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Il dittamo di Creta è l’incenso dell’evocazione: il suo fumo denso è la materia in cui gli spiriti prendono forma visibile. Cresce lanuginoso e raro soltanto sulle rupi dell’isola, ed è la pianta che la magia cerimoniale brucia da secoli per chiamare le presenze e vederle salire dal turibolo. Scott Cunningham lo registra come base eccellente perché gli spiriti si manifestino nel fumo che sale dal braciere; nel sistema della Golden Dawn di Israel Regardie il suo incenso entra nell’evocazione a visibile apparizione; e la tradizione riportata da Aleister Crowley lo dice, con Blavatsky, il più potente di tutti gli incensi magici. Lo governano Venere e l’Acqua, con la sua vena femminile, e lo accompagna la fama antica di pianta cara all’amore, quella con cui, canta Virgilio, la dea guarì le ferite di Enea. Poche foglie poste sul carbone bastano a levare una nube bianca e fitta, buona per la visione, la proiezione astrale e il lavoro con gli spiriti.
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Il dittamo che trovi in bottega è la pianta di Creta (Origanum dictamnus): le sue foglie pelose e argentee, raccolte per il turibolo. È la materia che la magia cerimoniale sceglie per l’evocazione: un pizzico sul carbone acceso, e il fumo denso e bianco diventa lo schermo in cui le presenze si lasciano vedere. Lo governano Venere e l’Acqua.
Sul pianeta che lo regge le fonti si dividono, e la divisione dice molto della natura magica del dittamo di creta. Scott Cunningham (Cunningham’s Encyclopedia of Magical Herbs, 1985) e Sandra Kynes (Llewellyn’s Complete Book of Correspondences, 2013) lo mettono sotto Venere, la stella dell’amore e del desiderio; Karen Harrison, nella sua voce italiana (Il Manuale di erboristeria alchemica, 2021), lo assegna invece a Saturno, sotto il cui segno legge la manifestazione dello spirito nella materia fisica. Le due letture non si escludono: l’una lo tiene all’amore e alla bellezza, l’altra al lavoro paziente che fa scendere l’invisibile nel visibile. Su una cosa le fonti non discutono, ed è l’elemento Acqua: lo scrivono Cunningham, Kynes e Harrison, e con l’Acqua vengono il genere femminile e l’energia yin, la corrente ricettiva che accoglie e fa apparire.
Le divinità associate al dittamo di creta stanno tutte sulla linea di confine tra i vivi e i morti. Sandra Kynes (2013) consacra il dittamo a Diana, Persefone e Osiride, signori del passaggio e del ritorno, e ne fa un’erba di Samhain, la notte in cui il confine con l’aldilà si assottiglia e il lavoro con gli spiriti riesce meglio. Più addietro nel tempo, Richard Folkard (Plant Lore, Legends, and Lyrics, 1884) ricorda che gli antichi consacravano il dittamo di Creta alla dea Lucina, che presiedeva alla nascita e si faceva raffigurare con una corona di questa pianta, mentre l’oracolo di Phthas ne raccomandava la radice. La stessa Venere, secondo Virgilio, guarì con il dittamo le ferite del figlio Enea: la pianta che chiama gli spiriti è anche quella con cui una dea si prende cura di chi ama.
Una precisazione da bottega, perché il nome “dittamo” è tra i più equivoci dell’erbario. Questo è il dittamo di Creta (Origanum dictamnus), una labiata imparentata con l’origano e la maggiorana, con quella peluria lanuginosa e argentea che gli erbari antichi le riconoscevano già. Non ha nulla a che vedere con il cosiddetto dittamo bianco o frassinella (Dictamnus albus), pianta di tutt’altra famiglia, né con l’erba che i giochi e i romanzi chiamano “essenza di dittamo”. Fin dai testi classici i due dittami venivano scambiati, e a Creta la fama della pianta corre da millenni: si racconta che le capre selvatiche dell’isola, ferite dalle frecce dei cacciatori, brucassero il dittamo per far cadere il dardo e chiudere la piaga. Scott Cunningham (1985) tramanda in chiave magica la stessa antica credenza, quando scrive che la linfa della pianta tiene lontane le bestie velenose.
