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Il significato di Mabon: l’equinozio d’autunno e il secondo raccolto

Mabon

Ultimo aggiornamento e revisione:

Il significato di Mabon è il secondo raccolto: è il Sabba dell’equinozio d’autunno, celebrato tra il 21 e il 24 settembre nell’emisfero settentrionale. Segna il momento in cui il giorno e la notte raggiungono la stessa durata, prima che l’oscurità cominci a prevalere, e i granai si riempiono mentre i campi si svuotano. Nella Ruota dell’Anno questo Sabba è il punto di equilibrio che precede la discesa verso l’inverno. Per noi della Spezieria è un tempo di gratitudine per l’abbondanza ricevuta e di raccoglimento in vista dei mesi freddi: raccogli ciò che hai seminato e ti prepari al buio che viene.

Il significato di Mabon

Mabon arriva in quiete, quando l’intensità dell’estate si è attenuata e la terra esala un respiro lungo. Le foglie virano dal verde ai toni del giallo, dell’arancione e del rosso, l’aria si rinfresca e le giornate si accorciano. Il ritmo della crescita cede il passo a un raccoglimento più calmo. Questo raccolto ha un carattere diverso da quello urgente di Lughnasadh: è maturo, familiare, portato dentro con intenzione e con calma. Scott Cunningham, in Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (1988), lo chiama il secondo raccolto, quando la generosità della natura si assottiglia e la Terra comincia a ritirare la propria fertilità dal suolo.

L’equilibrio è il tema di questo Sabba, e conviene intenderlo bene. È un allineamento mobile tra azione e riposo, che tiene insieme la gratitudine per ciò che si trattiene e il discernimento su ciò che si lascia andare. L’equinozio segna un momento che si attraversa, prima che passi. Janet e Stewart Farrar, in A Witches’ Bible (1981), descrivono questo passaggio come il tempo in cui giorno e notte si pareggiano e la marea dell’anno scorre senza strappi:

«…I due equinozi sono, come abbiamo già detto, tempi di equilibrio. Il giorno e la notte si equivalgono, e la marea dell’anno scorre costante. Ma se l’equinozio di primavera manifesta l’equilibrio dell’atleta pronto allo scatto, il tema dell’equinozio d’autunno è il riposo dopo la fatica…», Janet e Stewart Farrar, A Witches’ Bible

Durante l’equinozio d’autunno il Sole entra nel segno della Bilancia, con il suo simbolo delle scale che cerca armonia e giustizia. Anche a chi preferisce il caldo al freddo o la luce all’ombra, Mabon insegna che senza il loro opposto quelle cose non avrebbero sapore. Partecipare al girare della Ruota attraverso i rituali aiuta a stare in accordo con questi cambiamenti, mentre la natura trova il suo equilibrio proprio nell’istante in cui tutto inizia a ritirarsi. I temi della festa sono l’equilibrio, la gratitudine, la riflessione, la preparazione, il discernimento e la condivisione dell’abbondanza, e si intrecciano fra loro. Riconosci ciò che hai seminato e ciò che ora raccogli, e accogli l’ombra con la stessa cura con cui hai accolto la luce.

Le origini storiche di Mabon

Le prove storiche di una festa antica dedicata all’equinozio d’autunno sono scarse. Le feste del raccolto erano diffuse in gran parte delle culture durante la stagione autunnale, ma poco lascia pensare che i popoli pagani d’Europa segnassero l’equinozio con una celebrazione a sé. Ronald Hutton, in The Pagan Religions of the Ancient British Isles (1991), offre il quadro più attento sulle reali radici di queste feste e sull’origine moderna dell’impianto degli otto Sabba. Nelle isole britanniche la festa tradizionale del raccolto seguiva insieme il calendario solare e quello lunare, attorno alla Luna piena più vicina all’equinozio.

