Salta al contenuto

Nessun prodotto nel carrello.

Il significato di Ostara: l’equinozio di primavera e la rinascita

Ostara

Ultimo aggiornamento e revisione:

Il significato di Ostara è l’equinozio di primavera: è il Sabba dell’equilibrio tra luce e buio e della vita che riparte dopo il lungo inverno, celebrato tra il 19 e il 21 marzo nell’emisfero settentrionale. In quel giorno il sole entra nel segno dell’Ariete, la notte e il giorno raggiungono la stessa durata e da lì la luce comincia a prendere il sopravvento. Prende il nome dalla dea germanica Ostara, legata a Eostre, la divinità anglosassone della primavera da cui deriva anche la parola inglese Easter, “Pasqua”. Per noi della Spezieria è la festa delle uova, della lepre e dei semi affidati alla terra: la promessa di Imbolc che finalmente si vede.

Il significato di Ostara

Ostara è il nome che le streghe danno all’equinozio di primavera, il punto dell’anno in cui il giorno e la notte si equivalgono. Cade tra il 19 e il 21 marzo, quando il sole raggiunge il primo grado dell’Ariete e attraversa l’equatore celeste salendo verso nord. Edward Carpenter, in Pagan & Christian Creeds (1920), descrive con esattezza quel passaggio: il sole tocca l’equatore del cielo e per un giorno o due, non stando né a nord né a sud, splende in egual misura sui due emisferi, così che il giorno e la notte si pareggiano. Prima di quel punto la notte ha il sopravvento e le giornate sono corte; dopo, il giorno trionfa sulla notte.

Molti si chiedono perché la primavera cada un anno il 20 e un altro il 21 marzo, o addirittura il 19. La ragione è puramente astronomica: l’equinozio è un istante preciso, il momento in cui il centro del sole taglia l’equatore celeste, e quell’istante scivola di qualche ora ogni anno perché la Terra impiega poco più di trecentosessantacinque giorni tondi a compiere il suo giro. Il calendario recupera lo scarto con gli anni bisestili, e così la data dell’equinozio oscilla di un giorno o due. A dettare la festa è il ritmo del cielo, prima ancora della pagina dell’agenda.

Per questo la festa tiene insieme due nature. È festa di equilibrio, perché celebra l’istante in cui la bilancia dell’anno sta in pari, ed è festa di partenza, perché quell’istante dura poco e subito la luce comincia a crescere. Chi pratica lo sente bene: la promessa che a Imbolc era solo una candela accesa, a Ostara diventa un seme che va in terra. Il riposo invernale si chiude e tutto, adesso, spinge verso l’alto.

La festa porta molti nomi nelle diverse tradizioni. Shannon Reilly, in The Big Book of Correspondences (2008), la registra come equinozio di primavera e ne elenca fra i temi la liberazione, la rinascita e l’equilibrio, mentre Sandra Kynes, in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), conserva la voce sassone “Spring” legata proprio alla celebrazione di Ostara. Dietro tutti questi nomi vive la stessa idea, l’alba dell’anno, la luce che torna a comandare, e dietro la parola vive una dea.

Ostara nella Ruota dell’Anno

Sulla Ruota dell’Anno Ostara occupa il cuore della primavera, tra Imbolc, che ne aveva annunciato il risveglio, e Beltane, che ne celebrerà il trionfo. È il Sabba opposto a Mabon, l’equinozio d’autunno: due feste gemelle dell’equilibrio, una in salita verso la luce, l’altra in discesa verso il buio. Janet e Stewart Farrar, in A Witches’ Bible (1981), leggono i due equinozi come le stazioni speculari della Dea: l’equinozio di primavera rappresenta l’Iniziazione, quello d’autunno il Riposo. A Ostara si va verso il giorno, a Mabon verso la notte.

Questa posizione spiega il carattere della festa. Dove Imbolc chiedeva fiducia al buio, Ostara chiede azione alla luce: è il momento di mettere in terra ciò che a febbraio era solo un’intenzione, di aprire le finestre, di rimettere mano ai lavori magici lasciati a metà. La ruota qui accelera, e chi la segue accelera con lei.

