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Il significato di Lughnasadh è il primo raccolto: è il Sabba celtico che apre la stagione della mietitura, celebrato il 1° o il 2 agosto nell’emisfero settentrionale. Il lavoro dei mesi passati diventa pane. Nella Ruota dell’Anno, Lughnasadh è il primo dei tre raccolti e il giorno di mezzo, il cross-quarter, fra il Solstizio d’estate e l’Equinozio d’autunno: da qui la ruota comincia a piegare verso la metà buia dell’anno. Il nome irlandese rimanda al dio celtico Lugh, legato al Sole, al fuoco, al grano e a ogni arte. Il nome alternativo Lammas viene dall’anglosassone “hlaef-mass”, cioè “messa del pane”, e nomina la benedizione delle prime pagnotte fatte con il grano nuovo. Anna Franklin e Paul Mason, in Lammas (2001), ricordano che la Cronaca anglosassone del 921 la registra come “festa dei primi frutti”, e così anche il Red Book of Derby.
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ToggleLughnasadh porta un peso diverso dagli altri Sabba del fuoco. L’estate si stende ancora lunga e calda, il sole è abbondante, i campi pullulano di vita. Eppure qualcosa è cambiato. Le spighe si piegano sotto il grano maturo, e la terra ora mantiene ciò che aveva promesso. È il momento in cui lo sforzo diventa visibile e il nutrimento diventa reale. La luminosità espansiva di Litha lascia il posto a un tono più quieto, radicato, pratico. L’abbondanza non arriva senza lavoro, e il grano nei campi è il volto concreto di innumerevoli ore di cura, pazienza e fatica.
Lady Sabrina, in Exploring Wicca (2000), descrive questo momento con poche parole esatte, e le lega direttamente al lavoro magico che hai seminato in primavera.
«…Lughnasadh è il primo raccolto, quando il primo segno della ricompensa delle tue fatiche dovrebbe farsi evidente. È il momento di continuare a lavorare verso il tuo scopo, sapendo che si realizzerà…», Lady Sabrina, Exploring Wicca
Noi della Spezieria leggiamo questo passaggio come un invito a fermarsi. La ruota gira. Guarda i campi dorati, o le piante sul balcone che hanno finalmente dato frutto: vedi prendere forma l’energia che hai investito nelle tue intenzioni. Ora quel lavoro ti chiede una cosa sola. Riconoscere il valore di ciò che hai fatto, senza nasconderti dietro illusioni o false aspettative.
Lughnasadh segna il punto in cui la ruota comincia a girare verso l’ombra. L’estate continua, ma la sua espansione sfrenata rallenta. La crescita si fa concentrata, non più esuberante. L’energia che prima si riversava verso l’esterno ora si raccoglie verso il completamento. Le giornate si accorciano in modo percettibile, e la luce dorata del tardo pomeriggio prende un tono quasi malinconico. La natura ritira le sue risorse verso le radici e si prepara ai mesi freddi, con una sapienza istintiva che possiamo imitare nel lavoro magico e nella pratica di ogni giorno. Insieme all’orgoglio per ciò che è maturato convive la consapevolezza di ciò che non è fiorito. Qui si chiede onestà sul raccolto che ti sei guadagnato, senza finzioni sul risultato.
Il raccolto insegna l’accettazione dei cicli così come sono. Non tutti gli sforzi producono lo stesso frutto, e non tutte le intenzioni danno il raccolto che avevi immaginato. Il campo obbedisce a una legge propria, indifferente allo sforzo di ciascuno. L’Arte onora i cicli per quello che sono, non per come vorremmo che fossero. Il raccolto riflette la partecipazione al ciclo, non il controllo su di esso: la crescita si dispiega in modo diverso per ognuno, e ciò che conta è avere seminato. I temi portanti di questo Sabba sono i primi frutti, la gratitudine radicata, il sacrificio che nutre, l’uso delle abilità e dei talenti, il riconoscimento del lavoro compiuto.