Che il ciclo del sole fosse osservato e onorato molto prima di qualsiasi calendario scritto lo dicono le pietre. Sempre Hutton descrive le grandi tombe a corridoio della valle del Boyne e di Loughcrew, nella Contea di Meath, in Irlanda, costruite oltre cinquemila anni fa e allineate con precisione alla luce del sole, con le loro incisioni di cerchi, spirali e motivi serpentini. Quella luce apparteneva ai morti, sigillata nella pietra e lontana dallo sguardo dei vivi, un segno di quanto profondamente il ritmo della luce guidasse la vita, e la morte, dei nostri antenati.

Le usanze autunnali mettevano al centro il ringraziamento: i pasti condivisi, le scorte contate, la gratitudine per l’abbondanza e per la sopravvivenza. In Inghilterra e in Scozia l’ultimo covone di grano veniva talvolta tagliato in modo rituale, perché lo spirito vivente della fertilità si conservasse per l’anno seguente. James George Frazer, ne Il ramo d’oro (1922), registra nel Devon l’antica cerimonia del “crying the neck”, il “grido del collo”: chi teneva le ultime spighe legate insieme lanciava per tre volte un grido dialettale del raccolto, che il folklorista rende in inglese come “a neck! we have un!”, e la comitiva tornava a casa cantando in onore dello spirito del grano. John Gregorson Campbell, in Witchcraft and Second Sight in the Highlands and Islands of Scotland (1902), documenta il Michaelmas, la festa di san Michele di fine settembre, come grande ricorrenza autunnale delle Highlands scozzesi, con le sue divinazioni e le sue benedizioni sul raccolto ormai al sicuro.

La figura di Mabon

Il nome della festa richiama una figura gallese. Mabon compare nelle leggende arturiane, e qualcuno lo considera una divinità, anche se non ci sono elementi sufficienti per affermarlo. È figlio della dea Modron, spesso descritta come la dea madre primordiale degli antichi Celti: in gallese “Mabon” significa “figlio” e “Modron” significa “madre”. La storia narra che fu rapito dalla madre quando aveva tre giorni di vita e tenuto prigioniero in un luogo segreto fino all’età adulta, quando venne liberato dagli uomini di Re Artù. Questi archetipi si adattano bene a un Sabba wiccan, perché richiamano il rapporto madre-figlio tra la Dea e il Dio.

Joseph Jacobs, in Celtic Fairy Tales (1892), conserva il racconto gallese “The Wooing of Olwen”, dal ciclo di Culhwch e Olwen. Per ritrovare Mabon, gli uomini di Artù interrogano a uno a uno gli animali più antichi del mondo, dal Cervo di Redynvre fino al Salmone di Llyn Llyw, ciascuno più vecchio del precedente, perché solo chi ha vissuto più a lungo può ricordare dove sia tenuto il prigioniero. È la fonte mitica del personaggio, e quella ricerca di ciò che è stato strappato e nascosto è la stessa che puoi compiere tu in questo periodo, andando a cercare ciò che in te è rimasto nell’ombra.

L’evoluzione della mitologia e il nome recente

Con lo sviluppo del simbolismo della Ruota dell’Anno, la storia di Mabon si è arricchita nel tempo e ha accolto elementi nuovi, e diversi autori hanno innestato in quel racconto motivi presi da miti di altre culture, in particolare greci e norreni. In una versione, il dolore di Modron per il figlio scomparso fa calare oscurità e freddo sulla Terra; in un’altra, è la prigionia di Mabon nelle profondità del suolo a provocare il ritiro di animali e piante verso l’interno. Come per Ostara, la tradizione attorno a Mabon è più recente di quella della maggior parte degli altri Sabba, e proprio per questo il dolore del racconto si adatta bene a un tempo in cui la luce si fa sempre più scarsa.

A differenza degli altri Sabba, l’equinozio d’autunno non portava un nome tradizionale diffuso nelle culture europee. Secondo la ricostruzione più diffusa, il nome “Mabon” fu proposto dall’esoterista statunitense Aidan Kelly nei primi anni Settanta, e questo lo rende il più recente tra i nomi assegnati alle otto feste della Ruota dell’Anno wiccan. Prima di allora la ricorrenza era chiamata semplicemente equinozio d’autunno, oppure Harvest Home, festa del secondo raccolto e Ringraziamento pagano. Nella tradizione druidica moderna porta il nome di Alban Elfed, come registra Sandra Kynes in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013).