Va detta anche una differenza tecnica. Imbolc, Beltane, Lughnasadh e Samhain sono i quattro Sabba maggiori, le feste del fuoco a metà strada tra solstizi ed equinozi; Ostara invece, insieme a Yule, Litha e Mabon, è un Sabba minore legato a un momento astronomico preciso, il giorno in cui il sole attraversa l’equatore celeste. Per questo la sua data oscilla di un paio di giorni ogni anno, mentre le feste del fuoco hanno date più stabili. Ostara è scandita dal cielo prima ancora che dal calendario dei campi.

Ostara in breve Dato
Data (emisfero nord) 19-21 marzo (equinozio)
Data (emisfero sud) 22-23 settembre
Posizione del Sole Primo grado dell’Ariete, equatore celeste
Temi Equilibrio, rinascita, fertilità
Simboli Uovo, lepre, semi, primi fiori

La dea Ostara ed Eostre: qual è la leggenda?

La leggenda di Ostara è quella di una dea della primavera e della fertilità, legata all’alba e alla luce nascente. Le tradizioni la chiamano Ostara nel mondo germanico ed Eostre fra gli Anglosassoni, e a lei attribuiscono la lepre e le uova, segni di una fecondità che ricomincia. Gerald Gardner, in The Meaning of Witchcraft (1959), la colloca tra le divinità della resurrezione e ne fissa il legame con la festa cristiana:

«…Ostara, che, secondo il Venerabile Beda, diede il suo nome alla nostra festa di Pasqua…», Gerald Gardner, The Meaning of Witchcraft

Sull’origine, però, le fonti chiedono prudenza, ed è giusto dirlo. La dea Eostre è attestata da un’unica fonte antica, il monaco Beda nel suo De temporum ratione, e gli stessi wiccan riconoscono che gli equinozi non risultano celebrati come feste a sé dai popoli precristiani. Janet e Stewart Farrar, in A Witches’ Bible (1981), lo ammettono citando Margaret Murray, per cui “gli equinozi non furono mai osservati in Britannia”, salvo, aggiungono i Farrar, dai popoli megalitici pre-celtici, e constatano poi che oggi i pagani moderni celebrano quasi universalmente tutte e otto le feste. Ostara, nella forma che pratichiamo, è dunque una ricostruzione recente di un’idea antichissima: l’equilibrio e la rinascita di primavera.

Anche la lepre della dea porta con sé un dubbio onesto. Judy Ann Nock, in The Provenance Press Guide to the Wiccan Year (2007), ricorda che non si conoscono divinità sassoni raffigurate con la testa di coniglio, come Eostre viene spesso descritta, e avanza l’ipotesi che quell’aspetto leporino nasca dall’illusione dei crateri lunari, in cui molti hanno letto la forma di un coniglio. La dea della primavera e la luna, in fondo, si guardano da sempre.

La stessa Nock affida all’equinozio l’immagine di ciò che aspetta sotto la crosta dell’inverno. Sei rimasto fermo, scrive rivolgendosi al seme, eppure sei cambiato in mille modi: giaci a maggese e attendi, e sotto i rami spogli c’è già legno verde, la vita che pazienta il momento giusto per uscire. Il ghiaccio comincia a sciogliersi, la luce ti tiene compagnia sempre di più, e l’oscurità che sembrava senza fine arretra. È la voce di Ostara: la promessa non è ancora fioritura, e proprio per questo va custodita con cura, come si custodisce un seme in mano prima di affidarlo alla terra.

Ostara e la Pasqua: il nome di Eostre

Il legame tra Ostara e la Pasqua è scritto nel nome stesso. In inglese e in tedesco la festa cristiana si chiama Easter e Ostern, parole che discendono da Eostre, la dea anglosassone della primavera, come ricorda ancora Gardner richiamando Beda. Insieme al nome passarono alla celebrazione cristiana due dei suoi segni più amati, l’uovo e la lepre: quel coniglio che porta le uova ai bambini, oggi protagonista delle vetrine, è un’eredità diretta della dea della fertilità.