Il grano era vita. Nel mondo moderno il primo agosto non è più una data di raccolto decisiva, e con l’agricoltura tecnologica sembra persino precoce. Ma quando la mietitura, la trebbiatura e la vagliatura del grano si facevano interamente a mano, i contadini dovevano iniziare il prima possibile. Il primo agosto segnava il momento più precoce accettabile per cominciare a portare dentro il grano, e i nostri antenati non lo trattavano come una scadenza fissa. Se il raccolto non era pronto, per pioggia o sole insufficiente, i festeggiamenti aspettavano. Il calendario della Natura era più forte di qualsiasi calendario umano. Franklin e Mason, in Lammas (2001), la chiamano “la festa dimenticata”. A differenza di Yule o di Beltane, pochissime delle sue usanze sono sopravvissute nel folklore e nei documenti. Eppure la sua traccia resta nelle ferie estive di fine luglio e nelle fiere di inizio agosto.
Per i nostri antenati Lughnasadh contava moltissimo per la sopravvivenza. Il pane segnava la differenza tra il sostentamento e la fame nei mesi a venire, e le scorte di grano di molte famiglie erano ormai scarse o esaurite. Le comunità si riunivano per mietere insieme, condividere il cibo e onorare lo sforzo che le teneva in vita. La raccolta significava lunghe ore di duro lavoro, e insieme era occasione di festa. Nessuno poteva mietere un intero campo da solo prima che la pioggia rovinasse il grano: la sopravvivenza dipendeva dalla cooperazione. I vicini lavoravano fianco a fianco per assicurare a tutti un raccolto riuscito, e ciò che nasceva come necessità pratica diventava sacro.
Il banchetto era d’obbligo, e il pane pesava più di ogni altro alimento, perché avrebbe nutrito la famiglia durante i lunghi mesi invernali. Le prime pagnotte, fatte con il grano appena mietuto, avevano un peso speciale. Nell’Inghilterra anglosassone venivano portate in chiesa e poste sull’altare per essere benedette: da qui il nome della festa, dalla frase “hlaef-mass”, “messa del pane”, diventata “Lammas”. Il glossario di Oswald Cockayne in Leechdoms, Wortcunning, and Starcraft of Early England (1866) conferma che “hlafmaesse” indica proprio la benedizione del pane il primo agosto, e cita una formula del Rituale di Durham per benedire “il primo pane del raccolto”, nutrimento abbondante per l’anno. Lady Sabrina, in Exploring Wicca (2000), ricorda che grano e mais dominano i rituali di questo tempo perché incarnano la fertilità della terra, il risveglio della vita e la vita che nasce dalla morte. Le spighe dorate, aggiunge, erano viste come figlie delle nozze fra il sole e la terra vergine.
Per chi pratica la Wicca e il paganesimo moderno il pane racchiude tutti gli Elementi: i semi nella Terra, il lievito che lavora con l’Acqua e l’Aria, il Fuoco del focolare che lo cuoce, lo Spirito che vive nel grano grazie al Sole. Il pane a Lughnasadh è l’incarnazione del tempo, del lavoro e della cooperazione. La stessa forza sopravvive nella magia domestica: Franklin e Mason riportano un antico incantesimo anglosassone in cui la pagnotta di Lammas si spezza in quattro (mai col coltello) e si depone nei quattro angoli del granaio, per proteggere tutto il grano conservato al suo interno. È un gesto che oggi puoi rifare per la tua casa, spezzando il pane e portandone un pezzo a ogni angolo della tua proprietà.
In Irlanda il giorno era, ed è tuttora, Lughnasa: la “nasad”, l’assemblea o i giochi di Lugh. Lugh è una divinità luminosa e guerriera, legata al Sole, al fuoco, al grano e a ogni mestiere. Franklin e Mason, in Lammas (2001), ne raccontano la nascita: figlio di Cian dei Tuatha Dé Danann e di Eithne, figlia del tiranno fomoriano Balor, che l’aveva rinchiusa perché una profezia diceva che un suo nipote lo avrebbe ucciso. Salvato dal fabbro Goibhniu, che gli forgiò la grande lancia da cui il soprannome “lamhfhada”, “lungo braccio”, Lugh fu allevato dal dio del mare Manannán e poi da Tailtiu. Presentatosi alla corte di Tara, elencò tutte le sue arti, carpentiere, fabbro, guerriero, arpista, poeta, guaritore, e a ogni mestiere il guardiano rispose che la corte ne aveva già un maestro. Solo quando chiese se ci fosse un uomo capace di farle tutte insieme fu ammesso: da lì il titolo di Samhildánach, “egualmente esperto in ogni arte”.