La cornucopia, simbolo di Mabon

Il simbolo che identifica Mabon più di ogni altro è la cornucopia, il “corno dell’abbondanza”, un grande corno cavo ricolmo di frutta e verdura, riconosciuto ovunque come emblema delle feste del raccolto e parte delle celebrazioni europee per molti secoli prima di attraversare l’oceano. William Thomas Pavitt e Kate Pavitt, in The Book of Talismans, Amulets and Zodiacal Gems (1922), la chiamano “il Corno dell’Abbondanza di Amaltea” e ne fanno il simbolo stesso della fecondità e della ricchezza della terra.

La parola unisce il latino “cornu”, corno, e “copia”, abbondanza, ma il simbolo risale agli antichi Greci e a una storia su Zeus bambino. La sua forza soprannaturale gli fece spezzare uno dei corni di Amaltea, la capra che lo accudiva e lo nutriva con il latte, e il corno spezzato acquisì il potere di offrire nutrimento senza fine. Alla cornucopia si legano le dee greche Gaia e Demetra e la dea romana Abundantia. Per queste radici pagane e per il richiamo al Dio Cornuto della Wicca, la cornucopia è un simbolo che appartiene di diritto a questo Sabba.

Mabon nella Ruota dell’Anno

La ruota, a Mabon, ha già cominciato a piegare verso l’ombra. Mabon si colloca dopo Lughnasadh, il primo raccolto del 1 agosto, e prima di Samhain, tra il 31 ottobre e il 1 novembre. Occupa una posizione speculare rispetto a Ostara, l’equinozio di primavera: i due equinozi sono entrambi momenti di equilibrio tra luce e oscurità, con orientamenti opposti. All’equinozio di primavera l’equilibrio si apre verso la luce; a quello d’autunno precede il prevalere del buio.

Mabon in breve Dettagli
Data (emisfero nord) 21-24 settembre
Posizione del Sole Equinozio d’autunno, ingresso in Bilancia
Posizione sulla Ruota Secondo raccolto, tra Lughnasadh e Samhain
Temi Equilibrio, gratitudine, riposo, preparazione
Simboli Cornucopia, mele, uva, foglie cadute, ghiande, pigne

Se Ostara guarda alla crescita e all’espansione, Mabon guarda al riposo e alla preparazione. Da questo momento fino a Yule la luce calerà molto, con le notti che si faranno più lunghe dei giorni. I giorni avevano già iniziato ad accorciarsi dopo Litha, ma a Mabon il cambiamento diventa evidente: l’energia che d’estate si muoveva verso l’esterno ora si stabilizza verso l’interno, e invita alla riflessione senza pesantezza.

Tra Mabon e Samhain resta lavoro da fare per prepararsi all’inverno. È un buon tempo per capire quali progetti vanno portati a termine prima di entrare nella metà oscura dell’anno, e insieme per fermarsi a celebrare ciò che hai realizzato, ringraziando chi ti ha accompagnato lungo il cammino: amici, famiglia, guide e antenati.

Come celebrare Mabon

La celebrazione comincia dalla gratitudine, e la cornucopia ne è un ottimo punto di partenza. Puoi crearne una da zero oppure procurarti un cesto a forma di corno e riempirlo con prodotti autunnali freschi, frutti, erbe, fiori e persino cristalli da collocare sull’altare. La cornucopia entra nei rituali per esprimere gratitudine per l’abbondanza della tua vita, oppure nel lavoro magico per la prosperità. Puoi anche lasciarla all’aperto di notte come offerta agli spiriti della natura, restituendo alla Terra ciò che resta il giorno dopo, o donarla come modo per condividere l’abbondanza con gli altri.

Pratiche tradizionali

Ecco alcune pratiche care a chi celebra questo Sabba.