La continuità va più a fondo del calendario. James George Frazer, ne Il ramo d’oro (1922), osserva che la solennità pasquale fu probabilmente adattata, come già il Natale al solstizio d’inverno, alla celebrazione del dio frigio Attis all’equinozio di primavera. Sotto le uova di cioccolato e il coniglio resta perciò un nucleo antichissimo: la vita che vince la morte, la luce che supera il buio, il seme che diventa pianta. La Pasqua cristiana ha dato a questa idea il volto della resurrezione, Ostara le dà quello dell’equinozio. Chi pratica la Ruota dell’Anno custodisce semplicemente la versione più antica di quel nome.

Eostre, Ishtar e le dee della primavera

Eostre non cammina da sola. Le grandi dee dell’alba e della fecondità del Vicino Oriente le stanno alle spalle come sorelle maggiori. Gerald Gardner, in The Meaning of Witchcraft (1959), ricorda che Ishtar di Babilonia fu adorata sotto molti nomi nei diversi paesi: Attar in Mesopotamia, Ather in Arabia, Astar in Abissinia, Atargatis in Siria, Astarte o Artemide in Grecia, sempre come forza che dà e riprende la vita. Sandra Kynes, in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), colloca proprio tra le divinità di Ostara Ishtar, Astarte, Cibele, Demetra, Persefone e la stessa Eostre, un intero corteo di dee della terra che torna feconda.

Anche qui vale la prudenza usata per Eostre: il nesso diretto tra il nome di Eostre e quello di Ishtar resta un’ipotesi cara alla divulgazione, che gli storici accolgono con cautela, e conviene tenerla per quello che è, un’eco di famiglia, il segno di una parentela di idee tra dee dell’alba lontane nel tempo e nello spazio. Resta però il filo che le unisce, il racconto di morte e rinascita che a primavera si ripete in mezzo Mediterraneo.

Sul filo dell’equinozio camminano infatti molti miti. Frazer segue quello di Persefone, la fanciulla che scende nel regno dei morti e poi risale a riportare i fiori, mentre Demetra, in lutto, tiene il seme nascosto sotto terra finché la figlia non le è resa. Quando a Ostara metti un seme nel suolo ripeti quel gesto antico: affidi qualcosa al buio, sapendo che risalirà.

Cibele, Attis e il dio che rinasce

Il volto più cupo della primavera è quello del giovane dio che muore e ritorna. James George Frazer, ne Il ramo d’oro (1922), racconta come intorno all’equinozio, a Roma, si celebrassero le cerimonie di Cibele e del suo amato Attis, il dio della vegetazione ucciso e risorto. Edward Carpenter, in Pagan & Christian Creeds (1920), ne conserva l’immagine più tenera: un pino veniva abbattuto e scavato, e nel cavo si deponeva la figura del giovane Attis, “lo splendido giovane che rappresentava la primavera, ucciso troppo presto dalla rude zanna dell’inverno”. Accanto a lui Frazer pone Dioniso, il dio della vite che dopo la morte risale dagli inferi.

Le tradizioni notturne leggono questo passaggio dal lato dell’ombra. Peter Levenda, in The Dark Lord (2013), ricorda quanto sia antica la schiera dei “déi morti e risorti”, da Osiride a Tammuz, e la lega proprio all’agricoltura: il seme sepolto nella terra, come un dio nella tomba, e poi resuscitato nella pianta nuova. Chic e Sandra Tabatha Cicero, nella loro rielaborazione (1995) di A Garden of Pomegranates di Israel Regardie, mettono in bocca a Ishtar, al ritorno dagli inferi, la legge stessa dell’equinozio: il giorno non può esistere senza la notte, la vita senza la morte, e chi affronta ciò che teme gli ridà il suo posto e ristabilisce l’equilibrio. È la lezione oscura sotto le uova colorate: ogni rinascita passa da una discesa.

Quali sono i simboli di Ostara?

