioni con una qualsiasi pietra scura da tenere tra i palmi: vi si affidano paure e dubbi, la si porta con sé nelle giornate difficili e la si lava ogni settimana. È un incantesimo che si adatta bene a questa ossidiana, scura e comoda nel palmo.
Nei rituali di protezione. Per Cunningham l’ossidiana lavora bene portata addosso o posata nei rituali protettivi (1988, p. 132-133). Nicholas Pearson la tiene come schermo contro le influenze esterne, per deviare le energie indesiderate o dannose (p. 344).
Per lo scrying. Se la divinazione con il quarzo non ti dà risultati, Cunningham suggerisce di provare un pezzo o una sfera di ossidiana (1988, p. 132-133). La faccia lucida di questa pietra riflette come uno specchio scuro.
Per pulirla. Judy Hall raccomanda di pulire l’ossidiana sotto l’acqua corrente ogni volta che ha assorbito energie negative (2003, p. 302-303).
Maneggiala con cura. È vetro naturale: Mellie Uyldert la descrive piuttosto fragile, in «The Magic of Precious Stones» (1981, p. 104-105), e Pearson ricorda che, spezzandosi, lascia un bordo tagliente (p. 342-343).
Caricala di sabato, nel giorno di Saturno, e rinnovane l’intento quando serve. La luna piena di febbraio e la notte di Samhain, che Sandra Kynes le assegna, sono i suoi momenti dell’anno; chi segue Josephine Winter aggiunge Yule. Nei giorni ordinari prendila in mano quando ti senti disperso, prima di un incantesimo che chiede fermezza, dopo un incontro che ti ha lasciato addosso energie pesanti.
È per la strega che vuole una pietra da tenere in mano durante i lavori magici, più grande di una burattata e più comoda di una sfera. Serve a chi lavora con l’ombra e con lo scrying, a chi prepara amuleti di protezione, a chi cerca un punto fermo per il radicamento. Se hai già il pendolo o la luna in ossidiana nera, questa pietra completa il lavoro con la materia intera, liscia e pesante.
Serve al radicamento e alla protezione. Scott Cunningham consiglia di tenerla nelle mani quando ci si sente instabili e la dice efficace nei rituali protettivi. Questa pietra ossidiana nera, ovale e piatta, sta comoda nel palmo per tutto un incantesimo e sull’altare fa da scudo contro le energie ostili.
Per Scott Cunningham i suoi poteri sono protezione, radicamento, divinazione e pace. Sandra Kynes aggiunge la chiaroveggenza, la trasformazione e il legame con l’aldilà; Nicholas Pearson la sceglie per spezzare le maledizioni e per il lavoro con l’ombra. È una pietra proiettiva di Saturno e del Fuoco, che respinge e difende.
I segni sono Capricorno, Scorpione e Sagittario per Sandra Kynes e Nicholas Pearson. Judy Hall e Paige Vanderbeck la legano al solo Scorpione. Alcune tradizioni magiche, invece, la pongono anche sotto la Bilancia, come Ember Grant nelle sue pietre di nascita. Il pianeta di riferimento resta Saturno, affiancato da Plutone.
Sì, con cautela. Judy Hall scrive che l’ossidiana accanto al letto o sotto il cuscino può sciogliere la tensione mentale, ma porta a galla anche le sue cause; per questo consiglia forme più delicate, come la lacrima apache o l’ossidiana fiocco di neve. Dopo ogni uso di questo tipo va pulita sotto l’acqua corrente.
Ogni pietra, minerale o cristallo è un esemplare unico e naturale: eventuali variazioni di colore, forma, venature, inclusioni, sfumature o piccole imperfezioni sono caratteristiche proprie del singolo esemplare. Le immagini sono da considerarsi puramente indicative e il prodotto ricevuto può presentare caratteristiche leggermente differenti da quelle raffigurate.
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