  • Creare una cornucopia da riempire con i frutti del raccolto e collocare sull’altare o in casa.
  • Trascorrere tempo all’aperto per accogliere gli ultimi raggi di sole e osservare i cambiamenti della natura.
  • Raccogliere foglie colorate da disporre sull’altare, come ringraziamento per la bellezza con cui la Dea e il Dio chiudono la metà luminosa dell’anno.
  • Condividere il raccolto con chi ha meno, riproponendo il senso comunitario della festa.
  • Lasciare offerte agli spiriti della natura con parte del raccolto, semi, ghiande o sidro.
  • Onorare le divinità anziane, in particolare le dee nel loro aspetto di Vecchia, in preparazione a Samhain.

Rituale di gratitudine

Prepara un momento di quiete e poni davanti a te una ciotola di frutta o un altro simbolo del raccolto. Fai qualche respiro profondo e pronuncia, ad alta voce o nel silenzio: “In questo tempo di equilibrio, ringrazio per ciò che mi ha sostenuto. Onoro ciò che è stato raccolto.” Trascorri qualche istante richiamando ciò per cui sei grato sul piano materiale, su quello degli affetti e su quello dello spirito. Quando hai finito, condividi il cibo con altri, consumalo con raccoglimento oppure restituiscilo alla Terra in segno di gratitudine.

Rituale di rilascio

I rituali di rilascio a Mabon lavorano sul lasciar andare ciò che non serve più portare avanti. Scrivi su un foglio qualcosa che sei pronto a deporre, una aspettativa, una abitudine o un legame che ha concluso il suo ciclo. Tieni il foglio tra le mani e pronuncia: “Rilascio ciò che non serve più al mio equilibrio. Cedo peso, per accogliere riposo e quiete.” Strappa o brucia il foglio in sicurezza, poi radicati con il respiro o con il contatto con la terra. Deporre ciò che pesa è un modo di custodire l’abbondanza.

Incantesimo della candela galleggiante per l’equilibrio

Mabon, come il suo gemello Ostara, è un tempo per lavorare sull’armonia e sull’equilibrio. Mentre a primavera lo sguardo va al rapporto con il mondo esterno, in autunno si rivolge verso l’interno, a ciò che in te chiede di essere riportato in accordo mentre la stagione si fa scura. Clare Gogerty, in The Witch’s Yearbook (2021), lega proprio questo Sabba all’equilibrio raggiunto, tempo di riposo e di riflessione nel punto di svolta della stagione. Questo incantesimo usa una candela galleggiante in un calderone come strumento per rafforzare l’equilibrio interiore, in preparazione al confronto con l’ombra che ti attende a Samhain.

Ti occorrono una candela da lavoro, una candela galleggiante bianca, un piccolo calderone o una ciotola e petali di calendula o girasole. Accendi la candela da lavoro. Riempi il calderone d’acqua fino a circa un dito dal bordo, spargi i petali sulla superficie e fai galleggiare con delicatezza la candela tra i fiori. Osserva che cosa in te chiede di essere riequilibrato in questo passaggio dell’anno, poi traccia una breve frase o un simbolo che lo rappresenti. Accendi la candela galleggiante tenendo quel simbolo davanti al terzo occhio, siediti in quiete davanti alla fiamma, all’acqua e ai petali, e lascia che la candela si consumi da sé.

Amuleto di protezione autunnale

Questo amuleto nasce per allontanare simbolicamente la negatività, e si presta a ogni periodo dell’anno, con una affinità particolare per la stagione autunnale, quando l’oscurità imminente comincia a farsi sentire. Combina erbe e minerali della Terra: ogni erba della magia di protezione va bene, scegli quelle che senti più tue. Ti occorrono un piccolo sacchetto con laccetto, un minerale protettivo come l’occhio di tigre o l’ambra secondo le attribuzioni dei manuali moderni, e un cucchiaio ciascuno di salvia, camomilla e achillea. Carica gli ingredienti alla luce diretta del sole per un’ora e, mentre li riponi nel sacchetto, visualizzati avvolto in una luce dorata. Portalo con te ogni volta che senti la tua protezione farsi più sottile.