Il simbolo principale di Ostara è l’uovo, immagine perfetta della vita che si schiude e della potenzialità chiusa nel guscio. William Richard Lethaby, in Architecture, Mysticism and Myth (1892), lo chiama “il germe per eccellenza e quindi il simbolo naturale della creazione”, e ne segue l’uso antichissimo, dalle uova di struzzo appese e dipinte a colori vivaci nelle chiese e nelle moschee d’Oriente fino alle uova decorate della nostra Pasqua. Da qui l’usanza di ornarlo a mano, che i Farrar, in A Witches’ Bible (1981), fanno risalire a un gesto anteriore al cristianesimo: uova bollite in un infuso di fiori di ginestra e fatte rotolare giù per le colline d’Irlanda il lunedì di Pasqua. Gli stessi Farrar legano l’equinozio a un’altra usanza di congrega, quella di decorare la stanza con narcisi e primi fiori e di onorare una delle donne più giovani nominandola Regina di Primavera, per poi rimandarla a casa con un fascio di fiori tra le braccia: un modo per dare un volto umano alla giovinezza della Dea che torna sulla terra.

Accanto all’uovo corre la lepre, animale lunare e fecondo legato alla dea. Gerald Massey, nelle sue Lectures, spiega perché la lepre dagli occhi spalancati sia diventata un tipo della luna, che “apre” la sua luce nuova una volta al mese, e la chiama emblema del dio egizio Osiride nella figura di Un-Nefer, “il buon rivelatore”. La tradizione popolare ha poi trasformato quella lepre sacra nel coniglio pasquale. Completano il quadro i semi da benedire e mettere in terra, i primi fiori della stagione e l’immagine della bilancia, perché l’equinozio è il giorno in cui luce e buio, dare e ricevere, si tengono in pari.

L’uovo come talismano: la magia delle uova di Ostara

L’uovo di Ostara è un talismano, mai un uovo da mangiare. Lo decori a mano con il segno di ciò che vuoi far nascere e lo carichi con la tua intenzione, come una candela vestita e consacrata a uno scopo. È lo stesso linguaggio del seme: una promessa chiusa che chiede solo tempo. Tienilo sull’altare fino a Beltane, quando i fiori della primavera lasceranno il posto ai fuochi dell’estate, e lascia che il guscio dipinto tenga viva l’intenzione giorno dopo giorno.

Chi vuole restare vicino alla natura colora le uova con tinture vegetali, dalla buccia di cipolla per il giallo dorato alle erbe per il verde, e sceglie la tinta secondo ciò che chiede alla stagione: un uovo verde per un lavoro che deve crescere, uno rosso per un’opera di forza. Il guscio diventa un piccolo sigillo a colori. Vale qui una misura di onestà: nessun manuale antico tramanda un ricettario fisso di corrispondenze cromatiche per le uova, e queste restano usanze della pratica recente, buone come spunto per l’altare di oggi.

Quali sono i rituali di Ostara?

La cerimonia tipica di Ostara è la semina, reale e simbolica. Raymond Buckland, in Buckland’s Complete Book of Witchcraft (1986), costruisce il rituale dell’equinozio proprio attorno a questo gesto, con la Sacerdotessa che accoglie la stagione:

«…Benvenuta, benvenuta, bella Primavera! Benvenuto il tempo della nascita, benvenuto il tempo di piantare i semi…», Raymond Buckland, Buckland’s Complete Book of Witchcraft

Nel suo rituale ciascuno scrive su una pergamena il proprio “seme”, l’intenzione ridotta a poche parole, e lo pianta nella mente come nel terreno, sapendo che chiederà cura e attenzione per crescere. Accanto alla semina c’è la festa delle uova decorate, dipinte con i simboli di ciò che si desidera veder nascere, e la pulizia di primavera della casa e dell’altare, per fare spazio al nuovo. Scott Cunningham, in Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (1988), suggerisce di accompagnare la semina con un gesto di ascolto: toccare la piantina o il seme, sentirne la natura interiore, i processi miracolosi della vita già al lavoro dentro il guscio, e chiedere alla Dea e al Dio che quella stessa vita infonda in chi la coltiva rispetto per ogni cosa che cresce. Coltivare così significa farsi amici della terra, camminando su di essa in amicizia e in ascolto della vita che germoglia dal suolo.