Janet e Stewart Farrar, in A Witches’ Bible (1981), leggono in Lugh un dio della luce del tipo di Baal, e collegano il suo nome alla stessa radice del latino “lux”. Nella leggenda, Lugh acceca Balor in battaglia; più tardi risparmia Bres, un capo nemico catturato, in cambio del segreto dell’aratura, della semina e della mietitura. Come riportano i Farrar citando la studiosa Máire MacNeill (The Festival of Lughnasa), la storia contiene un mito del raccolto, in cui il segreto della prosperità agricola viene strappato a un dio potente e riluttante. Sulla sua natura gli studiosi non concordano: Franklin e Mason, in Lammas (2001), ricordano che alcuni lo dicono senza esitazione dio del sole, mentre altri, con altrettanta forza, negano che fosse una divinità solare o del raccolto. Gli stessi autori lo seguono sul continente, dove corrisponde a Lugus: i Galli, secondo Giulio Cesare, lo identificavano con Mercurio, l’inventore di tutte le arti, e la sua impronta resta nei nomi di luogo come Lugdunum, il “forte di Lugus”, l’odierna Lione.
L’associazione di Lughnasadh con il grano passa da Tailtiu, la madre adottiva di Lugh, regina dei Fir Bolg. Franklin e Mason raccontano che Tailtiu morì di sfinimento dopo aver disboscato la pianura centrale d’Irlanda per l’agricoltura, e che nel luogo della sua morte, nella Valle del Boyne, nacque una grande assemblea di fine luglio, l’Oenach Tailtenn. Si diceva istituita da Lugh in memoria di lei, anche se gli studiosi la ritengono più antica del culto di Lugh di almeno duemila anni: probabilmente il nuovo dio si sovrappose a un’antica festa del raccolto di una dea della terra. I giochi comprendevano il lancio del dardo (il gaelbolga), il salto in alto e con l’asta, il lancio della pietra e della ruota (roth-deas). Gli ultimi si tennero a Telltown il 1° agosto 1169, sotto Ruaidrí Ua Conchobair, ultimo degli Alti Re d’Irlanda.
Attraverso questa storia Lughnasadh diventa festa del raccolto e insieme del sacrificio, del lavoro e della devozione alla terra. I Farrar, in A Witches’ Bible (1981), notano che alle nozze di primavera di Beltane fanno da specchio i “matrimoni di Telltown” di Lughnasadh: unioni di prova che, dopo un anno e un giorno, la coppia poteva sciogliere tornando al luogo della celebrazione e allontanandosi l’uno dall’altro verso nord e verso sud. La stessa provvista sopravvive nell’handfasting wiccan. Questi raduni erano un intreccio di affari tribali, corse di cavalli, gare atletiche e rituali per assicurare la buona sorte, e Lughnasadh era il tempo preferito per celebrarli.
Sotto le usanze di Lughnasa corre un tema di fertilità antichissimo. Janet e Stewart Farrar, in A Witches’ Bible (1981), spiegano che Balor, Bres e Crom Dubh sono forme del Dio Anziano, a cui appartiene il potere di generare, mentre Lugh è il giovane Dio luminoso che ne strappa i frutti. Nel rituale, Crom Dubh viene spesso sepolto fino al collo per tre giorni e liberato solo quando i frutti del raccolto sono garantiti. Il segno che il rituale è riuscito è il mirtillo: la Domenica di Crom Dubh, chiamata anche Domenica della Ghirlanda o Fraughan Sunday, i giovani salivano le montagne a raccogliere mirtilli, e la loro abbondanza prediceva la qualità del raccolto. Il pellegrinaggio più famoso saliva il Croagh Patrick, nella Contea di Mayo.
Franklin e Mason precisano che Crom Dubh, il “Nero Ricurvo”, chiamato anche Crom Cruach, era un dio sacrificale legato all’inizio di agosto, adorato a Magh Sleacht come un cerchio di dodici idoli di pietra descritto nel Book of Leinster. Nella tradizione più oscura il suo culto chiedeva sangue. Jacques Collin de Plancy, nel Dictionnaire Infernal (1863), registra “Cromcruach” come l’idolo principale degli Irlandesi prima dell’arrivo di san Patrizio, che al suo avvicinarsi lo fece crollare, mentre le divinità inferiori sprofondavano nella terra fino al mento. Con il tempo il sacrificio umano fu sostituito da un toro, e sulla costa settentrionale di Galway sopravvisse a lungo l’usanza di bruciarne uno in onore di Crom Dubh nel giorno della sua festa.