Onorare Mabon in famiglia e in gruppo

Famiglie e congreghe celebrano Mabon con rituali di ringraziamento condivisi. Prima di sederti a mangiare, invita ognuno a nominare qualcosa per cui è grato e qualcosa che si prepara a lasciar andare: condividere il cibo, dopo, è il gesto antico con cui la famiglia o la congrega si tengono insieme. Alla fine di ogni lavoro rituale della festa, riportati alla terra con un gesto semplice, un sorso d’acqua, un boccone, il palmo appoggiato al suolo, così che le energie mosse si depositino e il corpo torni al suo peso.

L’altare di Mabon

L’altare di questo Sabba si costruisce attorno all’equilibrio. Una ciotola di frutta o di verdura può farne il punto focale, le candele disposte in coppia richiamano l’equinozio, ed elementi naturali come foglie, pietre o semi lo radicano nella stagione. Non serve che sia elaborato: la semplicità è già nello spirito di questo Sabba. Includi la cornucopia se ne hai fatta una, insieme a ghiande, pigne e mele, uva e altri frutti del raccolto, e lascia che il colore dominante stia nelle tonalità del rosso profondo, dell’arancione, del giallo dorato e del marrone terroso.

Lady Sabrina, in Exploring Wicca (2000), elenca tra i simboli dell’altare autunnale la corn baba, le mele, lo spaventapasseri, la cornucopia, la falce, le zucche essiccate e i cesti legati con nastri arancioni, rossi e marroni. La corn baba, la bambola intrecciata con le foglie secche del mais, raccoglie una memoria antichissima: Frazer, ne Il ramo d’oro (1922), racconta come in mezza Europa l’ultimo covone mietuto venisse trattato come lo spirito del grano fatto persona: in molte regioni tedesche era la Madre del Grano, foggiata a forma di donna e appesa nel granaio fino alla trebbiatura seguente, mentre in Polonia il nome “Baba”, la Vecchia, toccava all’uomo che dava l’ultimo colpo di correggiato, avvolto nel grano e portato in giro per il villaggio. L’altare a Mabon può restare per tutta la stagione come promemoria di gratitudine, oppure essere dedicato al solo giorno del Sabba.

Le corrispondenze di Mabon

I colori di Mabon guidano la pratica e tengono insieme l’oro e il rosso del raccolto maturo: Shannon Reilly, in The Big Book of Correspondences (2008), mette in testa l’oro e il giallo e lega la festa ai temi dell’abbondanza, della prudenza e del ringraziamento, mentre Lady Sabrina, in Exploring Wicca (2000), aggiunge l’arancio, il rosso e il marrone dei nastri dell’altare. Per le erbe, Reilly raccoglie il cardo, la ghianda, le foglie di quercia, la salvia, l’aster, il caprifoglio e il sigillo di Salomone, insieme alle resine del raccolto, mentre Sandra Kynes, in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), elenca per Mabon il grano, la gorsa, l’aloe e il ginseng.

Per l’incenso, Scott Cunningham indica nel suo Complete Book of Incense, Oils and Brews (1989) una miscela dedicata a Mabon fatta di franchincenso, sandalo, cipresso, ginepro, pino e foglie di quercia polverizzate, da bruciare durante i rituali dell’equinozio. Sulle pietre serve onestà: i testi storici non tramandano una lista canonica per questo Sabba, e la stessa Reilly, alla voce dei cristalli di Mabon, annota “nessuno”. Le attribuzioni cristalline vengono dai manuali moderni: Kynes indica il citrino, il diamante giallo e il peridoto, e la tradizione recente aggiunge le pietre dai colori autunnali, come l’ambra e l’occhio di tigre. Restano spunti della pratica moderna, buoni per l’altare di oggi. La tabella raccoglie le corrispondenze principali, ognuna con la sua fonte.