Un secondo filone lavora sull’equilibrio. Essendo il giorno in cui luce e buio si pareggiano, Ostara è il tempo giusto per riportare in pari ciò che nell’anno pende troppo da un lato. Accendi insieme una candela chiara e una scura e nomina ad alta voce, davanti al cerchio, una cosa da lasciare nel buio e una da portare alla luce: è il gesto che dà forma al lavoro rituale dell’equinozio. Si opera con la luce che cresce.

Il terzo filone lavora sulla fertilità, intesa in senso ampio. Ostara riguarda la terra e insieme ciò che le affidiamo: legami, lavori magici e intenzioni che vogliamo veder germogliare. Molti usano questa festa per dare il via a ciò che hanno covato durante l’inverno, perché la stagione spinge nella stessa direzione: una candela accesa per aprire un lavoro, un seme piantato con un nome preciso, un uovo decorato tenuto sull’altare fino a Beltane sono gesti semplici che ancorano un’intenzione al ritmo dell’anno.

Come celebrare Ostara da soli: una cerimonia essenziale

Per celebrare Ostara da solo bastano un uovo, qualche seme e la voglia di ricominciare. La sequenza che segue mette in fila le pratiche che i manuali della Ruota dell’Anno ripetono per l’equinozio. Adattala a te, perché a Ostara conta lo slancio, il gesto che apre la stagione attiva.

  1. Purifica te stesso e lo spazio con una fumigazione di erbe primaverili, poi apri le finestre per far entrare l’aria nuova.
  2. Allestisci un altare di primavera con fiori freschi, uova decorate, semi e una candela chiara, e aggiungi qualcosa che richiami l’equilibrio tra luce e buio.
  3. Traccia il cerchio e dichiara il momento dell’equinozio, quando giorno e notte si tengono in pari.
  4. Decora un uovo con il simbolo di ciò che vuoi far nascere e tienilo sull’altare come talismano della stagione.
  5. Benedici i semi e piantali, mettendo in ciascuno un’intenzione concreta per i mesi a venire.
  6. Poni ai due lati dell’altare un segno di ciò che vuoi lasciare andare e uno di ciò che vuoi accogliere, e osserva quale dei due pesa di più.
  7. Chiudi ringraziando la dea della primavera, congeda il cerchio e porta all’aperto i semi piantati alla prima occasione utile.

Ostara non chiede cerimonie complicate. Un seme in terra e un proposito chiaro sono già un lavoro rituale completo. Se hai aperto l’anno a Imbolc con una candela, qui aggiungi la terra: dove prima c’era la sola fiamma di un’intenzione, adesso c’è qualcosa che mette radici e si prepara a crescere fino all’estate.

Il Dio e la Dea a Ostara

A Ostara le energie divine hanno il volto della giovinezza. La Dea torna Fanciulla, la terra che si riveste di fiori, e il Dio è il giovane che cresce con la luce: Sandra Kynes, in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), lega la festa a un intero corteo di déi della vegetazione che rinascono, da Adone ad Attis, da Osiride al Green Man, l’Uomo Verde. Gerald Gardner, in The Meaning of Witchcraft (1959), descrive proprio quel volto fogliato che compare intagliato nelle chiese, con le foglie di quercia che gli escono dalla bocca socchiusa, immagine del Dio antico che riveste il mondo di verde.

Nel mito greco quel dio giovane ha il nome di Dioniso, il signore della vite. James George Frazer, ne Il ramo d’oro (1922), raccoglie le versioni della sua morte e del suo ritorno: in una la madre ne ricompone le membra dilaniate e lo fa di nuovo giovane, in altre risorge poco dopo la sepoltura e sale al cielo. È lo stesso movimento del seme, sceso in pezzi nel buio e risalito intero nella pianta, e per questo Dioniso appartiene alla primavera quanto Attis e Osiride. Onorare il Dio a Ostara vuol dire riconoscere in quel ragazzo che rinasce la forza verde che rimette in moto i campi.