La ruota gira, e Lughnasadh sta sul lato opposto a Imbolc, che annuncia la fine dell’inverno. Segue Litha, il Solstizio d’estate, e precede Mabon, l’Equinozio d’autunno. Se Imbolc è il risveglio e la preparazione silenziosa, Lughnasadh celebra i frutti concreti del lavoro. La bambola di grano, la Madre del Grano intrecciata adesso, la puoi conservare fino alla primavera: a Imbolc la rivesti dei colori della Fanciulla, bianco, giallo, rosa, e diventa la Brídeóg.
Le giornate sono ancora calde e il sole abbondante, eppure si avvertono i primi segnali dell’autunno. Il sole tramonta un poco prima ogni giorno. Molte piante appassiscono e lasciano cadere i semi, perché nuova vita torni alla prossima stagione. Bacche, mele e altri frutti cominciano a maturare, e il grano ha raggiunto la sua altezza massima, pronto per essere tagliato. È un tempo agrodolce: siamo circondati dai frutti dell’estate, e ogni giorno più vicini all’equinozio d’autunno.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Data (emisfero nord) | 1-2 agosto |
| Posizione sulla Ruota | Cross-quarter tra Litha e Mabon |
| Temi portanti | Primo raccolto, sacrificio, abilità, gratitudine |
| Simboli chiave | Pane, spighe di grano, falci, bambola di grano |
Le energie divine riflettono la maturità della stagione. Appena sei settimane dopo il Solstizio, il Dio Sole è ormai in declino: sorge più tardi ogni mattina e si ritira prima ogni sera. Nelle antiche culture agricole il grano era spesso legato al ciclo di morte e rinascita, e in una versione del mito wiccan il Dio trasferisce il suo potere al grano vivo nei campi, per poi essere sacrificato quando il grano viene tagliato. Si dona affinché il suo popolo possa vivere, eppure rinasce, e i raccolti torneranno a nutrire la gente per un altro anno. Conservare il grano da semina per l’anno seguente è insieme necessità pratica e gesto rituale: custodire i semi è custodire la promessa che il Dio tornerà.
Jason Mankey, in The Horned God of the Witches (2021), ripercorre questo mito attraverso la canzone popolare inglese “John Barleycorn”. L’orzo personificato, cantato da oltre cinque secoli, racconta il viaggio del chicco: tre uomini giurano che John Barleycorn deve morire, lo seppelliscono, lui matura e mette la barba della spiga, viene tagliato, legato, trebbiato e infine trasformato in birra e whisky, con cui “trionfa” ubriacando i suoi assassini. Questo Re del Grano, che Mankey lega alle letture di James Frazer e Margaret Murray sul dio che muore e risorge, comparve persino nel Book of Shadows di Alex Sanders (1926-1988), fondatore della tradizione alessandrina. Non ha corna nelle immagini tradizionali, ma le streghe moderne lo accostano al Dio Cornuto e all’Uomo Verde.
«…racconta con maestria come il grano viene raccolto ogni anno, ed è per questo che è una storia tanto amata dalle streghe, ed è stata parte di migliaia di rituali di Lammas, Mabon e Samhain…», Jason Mankey, The Horned God of the Witches
La Dea nel suo aspetto di Madre è ancora in fase crescente. La terra continua a portare i frutti dei semi piantati a primavera, ed è ancora incinta del nuovo Dio, che nascerà a Yule dopo che il vecchio avrà completato il suo viaggio nell’oltretomba a Samhain. È uno dei momenti più toccanti sulla Ruota: la Dea dimostra che la vita continua anche mentre la luce cala e tutti sperimentiamo la perdita. Colei che dona e sostiene, il cui nutrimento nasce dal lavoro della terra, incarna la sapienza della cura, del raccolto e della condivisione.