Ambito Affinità Fonte
Colori Oro, giallo, arancio, rosso, marrone Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008); Lady Sabrina, Exploring Wicca (2000)
Erbe e piante Cardo, ghianda, foglie di quercia, salvia, aster, grano, gorsa Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008); Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013)
Pietre Citrino, diamante giallo, peridoto, ambra, occhio di tigre Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013) (citrino, diamante giallo, peridoto); ambra e occhio di tigre attribuzione dei manuali moderni
Incenso e resine Franchincenso, sandalo, cipresso, ginepro, pino, quercia Scott Cunningham, The Complete Book of Incense, Oils and Brews (1989)
Simboli Cornucopia, corn baba, mele, falce, foglie cadute Lady Sabrina, Exploring Wicca (2000); Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008)

Il Dio e la Dea a Mabon

Le energie divine, a Mabon, riflettono il ciclo del grano mediterraneo. Jennifer Larson, in Ancient Greek Cults (2007), colloca Demetra e Kore al centro dei culti agrari greci, legati alla semina d’autunno e al ritorno del grano. Sul segno del Sole conviene una precisazione: Judy Ann Nock, in The Provenance Press Guide to the Wiccan Year (2007), ricorda che, per la precessione degli equinozi, il Sole all’equinozio d’autunno si trova oggi in Vergine, mentre la Bilancia ne era il segno nell’astrologia tropicale in cui la tradizione si è formata, ed è per questo che i manuali continuano a parlare di ingresso in Bilancia. Il riconoscimento del cambiamento, e in particolare della necessità della morte dentro il ciclo di vita-morte-rinascita, si manifesta nel rapporto mutevole tra la Dea e il Dio. Judy Ann Nock, in The Provenance Press Guide to the Wiccan Year (2007), indica quali potenze onorare in questo tempo, e raccomanda di rendere omaggio alla terra e alla vite:

«…Nell’equinozio d’autunno, rendi omaggio alle divinità della terra. Sono Demetra e Dioniso, la dea della terra e il dio della vite…», Judy Ann Nock, The Provenance Press Guide to the Wiccan Year

Sull’altare puoi collocare una spiga di frumento, una pagnotta, una ciotola di cereali o un calice di vino per onorare queste divinità della terra. Il simbolismo della terra che nutre e del dio della vite che si trasforma sta al cuore della comprensione del secondo raccolto.

La Dea, che raccoglie e custodisce

La Dea appare come colei che miete e conserva la saggezza, e incarna il discernimento: sa quando raccogliere, quando conservare e quando lasciar andare. È ancora nel suo aspetto di Madre, mentre la Terra continua a portare frutti, e porta ancora in grembo il nuovo Dio. Al tempo stesso si sta muovendo verso il suo aspetto di Vecchia, la Crone, in cui regnerà sola sulle notti oscure e misteriose fino alla rinascita del Dio a Yule. Scott Cunningham, in Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (1988), le dà voce come custode del ciclo ininterrotto di morte e rinascita, eterna Fanciulla, Madre di tutti e Vecchia dell’oscurità.

La qualità agrodolce di questo periodo è incarnata dalla Dea stessa, che piange il passaggio del Dio pur sapendo che tornerà. In alcune tradizioni lo segue nel mondo sotterraneo, e per questo la Terra diventa fredda e sterile; in altre è la sua tristezza per l’assenza di lui a far cadere le foglie, morire le piante e rifugiarsi gli animali.

Il Dio, che si ritira

Il Dio che invecchia è più debole rispetto a Lughnasadh e presto cederà del tutto al dominio dell’oscurità a Samhain. La sua energia passa dalla forza esteriore alla profondità interiore, in una trasformazione che segue il movimento naturale dall’espressione alla riflessione. È la forza solare calante, ancora presente nel cielo eppure sempre meno dominante: come il Sole che scende ogni giorno più basso sull’orizzonte, il Dio si prepara alla discesa nell’oltretomba che avverrà a Samhain. Skye Alexander, in The Modern Guide to Witchcraft (2014), descrive questo Sabba come l’ultimo raggio della Ruota, il punto da cui il Re Sole comincia il suo arco verso il basso, mentre le giornate si accorciano e il freddo si avvicina.