Il potere per cui il dittamo entra in ogni manuale è la manifestazione. Scott Cunningham (1985) è netto: bruciato sul carbone, il dittamo è base eccellente per la manifestazione degli spiriti, che appaiono nel fumo che sale dal turibolo. La magia cerimoniale ha preso la cosa alla lettera: nel sistema della Golden Dawn raccolto da Israel Regardie (The Complete Golden Dawn System of Magic, 1984) l’incenso di dittamo di Creta figura tra i materiali per l’evocazione a visibile apparizione, accanto al cerchio, al triangolo e alle tavole degli angeli. Stephen Skinner (The Complete Magician’s Tables, 2006) lo colloca fra gli incensi del decimo numero cabalistico, quello del mondo materiale, coerente con la sua vocazione a far scendere lo spirito nella materia; e Aleister Crowley (777 Revised, 1955) riporta il giudizio di Helena Blavatsky, per cui il dittamo di Creta sarebbe il più potente di tutti gli incensi magici. Per la proiezione astrale, Cunningham lo mescola in parti uguali con vaniglia, benzoino e sandalo, e ne brucia poco prima del viaggio.
Nella voce che gli dedica, Karen Harrison ne fissa l’ufficio con parole asciutte:
«… bruciato negli incensi in cui si cerca la manifestazione dello spirito nella materia fisica, il dittamo è utile nelle sedute spiritiche … può essere utilizzato anche in qualsiasi miscela di erbe in cui si ricerchi una specifica espressione fisica: denaro, amore, lavoro …»
Karen Harrison, Il Manuale di erboristeria alchemica, 2021
Si pone un pizzico abbondante sul carboncino acceso e si lascia salire il fumo, fissandolo per la visione. Per l’evocazione se ne brucia di più, così la nube si fa densa e bianca e regge lo sguardo; per la proiezione astrale si unisce in parti uguali a benzoino, sandalo e vaniglia, e se ne accende un poco prima di distendersi. Karen Harrison (2021) lo indica anche per le sedute spiritiche e per ogni miscela in cui un intento, dall’amore al lavoro, cerca di prendere corpo. Un breve raccoglimento prima di cominciare aiuta a entrare nel giusto stato. È erba rara e preziosa: se ne usa poca, e sempre in uno spazio aerato, tenendola fuori dagli usi di cucina. Il dittamo che offriamo è a foglia intera, lanuginosa, nel taglio giusto per il turibolo.
La sua ora è la notte, quando una visione, un’evocazione o un viaggio fuori dal corpo hanno bisogno di silenzio, e ogni volta che un intento chiede di passare dalla mente alla materia. Il suo culmine è Samhain (Kynes, 2013), la notte in cui il confine tra i mondi si fa più sottile e le presenze rispondono più volentieri alla chiamata.
Questo dittamo di Creta è materia per il mago cerimoniale e per chi lavora con gli spiriti, dall’evocazione alle sedute fino alla proiezione astrale: un incenso di visione raro e potente. Parla anche a chi opera nel segno di Venere, perché la stessa pianta che chiama le presenze porta con sé una lunga fama d’amore. Chi si avvicina adesso alla magia d’evocazione trova nel dittamo un compagno esigente e generoso: chiede rispetto e uno spazio pulito, e in cambio dà uno dei fumi più densi e parlanti dell’intero erbario.
È il dittamo di Creta (Origanum dictamnus), una labiata pelosa endemica dell’isola, parente dell’origano. Non va confusa con il dittamo bianco o frassinella (Dictamnus albus), che è tutt’altra pianta, né con la cosiddetta essenza di dittamo di romanzi e videogiochi. In magia è l’erba dell’evocazione, governata da Venere e dall’Acqua.
Il dittamo fa apparire gli spiriti nel fumo: la nube densa è la materia in cui le presenze prendono forma visibile, e per questo la magia cerimoniale lo brucia nell’evocazione e nelle sedute spiritiche. Consacrato a Diana, Persefone e Osiride, divinità del passaggio, è pianta di Samhain e di contatto con l’aldilà.
Basta un pizzico sul carbone acceso, e si lascia salire il fumo fissandolo per la visione. Per l’evocazione se ne brucia di più, così la nube si fa densa e bianca; per la proiezione astrale si unisce a benzoino, sandalo e vaniglia. Sempre in uno spazio aerato, e mai a scopo alimentare.
Cresce solo sulle rupi di Creta e da millenni ha fama di erba potente: gli antichi lo consacravano alla dea Lucina, e Blavatsky, secondo Aleister Crowley, lo disse il più potente di tutti gli incensi magici. Poca quantità basta per una nube densa di visione, e questo lo rende prezioso nel lavoro cerimoniale.
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