Il mito del dio del grano che muore e ritorna affonda in usanze molto antiche del raccolto. James Frazer, ne Il ramo d’oro, mostra come in mezza Europa l’ultimo covone mietuto fosse trattato come lo spirito del grano fatto persona: chiamato Madre del Grano, veniva foggiato a forma di donna, conservato nel granaio fino alla trebbiatura e talvolta custodito fino al raccolto seguente, quando parte dei suoi chicchi si mescolava al grano da semina per assicurare l’abbondanza. In Scozia e nel nord dell’Inghilterra l’ultimo pugno di grano diventava la “kirn-baby”, la bambola vestita e appesa nella fattoria fino al raccolto nuovo. Frazer legge in queste usanze la traccia di un rituale più cupo: lo spirito del grano ucciso nel suo rappresentante, e il pane cotto a immagine del dio e mangiato al posto delle sue carni, perché chi si nutre partecipi del corpo della divinità.
Franklin e Mason conservano questa memoria in un rituale druidico moderno di Lughnasa in cui la Dea del Raccolto passa la falce sul capo del Signore del Grano, che cade a terra, e la benedizione recita: “per amore del tuo Signore che muore con il raccolto, finché non rinasce un altro giorno”. Il sacrificio, qui, ha il senso della trasformazione. Ciò che viene raccolto ora esiste perché qualcos’altro è stato speso in tempo e attenzione, e la festa chiede di onorare questo scambio con gratitudine.
Le celebrazioni cambiano molto. Nelle tradizioni wiccan e pagane moderne ognuno onora Lughnasadh a modo suo: chi guarda agli antichi Celti si concentra su Lugh e chiama la festa Lughnasa, chi resta più vicino al mondo anglosassone la chiama Lammas, altri mescolano più fonti nella loro pratica. In tutta questa varietà il cuore resta lo stesso: il primo raccolto e l’ingresso nei mesi più freddi. Il banchetto è parte di ogni Sabba, e alle feste del raccolto pesa più del solito, perché si rende grazie al Dio e alla Dea per la generosità della terra. Preparare e assaporare i primi frutti della stagione, grano e mais o qualunque cosa maturi dove vivi, è un modo concreto di partecipare al girare della Ruota.
Tra i modi più sentiti per onorare Lughnasadh c’è un rituale di gratitudine centrato sullo sforzo, non sul risultato. Prepara uno spazio tranquillo e posa davanti a te un pezzo di pane o una manciata di grano. Fai qualche respiro e richiama alla mente qualcosa per cui hai lavorato durante l’anno. Pronuncia, ad alta voce o in silenzio: “Onoro lo sforzo che ho dato. Ricevo ciò che è cresciuto. Offro gratitudine per il nutrimento guadagnato.” Riconosci sia il successo sia la difficoltà, poi mangia il pane con raccoglimento o restituiscilo alla terra con un ringraziamento. È un gesto semplice che radica la tua energia nel presente.
La magia del pane è particolarmente potente a Lughnasadh e resta accessibile anche a chi è nuovo alla pratica. Disponi sette candele nei toni dorati, gialli e arancioni, in qualsiasi combinazione, e spargi tra loro petali freschi di girasole o calendula. Posa il pane davanti alle candele e accendine una. Scrivi una lista di almeno dieci benedizioni degli ultimi mesi, grandi o piccole: mentre scrivi ne affioreranno altre. Quando la lista è piena, accendi le altre candele, leggila ad alta voce anteponendo a ogni voce un “Grazie per…”, poi solleva il pane e pronuncia: “Dio e Dea, grazie per questo pane, che racchiude tutte le benedizioni che ho elencato e molte altre. Che tutti sulla terra siano nutriti dalla generosità della Natura. Così sia.” Mangiane un poco e usa il resto nei giorni che seguono.
Nello spirito di Lugh, il dio dalle molte arti, questo semplice incantesimo sostiene lo sviluppo di qualsiasi abilità, del lavoro o del tempo libero. Puoi usare qualunque pietra con cui senti affinità, ma sceglierne una legata a Lammas dà una spinta in più: tra queste ci sono il citrino, l’occhio di tigre dorato e il topazio dorato. Ti occorrono un cristallo piccolo o medio, una candela rossa o gialla e un olio “attivante” come quello di rosmarino o di cannella. Ungi la candela e il cristallo con l’olio. Tieni il cristallo nella mano dominante e senti le sue energie muoversi in te, mentre visualizzi te stesso pienamente competente nell’abilità scelta. Con questa immagine nel cuore accendi la candela, posa il cristallo davanti alla fiamma e lasciala consumare. Porta poi il cristallo con te ogni volta che pratichi la tua arte, sfiorandolo con il pollice quando vuoi richiamare l’energia di Lugh.
