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L’olibano in polvere fine setacciato è la resina di Boswellia papyrifera macinata e passata al setaccio, il grado che le streghe scelgono per comporre le proprie miscele magiche. La polvere si incorpora in modo uniforme negli incensi composti, si sparge a pizzichi sul carboncino per una vampata veloce di fumo, veste le candele del lavoro solare e riempie i sacchetti e i filtri rituali. È l’olibano magico del laboratorio: chi prepara incensi su misura, polveri per sacchetti e candele vestite parte da qui, perché la polvere si dosa e si mescola come nessun’altra pezzatura. Viene dall’altopiano dell’Eritrea, dove la resina cola dalla corteccia, viene raccolta a mano e poi ridotta e setacciata in grana fine e pulita. Chi lavora di miscela tiene la polvere di olibano accanto alle altre resine macinate, pronta a entrare in ogni ricetta. È l’ingrediente base della bottega di magia, la resina da cui parte ogni incenso composto per il lavoro solare.
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L’olibano in polvere è la resina di Boswellia papyrifera macinata e setacciata in grana fine, raccolta sull’altopiano del Corno d’Africa. È lo stesso incenso solare dei templi antichi, nella forma che si mescola alle altre resine per creare miscele magiche, si sparge sul carboncino e si usa per vestire candele e riempire sacchetti rituali.
Su un punto le fonti non si dividono mai: l’olibano è resina del Sole. Lo affermano Scott Cunningham nella «Encyclopedia of Magical Herbs» (1985) e Sandra Kynes nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013), lo confermano i maestri antichi Cornelio Agrippa nella «Filosofia occulta» (ed. 1993) e Marsilio Ficino nel «De vita» (1489), e lo iscrive fra le sostanze solari anche Aleister Crowley nel «Liber 777» (1909). L’elemento di riferimento è il Fuoco, per Cunningham, per Karen Harrison nel «Manuale di erboristeria alchemica» (2021) e per Paige Vanderbeck nel «Green Witchcraft» (2020). Alcune tradizioni magiche, invece, gli affiancano l’Aria, come fanno il Kynes e Stephen Skinner nel «Complete Magician’s Tables» (2006), per la leggerezza con cui il fumo si diffonde.
Essendo pianta del Sole, l’olibano trova il suo segno nel Leone: lo indicano il Kynes nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013), Agrippa nella «Filosofia occulta», Skinner nel «Complete Magician’s Tables» (2006) e Israel Regardie in «A Garden of Pomegranates» (1985). Alcune tradizioni magiche, invece, ne estendono la portata anche ad Ariete, Sagittario e Acquario, come registra il Kynes: gli altri segni che la sua fiamma solare accende.
La domenica, giorno del Sole, è il tempo giusto per lavorare l’olibano, in armonia con il suo pianeta, come segna il Kynes nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013). Lo stesso autore lo pone nello Yule, il solstizio d’inverno che celebra il ritorno della luce solare: momento propizio per accendere una miscela con questa polvere.
Le potenze dell’olibano sono quelle del disco solare. Cunningham, nella «Encyclopedia of Magical Herbs» (1985), lo dedica a Ra e a Baal e ricorda che in Egitto lo si bruciava all’alba in onore del dio del sole; il Kynes, nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013), aggiunge Helios, il Sole dei Greci. Mescolare la polvere in un incenso è anche un modo di onorare queste divinità.
Sul piano sottile l’olibano apre i centri alti: il Kynes, nel «Llewellyn’s Complete Book of Correspondences» (2013), lo lega al terzo occhio e alla corona, sedi della veggenza e della connessione con l’alto. Nella magia cerimoniale della Golden Dawn, Regardie in «A Garden of Pomegranates» (1985) lo colloca in Tifaret, la sfera solare dell’albero della vita, centro della luce spirituale.
