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Le foglie di boldo sono una vecchia erba di protezione della magia popolare e della conjure afroamericana, quella che si sparge per la casa e sull’uscio per tenere lontano il male. Qui parliamo del boldo del Cile (Peumus boldus), l’albero cileno dalle foglie dure e aromatiche: gli erbari magici di lingua inglese la elencano fra i loro semplici, e nei ricettari di stregoneria di Raymond Buckland e Gerina Dunwich la foglia di boldo compare tra i materiali del lavoro. H.U. Lampe la registra netta, come l’erba da spargere negli ambienti per allontanare il male. Nella tradizione afro-brasiliana entra invece nei bagni di scarico, quelli che tolgono di dosso il peso ostile e l’invidia. C’è poi un cugino con cui il boldo del Cile divide il nome, il boldo brasiliano di Oxalá (Plectranthus barbatus), pianta diversa dalle foglie vellutate: qui in bottega trovi il boldo cileno, l’erba secca da tenere in casa come difesa e da sciogliere nell’acqua dello scarico. Materia di protezione e di pulizia, per chi lavora contro il malocchio e cerca una casa quieta.
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Le foglie di boldo del Cile (Peumus boldus) sono un’erba di protezione e di scarico: si spargono per la casa per tenere lontano il male e si sciolgono nell’acqua del bagno che alleggerisce dall’invidia e dal malocchio. Un semplice della magia popolare e della tradizione afro-brasiliana.
Il primo lavoro del boldo è la difesa. Nella conjure afroamericana la foglia secca si sparge negli ambienti e davanti alla porta perché il male non entri e non si fermi: lo scrive senza giri H.U. Lampe (Famous Voodoo Rituals and Spells, 1974) nel suo repertorio di erbe da lavoro, dove il boldo sta accanto alle altre erbe che ripuliscono l’ingresso da ogni influenza ostile. La stessa foglia entra da tempo negli erbari della stregoneria di lingua inglese: Raymond Buckland (Buckland’s Complete Book of Witchcraft, 1986) la mette in fila tra i semplici del mestiere, e Gerina Dunwich (The Wicca Spellbook, 1994) la elenca fra le erbe dei suoi ricettari. È un’erba pratica, di quelle che si tengono a portata quando si vuole cingere una casa e chiudere la porta all’invidia e al malocchio.
L’altra strada del boldo passa per l’acqua. Nella tradizione afro-brasiliana la foglia si usa nel banho de descarrego, il bagno di scarico che si versa dal collo in giù per togliere di dosso il pesante, l’invidia, l’ombra lasciata da un incontro storto. I manuali di Quimbanda la nominano per questo: dopo una pulizia col fumo, chi opera prepara un bagno di boldo e pinhão roxo e lo lascia scorrere sul corpo, così che il carico ostile scivoli via con l’acqua. È una pulizia decisa, da fare quando l’aria in casa o addosso si è fatta greve e serve alleggerire.
Nel suo repertorio di erbe, H.U. Lampe fissa l’uso del boldo in una riga sola:
«Le foglie di boldo… spargile per la casa, per tenere lontano il male.»
H.U. Lampe, Famous Voodoo Rituals and Spells, 1974
Vale una precisazione da bottega, perché il nome “boldo” viaggia su più piante. Il nostro è il boldo del Cile (Peumus boldus), l’albero dalle foglie coriacee. In Brasile, invece, la magia di Umbanda chiama “boldo” un’erba dalle foglie vellutate, il Tapete di Oxalá: Eliana Pacco (A Alma das Folhas na Umbanda, 2022) la registra col suo nome botanico, Plectranthus barbatus, e la lega a Oxalá e ai suoi bagni di pace. Sono due piante distinte che il folklore ha battezzato con la stessa parola. Chi cerca l’erba di Oxalá cerca la brasiliana; qui trovi la cilena, l’erba di difesa e di scarico della conjure e della tradizione afro-brasiliana.
Per la difesa della casa si sparge un poco di foglie secche negli angoli e davanti alla porta, rinnovandole quando si sente il bisogno di ripulire l’ingresso. Per lo scarico si fa un bagno: si lasciano le foglie in acqua calda finché l’acqua non si tinge, si filtra, si intiepidisce e si versa dal collo in giù, chiedendo che il peso ostile se ne vada; le foglie usate si rendono alla terra. In un sacchetto le foglie si portano addosso o si tengono in casa come piccola difesa. È un prodotto a uso magico, mai da mangiare.
Il momento del boldo arriva quando l’aria si fa pesante: dopo una lite, il passaggio di una persona ostile, la sensazione del malocchio addosso. Si sparge in una casa nuova prima di abitarla e si mette nel bagno per scaricare il peso di un periodo storto; torna utile ogni volta che qualcosa di sgradito è entrato tra le mura e ha lasciato il segno.
Il boldo serve alla protezione e alla pulizia: si tiene in casa contro il malocchio e si scioglie nel bagno contro l’invidia. Chi già lavora nella conjure e nella magia popolare vi ritrova un semplice schietto e maneggevole; per chi comincia adesso è un’erba onesta, che chiede poco e rende una casa più quieta e un peso più leggero.
Servono alla protezione e allo scarico. Nella conjure afroamericana si spargono per la casa per tenere lontano il male, e nella tradizione afro-brasiliana entrano nel bagno di scarico che alleggerisce dall’invidia e dal malocchio. Una foglia di difesa e di pulizia, da tenere in casa o da sciogliere nell’acqua.
Sì, nella tradizione magica il boldo è un’erba di difesa. Le foglie sparse negli ambienti e davanti alla porta tengono lontano il male, come annota H.U. Lampe nel suo repertorio, e il bagno di scarico toglie di dosso l’invidia e l’energia ostile. Portate in un sacchetto, fanno da piccola difesa addosso.
Si lasciano le foglie in acqua calda finché l’acqua non si colora, poi si filtra e si intiepidisce. Ci si lava normalmente e si versa il bagno dal collo in giù, chiedendo che il peso e il negativo se ne vadano. Le foglie usate si restituiscono alla terra. È un bagno a uso magico, mai da bere.
Sono due piante diverse con lo stesso nome. Il boldo del Cile (Peumus boldus) ha foglie coriacee ed è l’erba di difesa della conjure; il Tapete di Oxalá della magia brasiliana è un’altra pianta, il Plectranthus barbatus, dalle foglie vellutate, legata a Oxalá. Qui in bottega trovi il boldo cileno.
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