Il volto oscuro dell’equinozio

Il secondo raccolto ha anche un lato d’ombra, che le tradizioni notturne non nascondono. La discesa della Dea sulle orme del Dio è la stessa che il mito greco racconta come la discesa di Kore agli inferi. Michael W. Ford, in Hecate & The Black Arts (2022), ripercorre la versione più cupa: Demetra, disperata, cerca la figlia per il mondo intero, accompagnata da Ecate che porta due torce, finché scopre che Ade l’ha rapita; la madre in collera nega alla terra ogni frutto fino al ritorno di lei, e Kore che ha assaggiato i semi di melograno diventa Persefone, regina dell’oltretomba. Konstantinos, in Gothic Grimoire (2002), costruisce attorno all’equinozio un rituale in cui un simbolo ancora vivo, un fiore o un ramo verde, viene reciso con una falce immaginata e la sua energia restituita alle potenze della terra, con la formula “for our use, from the Gods, life’s energy”. È la stessa verità del raccolto, letta dal lato dell’ombra: ogni messe è un taglio, e il confine fra i mondi che a Samhain si lacererà del tutto qui comincia già ad assottigliarsi.

La magia a Mabon

Il lavoro magico di questo Sabba punta sull’allineamento e sull’apprezzamento, e mette al centro l’equilibrio. Per la magia dell’equinozio guarda a obiettivi legati all’armonia e all’equilibrio, oltre che alla protezione, alla prosperità e alla fiducia in te stesso. Un incantesimo semplice consiste nello scrivere una gratitudine e porla sotto una candela o una pietra, da rileggere di tanto in tanto come promemoria dell’abbondanza già presente; creare amuleti di protezione, come si è visto, è adatto a un tempo in cui l’oscurità comincia a farsi vicina.

Mabon è anche il Sabba della riflessione portata dentro il cerchio. A differenza della riflessione urgente di altre feste, qui il ritmo è calmo, e le domande del raccolto maturano con lentezza, come i semi conservati per la prossima stagione. Nel lavoro rituale puoi lasciar affiorare alcune domande e affidarle alla fiamma o alla terra: che cosa hai raccolto quest’anno, dove senti l’equilibrio, che cosa sei pronto a deporre sull’altare, quale frutto porti ancora a maturazione. Onorare ciò che è stato raccolto aiuta a scegliere, con discernimento, ciò che portare avanti e ciò che lasciare indietro.

Domande frequenti

Che cos’è Mabon e cosa significa?

Mabon è il Sabba dell’equinozio d’autunno, il secondo dei tre raccolti della Ruota dell’Anno wiccan, celebrato tra il 21 e il 24 settembre. Il suo significato è la gratitudine per l’abbondanza e l’equilibrio tra luce e oscurità, nel momento in cui giorno e notte si pareggiano e il Sole entra in Bilancia. Il nome richiama una figura della mitologia gallese, il fanciullo divino Mabon, figlio della dea madre Modron.

Quando si celebra Mabon?

Mabon cade nell’equinozio d’autunno, tra il 21 e il 24 settembre a seconda dell’anno, più spesso il 22 o il 23. La data dipende dalla posizione astronomica del Sole, che entra nel segno della Bilancia. Nell’emisfero australe si celebra a specchio, tra il 21 e il 24 marzo, con le stagioni invertite. Per questo puoi seguire il calendario astronomico anziché una data fissa, così da coglierne il momento reale.

Qual è la leggenda di Mabon?

Mabon è una figura della mitologia gallese, figlio della dea Modron. Secondo la leggenda fu rapito dalla madre a tre giorni dalla nascita e tenuto prigioniero fino all’età adulta, quando venne liberato dagli uomini di Re Artù. Il nome significa “figlio”, mentre Modron significa “madre”. Joseph Jacobs, in Celtic Fairy Tales (1892), conserva il racconto in cui gli animali più antichi del mondo, dal cervo al salmone, aiutano a ritrovarlo.

Qual è il simbolo principale di Mabon?

La cornucopia, o corno dell’abbondanza, è il simbolo principale di Mabon. Deriva dalla mitologia greca, dove il corno della capra Amaltea acquisì il potere di offrire nutrimento senza fine. Si lega a dee come Gaia, Demetra e Abundantia e rappresenta la gratitudine per il secondo raccolto della stagione. Sull’altare si riempie con frutti, foglie e semi raccolti, accanto a mele, uva, ghiande e pigne.