Nelle miscele l’olibano porta la sua forza di purificazione e consacrazione. Cunningham, nella «Encyclopedia of Magical Herbs» (1985), lo descrive resina di protezione, esorcismo e spiritualità, e scrive che il suo fumo alza le vibrazioni di un luogo scacciandone il male; insieme a Karen Harrison, nel «Manuale di erboristeria alchemica» (2021), gli riconosce la santificazione degli spazi e degli strumenti. La Vanderbeck, nel «Green Witchcraft» (2020), vi aggiunge crescita spirituale, prosperità e felicità. In polvere questa virtù si trasferisce a ogni incenso composto, a ogni candela vestita e a ogni sacchetto in cui entra.
Nelle ricette la polvere di olibano si lega alla mirra, la resina che gli sta accanto dagli antichi altari e nell’offerta dei Magi, per unire la luce solare a una nota più profonda. Con il benzoino e il sandalo in polvere compone le basi delle miscele di consacrazione e crescita spirituale. Per il lavoro solare si sparge attorno a una candela gialla vestita, colore del Sole.
“La resina è stata bruciata per migliaia di anni per santificare, favorire il successo, proteggere, collegarsi al Divino e consacrare”, Karen Harrison, Manuale di erboristeria alchemica
L’olibano in polvere si usa in tre modi. Sul carboncino se ne sparge un pizzico alla volta per una fumata rapida e intensa: la grana fine prende fuoco subito, quindi si dosa poco e spesso. Nelle miscele d’incenso si mescola alle altre resine e erbe macinate per comporre ricette su misura di purificazione o consacrazione. Per vestire le candele si fa aderire la polvere alla cera unta, e la si usa per riempire sacchetti e filtri rituali. Lavora sempre in un ambiente ventilato e tieni lontano il barattolo dalla fiamma viva.
Il giorno solare della domenica è il migliore per comporre e accendere miscele con l’olibano, ma la polvere serve ogni volta che prepari un lavoro: quando componi un incenso su misura, quando vesti una candela per un incantesimo solare, quando riempi un sacchetto di protezione o purificazione. Nella ruota dell’anno lo Yule è il suo Sabba, festa della luce che torna, adatto alle miscele di rinnovamento e di crescita spirituale.
È la scelta di chi compone da sé i propri strumenti magici: l’operatore che prepara incensi su misura, la strega che veste le candele e riempie i sacchetti, chi dosa e mescola le resine come un erborista dell’invisibile. La grana fine setacciata si incorpora meglio di grani e lacrime, quindi è il grado del laboratorio e delle ricette. Chi invece cerca la resina da bruciare intera per la fumigazione preferirà i grani o le lacrime; la polvere è per chi lavora di miscela.
Serve a comporre miscele magiche. La polvere di olibano si incorpora negli incensi fatti in casa, si usa per vestire le candele e per riempire sacchetti e filtri rituali di purificazione e consacrazione. Sparsa a pizzichi sul carboncino dà una fumata rapida. È il grado pensato per chi lavora di ricetta e di miscela, più che di semplice fumigazione.
Cambia la pezzatura e l’uso. I grani sono resina spezzata che si brucia intera per una fumigazione lenta; la polvere setacciata è a grana fine e si mescola alle altre resine, veste le candele e riempie i sacchetti. La polvere brucia più in fretta, quindi si dosa a pizzichi. Stessa Boswellia papyrifera, due forme per lavori diversi.
A pizzichi, poco alla volta. Accendi il carboncino nel braciere, attendi la cenere e spargi un pizzico di polvere: fonde e libera subito un fumo intenso ma breve. Ripeti quando cala. Essendo fine, la polvere si consuma in fretta, perciò conviene dosarla spesso invece di versarne molta insieme. Tieni la stanza ventilata.
Sì, oppure dentro una miscela. Da sola la polvere di olibano brucia sul carboncino e sprigiona il fumo balsamico solare della resina pura. Il suo pregio, però, è entrare nelle miscele: unita a mirra, benzoino o sandalo compone incensi di purificazione e consacrazione più ricchi e completi per il lavoro magico.
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