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I petali di fiordaliso blu sono un antico fiore d’amore della stregoneria. Vengono dalla Centaurea cyanus, il fiore azzurro che un tempo cresceva tra il grano, e la tradizione magica li chiude nei sacchetti d’amore per attrarre e tenere saldo l’affetto. Si appuntano addosso prima di un incontro che conta, si spargono sull’altare insieme alla rosa, si bruciano su un carboncino. Sono petali di puro colore indaco, essiccati e sfusi, pronti per il filtro e per l’incantesimo. Fiore d’acqua e d’amore, il fiordaliso porta con sé anche una virtù protettiva: bruciato come incenso, secondo gli antichi, allontana i serpenti. Le fonti lo consacrano a Robin Goodfellow, lo spirito delle fate, e ne fanno un’erba della magia silvestre e del piccolo popolo. Il fiordaliso vero è la Centaurea cyanus, da non confondere con la centaurea minore che ne condivide soltanto il nome. È il fiore di chi lavora la magia d’amore e cerca un amuleto antico e semplice, per chiamare a sé l’affetto e custodirlo.
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Natura e utilizzo
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I petali di fiordaliso blu (Centaurea cyanus) sono un antico fiore d’amore della tradizione magica europea. Di natura acquatica e legati alle fate, si lavorano nei sacchetti, negli incantesimi d’amore e sull’altare, e bruciati come incenso vantano una virtù protettiva contro i serpenti.
Il fiordaliso è un fiore d’Acqua, come stabilisce Scott Cunningham nella sua «Encyclopedia of Magical Herbs» (1985), che ne segna anche il genere femminile, energia ricettiva e Yin. Sul pianeta, invece, le fonti si dividono. Lo stesso Cunningham lo pone sotto Venere, la signora dell’amore. Alcune tradizioni magiche, invece, lo collocano sotto Saturno: Nicholas Culpeper, nel «Complete Herbal» (1653), lo dice freddo, secco e astringente per natura, e perciò soggetto al dominio del vecchio pianeta. Le due letture convivono nella stregoneria, l’una dolce e amorosa, l’altra severa e contenitiva.
Cunningham (1985) consacra il fiordaliso a Robin Goodfellow, il celebre spirito delle fate del folklore inglese, il Puck dei boschi e dei campi. Questo legame fa del fiore azzurro un’erba della magia silvestre e fatata, adatta al lavoro con il piccolo popolo.
La virtù più nota del fiordaliso è l’amore. Scott Cunningham (1985) gli riconosce questo potere e lo annovera fra le erbe amorose, da chiudere nei sacchetti e da portare addosso per attrarre l’affetto. Alcune tradizioni magiche, invece, ne tramandano un uso diverso e protettivo: Richard Folkard, nel «Plant Lore, Legends, and Lyrics» (1884), ricorda che nella «Pharsalia» di Lucano il fiordaliso è fra le piante che si bruciano per allontanare i serpenti. Due facce di uno stesso fiore, l’una che chiama l’amore, l’altra che difende lo spazio magico.
Il fiordaliso vero è la Centaurea cyanus, il fiore azzurro del grano. Non va confuso con la Centaurium erythraea, la centaurea minore o cacciafebbre, una pianta diversa che porta lo stesso nome popolare per via dell’antico legame con il centauro Chirone. Le corrispondenze di questa scheda valgono solo per la Centaurea cyanus, come distinguono con cura le fonti.
I petali di fiordaliso si lavorano soprattutto nella magia d’amore. Nei sacchetti magici si chiudono insieme alla rosa e ad altre erbe di Venere per attrarre l’affetto e tenerlo saldo, da portare addosso come amuleto. Sull’altare si spargono i petali azzurri durante gli incantesimi d’amore, e ci si appunta un fiore addosso prima di un incontro che conta.
Come incenso i petali si bruciano su un carboncino, sia per nutrire l’incanto d’amore sia per la loro antica virtù protettiva contro i serpenti, che difende e purifica lo spazio magico. Per il legame con le fate, il fiordaliso si offre anche al piccolo popolo nei lavori di magia silvestre.
Il fiordaliso dà il meglio nei lavori d’amore, quando si vuole attrarre un nuovo affetto o rinsaldare un legame. Chi segue le corrispondenze di Venere lo lavora nel venerdì, giorno della dea, insieme alla rosa e alle erbe amorose.
Per il suo legame con Robin Goodfellow e le fate, il fiordaliso si presta ai rituali di magia silvestre e alle offerte al piccolo popolo, specie nelle notti di mezza estate. La sua virtù protettiva contro i serpenti lo rende utile anche nei lavori di difesa dello spazio magico.
I petali di fiordaliso sono l’erba di chi pratica la magia d’amore e cerca un amuleto antico e semplice, da portare addosso per chiamare a sé l’affetto. Sono il fiore di chi lavora con le fate e il piccolo popolo, e di chi ama le erbe della tradizione silvestre.
Parlano anche a chi cerca un’erba protettiva poco comune, da bruciare per difendere lo spazio magico. Per la sua doppia natura, amorosa e protettiva, il fiordaliso è un fiore versatile per la strega che lavora con i fiori di campo.
Le corrispondenze di questa scheda provengono dalle seguenti opere: Scott Cunningham, «Encyclopedia of Magical Herbs» (1985); Nicholas Culpeper, «The Complete Herbal» (1653); Richard Folkard, «Plant Lore, Legends, and Lyrics» (1884).
Soprattutto alla magia d’amore. I petali di fiordaliso, fiore azzurro del grano, si chiudono nei sacchetti e si portano addosso per attrarre l’affetto. Hanno anche una virtù protettiva: bruciati come incenso, secondo l’antica tradizione, allontanano i serpenti e difendono lo spazio magico.
Venere oppure Saturno. Scott Cunningham pone il fiordaliso sotto Venere, signora dell’amore. Alcune tradizioni magiche, invece, lo collocano sotto Saturno: Nicholas Culpeper lo dice freddo, secco e astringente, e perciò soggetto al vecchio pianeta. L’elemento, invece, resta concorde su tutte le fonti: il fiordaliso è un fiore d’Acqua.
Sì, allo spirito Robin Goodfellow. Cunningham consacra il fiordaliso a Robin Goodfellow, il Puck del folklore inglese, spirito delle fate dei boschi e dei campi. Per questo il fiore azzurro è un’erba della magia silvestre, adatta alle offerte e ai lavori con il piccolo popolo.
No, sono specie diverse. Il fiordaliso è la Centaurea cyanus, il fiore azzurro del grano. La Centaurium erythraea, o centaurea minore, è un’altra pianta che condivide solo il nome popolare. Le corrispondenze magiche del fiordaliso valgono unicamente per la Centaurea cyanus.
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