Come si festeggia Mabon?

Mabon si festeggia con un banchetto del raccolto e con rituali di ringraziamento condivisi, allestendo la cornucopia e un altare nei toni dell’oro e del rosso. Sono tradizionali il rituale di gratitudine, quello di rilascio di ciò che non serve più, la raccolta di foglie colorate e le offerte agli spiriti della natura con semi, ghiande o sidro. Molti dedicano il giorno anche al raccoglimento in vista dei mesi bui che si avvicinano.

Qual è la differenza tra Mabon e Lughnasadh?

Entrambi sono Sabba del raccolto, con energie diverse. Lughnasadh, il 1 agosto, è il primo raccolto, segnato dall’urgenza e dalla gratitudine per i primi frutti del lavoro estivo. Mabon è il secondo raccolto, più calmo e riflessivo, incentrato sull’equilibrio tra luce e ombra e sulla preparazione all’inverno imminente. Lughnasadh apre la stagione della mietitura, Mabon la porta verso la chiusura, alle porte della metà oscura dell’anno.

Fonti

  • Janet e Stewart Farrar, A Witches’ Bible: The Complete Witches’ Handbook (Robert Hale, 1981), pp. 116-131. Internet Archive.
  • Judy Ann Nock, The Provenance Press Guide to the Wiccan Year (Provenance Press, 2007), pp. 224-246. Simon & Schuster.
  • Ronald Hutton, The Pagan Religions of the Ancient British Isles (Blackwell, 1991), pp. 2-5, 58-86, 207. Internet Archive.
  • Joseph Jacobs, Celtic Fairy Tales (David Nutt, 1892), pp. 47-49. Project Gutenberg.
  • James George Frazer, The Golden Bough: A Study in Magic and Religion (1922), pp. 264, 301-315, 344-346. Project Gutenberg.
  • Jennifer Larson, Ancient Greek Cults: A Guide (Routledge, 2007), pp. 2-6, 87. Google Books.
  • Lady Sabrina, Exploring Wicca: The Beliefs, Rites, and Rituals of the Wiccan Religion (New Page Books, 2000), pp. 147-153. Google Books.
  • Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008), pp. 118-122.
  • Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (Llewellyn, 2013), pp. 874-876, 920-922.
  • Scott Cunningham, The Complete Book of Incense, Oils and Brews (Llewellyn, 1989), pp. 43-46. Internet Archive.
  • Scott Cunningham, Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (Llewellyn, 1988), pp. 142-146, 157-159. Internet Archive.
  • John Gregorson Campbell, Witchcraft and Second Sight in the Highlands and Islands of Scotland (James MacLehose, 1902), pp. 129-134. Internet Archive.
  • William Thomas Pavitt, Kate Pavitt, The Book of Talismans, Amulets and Zodiacal Gems (William Rider & Son, 1922), pp. 123-124. Internet Archive.
  • Clare Gogerty, The Witch’s Yearbook: Spells, Stones, Tools and Rituals for a Year of Modern Magic (Hardie Grant, 2021), pp. 182-184. Google Books.
  • Skye Alexander, The Modern Guide to Witchcraft (Fair Winds Press, 2014), pp. 252-253.
  • Michael W. Ford, Hecate & The Black Arts: Liber Necromantia (Succubus Productions, 2022), pp. 103-106.
  • Konstantinos, Gothic Grimoire (Llewellyn, 2002), pp. 26, 45. Internet Archive.

Ciò che hai appena letto è un contenuto a scopo folkloristico, storico, informativo, educativo e culturale. Non è consulenza medica, psicologica, legale, finanziaria o spirituale e non sostituisce un professionista qualificato: per la salute rivolgiti a un medico. Le pratiche esoteriche riflettono tradizioni e credenze diverse, prive di validità scientifica dimostrata: non sono fatti accertati, comportano rischi e non garantiscono alcun risultato. Affrontale con spirito critico. Le tue scelte e le loro conseguenze restano una tua responsabilità.
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