Il loro incontro è la primavera stessa. Dove Mabon vedeva la Dea seguire il Dio nell’ombra, Ostara li mostra giovani e rivolti l’uno all’altra, mentre la terra risponde con i primi germogli. Onorarli, in questo giorno, vuol dire riconoscere che la vita ha ripreso a spingere e che a noi tocca assecondarla, aprendo le mani e lo spazio perché possa passare.

I colori, i fiori e le corrispondenze di Ostara

Le corrispondenze di Ostara parlano tutte la lingua della luce che cresce. I colori sono quelli teneri della primavera che comincia, il verde dei germogli, il giallo dei narcisi e del sole nuovo, il rosa e il celeste dei primi fiori, il bianco dell’uovo: Shannon Reilly, in The Big Book of Correspondences (2008), li raccoglie tra le corrispondenze della festa insieme ai suoi temi di potenzialità e rinascita. Per le erbe e i fiori, Sandra Kynes, in Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), indica il narciso, la ginestra, il caprifoglio, il giglio, la rosa e la viola, i fiori dell’alba dell’anno. Che siano i primi a comparire lo sapevano già gli antichi: Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, apre l’elenco dei fiori di primavera con la viola bianca, “il primo fiore che annunzia la primavera”, e nello stesso capitolo passa in rassegna le altre corolle della stagione, dall’anemone al giacinto. Mettere questi fiori freschi sull’altare, e cambiarli spesso, è il modo più semplice per portare in casa il segno visibile che la stagione è cambiata.

Le pietre della stagione sono quelle chiare e lunari: sempre Kynes lega a Ostara l’acquamarina, la pietra di luna e il quarzo rosa, gemme di acqua e di tenerezza. Per l’incenso, Scott Cunningham, nel suo The Complete Book of Incense, Oils and Brews (1989), compone una miscela dedicata all’equinozio con franchincenso, benzoino, sangue di drago, noce moscata, fiori di violetta e scorza d’arancia, da bruciare durante i rituali di Ostara. I fiori freschi, cambiati spesso, tengono viva la primavera in casa per tutta la stagione. La tabella raccoglie le corrispondenze principali, ognuna con la sua fonte.

Ambito Affinità Fonte
Colori Verde, giallo, rosa, celeste, bianco Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008)
Erbe e fiori Narciso, ginestra, caprifoglio, giglio, rosa, viola Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013)
Pietre Acquamarina, pietra di luna, quarzo rosa Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013)
Incenso e resine Franchincenso, benzoino, sangue di drago, noce moscata, violetta, arancia Scott Cunningham, The Complete Book of Incense, Oils and Brews (1989)
Simboli Uovo, lepre, semi, primi fiori, bilancia Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008); William Richard Lethaby, Architecture, Mysticism and Myth (1892)

Domande frequenti

Che cos’è Ostara e cosa significa?

Ostara è il nome che le streghe danno all’equinozio di primavera, il Sabba dell’equilibrio tra luce e buio e della vita che riparte. Cade tra il 19 e il 21 marzo, quando il giorno e la notte hanno la stessa durata e il sole entra nell’Ariete, e da lì le giornate cominciano ad allungarsi. È dedicato alla dea germanica Ostara e a Eostre, divinità anglosassone della primavera. Segna il passaggio dalla promessa di Imbolc alla primavera visibile.

Qual è la leggenda di Ostara?

La leggenda di Ostara è quella di una dea della primavera e della fertilità, chiamata Ostara nel mondo germanico ed Eostre fra gli Anglosassoni, legata alla lepre e alle uova. Va detto con onestà che le fonti antiche sono scarse: la dea Eostre è citata solo dal monaco Beda, e gli studiosi ricordano che gli equinozi non risultano celebrati come feste dai popoli precristiani. Ostara, oggi, è una ricostruzione moderna di un’idea antichissima.

Qual è il mito di Ostara?