L’altare riflette il raccolto. Una pagnotta di pane o un fascio di grano può servire come punto focale, mentre strumenti semplici, pietre e candele lo ancorano alla concretezza della stagione. La freschezza conta meno del significato: l’altare è la misura dello sforzo compiuto, qualunque aspetto abbia. Gli altari di questo Sabba risultano più pieni e radicati di quelli precedenti, e quel peso è appropriato, perché Lughnasadh onora ciò che è stato portato, sollevato e sostenuto. Tra gli elementi che puoi disporre ci sono i frutti e le verdure del primo raccolto, il pane appena sfornato, l’uva e il vino, le bambole di grano, le falci e i falcetti, i covoni, gli attrezzi semplici e i simboli delle tue abilità. Un panno d’altare nei toni dell’oro o del marrone rafforza il legame con la terra che nutre. La disposizione non deve essere simmetrica, ma trasmettere un senso di pienezza e di abbondanza guadagnata.
Le corrispondenze guidano la pratica. I colori di Lughnasadh tengono insieme la terra e il sole: l’oro del grano maturo e della ricchezza guadagnata, il giallo del sole ancora forte, l’arancio della transizione, il marrone della stabilità. Lady Sabrina, in Exploring Wicca (2000), vuole per l’altare panni e candele d’oro o gialli, mentre Shannon Reilly, in The Big Book of Correspondences (2008), estende la tavolozza del raccolto al bruno, all’arancio e al tan. Per le piante, Lady Sabrina elenca mais, orzo, grano, segale, fieno greco, avena, girasole, quercia, malvarosa, erica e lillà, tutte specie solari e legate al pane. Ellen Dugan, in Herb Magic for Beginners (2006), conferma orzo, grano, avena e mais tra le erbe dell’elemento Terra, il fondamento su cui poggia questa festa.
Per le pietre, Scott Cunningham, in Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner, raccoglie fra le pietre del Dio quelle solari e ignee, come la corniola, l’occhio di tigre, il topazio e la pietra del sole, mentre Doreen Valiente, in Witchcraft for Tomorrow (1978), assegna al Sole proprio l’occhio di tigre dorato e alla vita la corniola rossa. Per gli incensi, Cunningham propone per i Sabba del raccolto una miscela di franchincenso, mirra, rosmarino, cedro e ginepro, mentre Franklin e Mason, in Lammas (2001), usano benzoino, quercia, erica e pino negli incensi dedicati alle diverse divinità della festa. Questi fumi di resine e legni puliscono lo spazio e preparano il raccoglimento magico. La tabella raccoglie le corrispondenze principali, ognuna con la sua fonte.
| Ambito | Affinità | Fonte |
|---|---|---|
| Colori | Oro, giallo, arancio, marrone | Lady Sabrina, Exploring Wicca (2000); Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008) |
| Piante ed erbe | Grano, orzo, avena, segale, girasole, quercia, erica | Lady Sabrina, Exploring Wicca (2000); Ellen Dugan, Herb Magic for Beginners (2006) |
| Pietre | Occhio di tigre, corniola, topazio dorato, pietra del sole | Scott Cunningham, Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner; Doreen Valiente, Witchcraft for Tomorrow (1978) |
| Incensi e resine | Franchincenso, mirra, benzoino, cedro, quercia, erica | Scott Cunningham, Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner; Anna Franklin e Paul Mason, Lammas (2001) |
| Simboli | Pane, spighe, pentacolo, falce, bambola di grano | Lady Sabrina, Exploring Wicca (2000) |
Nella tradizione, il lavoro magico di questo Sabba è legato alla prosperità. Ora la prosperità riguarda il mantenere ciò che è stato costruito e il sostenere una crescita costante. È tempo di consolidamento, più che di incantesimi rischiosi o plateali. La magia del pane resta la più potente. Il pane fa da contenitore per l’intenzione: mentre lo prepari o lo tieni fra le mani, concentrati su un proposito legato alla stabilità o all’abbondanza sostenuta, poi pronuncia “Come questo pane nutre, così il mio sforzo mi sostiene. Accolgo una prosperità costante.” e consumalo lentamente, lasciando che il pane porti con sé l’intenzione. Un’altra pratica semplice: scrivi un’intenzione legata alla stabilità, posala per una notte sotto un pezzo di pane o una manciata di grano, poi rileggila di tanto in tanto come promemoria dell’impegno preso.
