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La resina di pino in grani è una delle materie più antiche del fuoco rituale: la posi su un carboncino acceso e in pochi istanti rilascia un fumo balsamico, fresco di pineta con una punta agrumata, che apre il lavoro e netta lo spazio. È la colofonia, chiamata anche pece greca: il cuore solido e ambrato del pino, la stessa resina che da secoli fa da base agli incensi da ardere. Sotto il segno di Marte porta una corrente di forza che difende e scaccia, e nella corrente di Giove nutre i lavori d’abbondanza. La strega e l’operatore la accendono per la purificazione di una stanza prima di un incantesimo, per allontanare le presenze ostili, per rimandare al mittente ciò che è stato scagliato. Pochi grani bastano: bruciano in fretta, lasciano una brace calda e un fumo denso. Una resina magica da tenere sempre a portata di mano sull’altare di chi pratica.
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Informazioni sul prodotto
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Natura e utilizzo
Articolo destinato a uso rituale, simbolico, culturale o da collezione. Non è un alimento né un prodotto medico o terapeutico. Non va ingerito in nessun caso. Non è destinato al contatto con la pelle. Tienilo lontano dalla portata dei bambini.
Resi
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La resina di pino è l’essudato indurito del Pinus, raccolto e lasciato cristallizzare fino a diventare colofonia, o pece greca. Si presenta in grani e pezzi semitrasparenti, dal giallo al bruno ambrato, e arsa sul carbone sprigiona un fumo resinoso e fresco di pineta con una nota fruttata di agrumi.
Il pino è materia di Marte e dell’elemento Aria: fuoco che spinge e fumo che sale, una corrente combattiva che difende e taglia. Alcune tradizioni magiche, invece, lo pongono sotto Giove e ne bruciano la resina nei lavori di prosperità ed espansione, accanto al cedro. Le due letture convivono bene: la forza marziale che protegge e la generosità gioviana che fa crescere.
Il martedì, governato da Marte, è il giorno dei lavori di difesa, di esorcismo e di allontanamento. Per la corrente d’abbondanza si sceglie invece il giovedì, giorno di Giove, quando si ardono i grani per chiamare crescita e prosperità.
All’elemento Aria corrisponde l’Est, il punto dell’alba e del soffio. Volgi a oriente il bruciatore quando la fumigazione serve a schiarire la mente e ad aprire il lavoro magico.
Il pino è albero sacro a Pan, signore dei boschi, e a Cibele con il suo Attis, la cui pigna è emblema antico. La tradizione lo lega anche a Dioniso e a Sylvano, custode delle selve. Arderne la resina è un gesto che richiama queste presenze silvestri.
La resina di pino serve alla purificazione dello spazio, all’esorcismo e alla protezione della casa: i suoi grani bruciano per scacciare le presenze ostili e per rimandare indietro ciò che è stato scagliato. Nella corrente gioviana entra nei lavori di prosperità e di denaro, e nelle pratiche di fertilità.
La sua resina e la sua segatura fanno da base agli incensi composti: legala all’olibano e alla mirra per le fumigazioni solenni, o al ginepro per i lavori di difesa. In pezzi minuti tiene insieme e ammorbidisce le miscele di resine sul carbone.
Accendi un carboncino su una superficie ignifuga e attendi che si copra di cenere chiara. Posa pochi grani alla volta sulla brace: la resina si scioglie e libera il fumo nel giro di pochi istanti. Brucia in fretta, due o tre minuti a grano, perciò aggiungine poca per volta. Passa il fumo negli angoli della stanza per purificare, oppure attorno a te e agli strumenti prima di un incantesimo. Arieggia l’ambiente e non lasciare mai il carbone acceso incustodito. La resina si arde, non si ingerisce.
Il martedì, giorno di Marte, è il momento dei lavori di protezione, di esorcismo e di allontanamento; il giovedì di Giove quello dei lavori d’abbondanza. Il pino apre bene un rituale magico, quando serve nettare il campo, e lo chiude, quando si vuole sigillare ciò che è stato compiuto. Tienilo pronto nei mesi freddi, quando il fumo resinoso scalda la casa rituale.
È la resina di chi pratica la fumigazione e tiene pulito il proprio spazio magico: la strega che apre il cerchio, l’operatore che difende la casa, chi lavora di protezione e di esorcismo. Parla anche a chi cerca la corrente gioviana dell’abbondanza e a chi compone i propri incensi e desidera una base resinosa solida e schietta. Per il neofita è un primo incenso di resina facile da accendere e da comprendere.
Serve a purificare e proteggere. Arsa sul carbone, la resina di pino netta lo spazio dalle energie ostili, difende la casa e accompagna gli incantesimi di esorcismo e di allontanamento. Nella corrente di Giove entra anche nei lavori di prosperità, dove il suo fumo chiama crescita e abbondanza sull’altare di chi pratica.
Colofonia, o pece greca. È la frazione solida che resta quando la resina del pino viene lavorata: lo stesso materiale ambrato che si vende in grani per gli incensi. I tre nomi indicano la medesima sostanza, cambia solo il grado di raffinazione e la durezza del pezzo che arde sul carbone.
Si arde su un carboncino. Accendi il carbone, attendi che imbianchi di cenere, poi posa pochi grani sulla brace: in pochi istanti si sciolgono e fumano. Aggiungine poca per volta perché brucia in fretta, arieggia la stanza e non lasciare mai il carbone incustodito.
Si usa solo per ardere. Questa resina è materia rituale da bruciare, non da ingerire né da applicare sulla pelle. Arsa in un ambiente arieggiato non dà fastidio; va tenuta lontana dai bambini e dal carbone ancora caldo. Conservala in un contenitore chiuso e all’asciutto, al riparo dall’umidità.
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