Lughnasadh ha anche un volto più oscuro, che le tradizioni notturne non nascondono. Konstantinos, in Gothic Grimoire (2002), costruisce un rituale di Lammas attorno a un simbolo ancora vivo ma destinato a morire, un fiore reciso o un ramo verde, che l’operatore recide simbolicamente con una falce immaginata pronunciando “recisa e raccolta, prima che cominci l’appassire, è la messe”. È la stessa verità del Re del Grano, letta dal lato dell’ombra: ogni raccolto è un taglio, e ogni dono nasce da una perdita accettata. Dopo ogni lavoro magico della festa il radicamento è essenziale: mangiare, riposare, toccare la terra, sedersi in silenzio. Il tempo del raccolto insegna anche il valore del riposo dopo il lavoro: mietere richiede energia, e concedersi il riposo dopo la mietitura fa parte del ciclo di lavoro e nutrimento tanto quanto la festa.
Lughnasadh significa “l’assemblea”, o “i giochi”, di Lugh, il dio celtico delle molte arti. È il Sabba del primo raccolto, celebrato il 1° o 2 agosto, che apre la stagione della mietitura. Il nome irlandese sopravvive nel gaelico moderno Lunasa, il mese di agosto. Indica lo stesso giorno che in area anglosassone si chiama Lammas, “messa del pane”, dalla benedizione delle prime pagnotte fatte con il grano nuovo.
Si celebra cuocendo e condividendo il pane dei primi frutti, intrecciando una bambola di grano per l’altare, esercitando abilità e talenti nello spirito di Lugh, e rendendo grazie al Dio e alla Dea con un banchetto del raccolto. Sono tradizionali anche la conservazione dei semi, la visita a campi e pozzi sacri e la magia del pane e della prosperità. Il cuore della festa è la gratitudine radicata per lo sforzo e per il nutrimento guadagnato.
I rituali di Lughnasadh ruotano attorno al raccolto e al sacrificio del dio del grano. I più diffusi sono la benedizione del pane, il rituale di gratitudine per lo sforzo, l’incantesimo del cristallo per le abilità e i rituali del Re del Grano ispirati alla canzone “John Barleycorn”. Molti includono la magia della prosperità sostenibile e il radicamento finale con il cibo e il contatto con la terra.
I simboli di Lughnasadh sono il pane e le prime pagnotte, le spighe e i covoni di grano, la falce e il falcetto, la bambola di grano (la Madre del Grano), il pentacolo e il focolare. Sul piano divino lo rappresentano il Dio Sole che declina, sacrificato nel grano tagliato, e la Dea Madre che porta ancora i frutti. I colori sono l’oro, il giallo, l’arancio e il marrone del raccolto.
Lughnasadh è il nome irlandese, legato al dio celtico Lugh e all’assemblea che si teneva in suo onore. Lammas viene dall’anglosassone “hlaef-mass”, “messa del pane”, e richiama l’usanza cristiana di benedire i primi pani della stagione. I due nomi indicano la stessa festa del primo raccolto: in Irlanda è rimasto Lughnasa, in area anglosassone ha prevalso Lammas.
Lammas ha radici pagane celtiche, legate al Lughnasa del dio Lugh e alle assemblee del raccolto, ma il nome è cristiano e nacque dalla benedizione del pane nuovo in chiesa. Franklin e Mason, in Lammas (2001), la descrivono come un esempio di continuità fra paganesimo e cristianesimo. Oggi wiccan e pagani moderni la celebrano come uno degli otto Sabba della Ruota dell’Anno.
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Serena De Luca, nata a Messina, é una scrittrice italiana di esoterismo, appassionata di occultismo e stregoneria fin da giovane. Colleziona antichi grimori e oggetti d’antiquariato legati alla stregoneria. I suoi libri trattano rituali magici, divinazione e uso delle erbe magiche, unendo elementi storici e pratiche moderne.