Attorno all’equinozio di primavera si intrecciano molti miti di morte e rinascita. Frazer, ne Il ramo d’oro, ricorda i culti romani di Cibele e del giovane Attis, il dio ucciso e risorto, e il ritorno di Persefone dal regno dei morti, che riporta i fiori sulla terra. Sono racconti diversi con un unico cuore: il seme che scende nel buio e risale in pianta, la vita che vince la morte. Ostara custodisce questo nucleo antico.

Quali sono i simboli di Ostara?

I simboli di Ostara sono l’uovo, immagine della vita che si schiude e origine delle uova di Pasqua, e la lepre, animale lunare e fecondo legato alla dea e antenata del coniglio pasquale. Si aggiungono i semi da piantare, i primi fiori di primavera come narcisi e primule, e l’immagine della bilancia, perché l’equinozio è il giorno dell’equilibrio tra luce e buio. Sull’altare si mettono uova decorate, semi e fiori freschi.

Come si celebra Ostara?

Ostara si celebra con la semina, reale e simbolica: si benedicono e si piantano i semi mettendovi un’intenzione, si decorano le uova come talismani di ciò che si vuole far nascere, si fa la pulizia di primavera per fare spazio al nuovo. Essendo la festa dell’equilibrio, è anche il momento giusto per riportare in bilancia ciò che nella vita pende troppo da un lato. Bastano un uovo, qualche seme e una candela chiara sull’altare.

Quando si celebra Ostara?

Ostara si celebra all’equinozio di primavera, tra il 19 e il 21 marzo nell’emisfero nord, quando il sole entra nell’Ariete. Nell’emisfero sud chi pratica la sposta all’equinozio di settembre, tra il 22 e il 23, per seguire la stagione reale. La data esatta varia di un giorno o due secondo l’anno astronomico, perché dipende dal momento preciso in cui il sole attraversa l’equatore celeste.

Fonti

  • Gerald Gardner, The Meaning of Witchcraft (Aquarian Press, 1959), pp. 139, 151, 201-202. Internet Archive.
  • Janet e Stewart Farrar, A Witches’ Bible: The Complete Witches’ Handbook (Robert Hale, 1981), pp. 75-80, 127. Internet Archive.
  • Raymond Buckland, Buckland’s Complete Book of Witchcraft (Llewellyn, 1986), pp. 102-103. Internet Archive.
  • Judy Ann Nock, The Provenance Press Guide to the Wiccan Year (Provenance Press, 2007), pp. 119-121, 133-135. Simon & Schuster.
  • James George Frazer, The Golden Bough: A Study in Magic and Religion (1922), pp. 272-275, 281, 300-307. Project Gutenberg.
  • Edward Carpenter, Pagan & Christian Creeds: Their Origin and Meaning (George Allen & Unwin, 1920), pp. 41-44, 117. Internet Archive.
  • William Richard Lethaby, Architecture, Mysticism and Myth (Percival & Co., 1892), pp. 276-280. Internet Archive.
  • Gerald Massey, Gerald Massey’s Lectures (1900), p. 153. Internet Archive.
  • Shannon Reilly, The Big Book of Correspondences (2008), pp. 104-110.
  • Sandra Kynes, Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (Llewellyn, 2013), pp. 786-788, 915-917.
  • Scott Cunningham, The Complete Book of Incense, Oils and Brews (Llewellyn, 1989), pp. 46-47. Internet Archive.
  • Scott Cunningham, Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (Llewellyn, 1988), pp. 132-137. Internet Archive.
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia (libro XXI, I secolo d.C.), sui fiori di primavera.
  • Israel Regardie (a cura di Chic e Sandra Tabatha Cicero), A Garden of Pomegranates: Skrying on the Tree of Life (Llewellyn, 1995), pp. 70-71.
  • Peter Levenda, The Dark Lord: H.P. Lovecraft, Kenneth Grant, and the Typhonian Tradition in Magic (Ibis Press, 2013), p. 75.

Ciò che hai appena letto è un contenuto a scopo folkloristico, storico, informativo, educativo e culturale. Non è consulenza medica, psicologica, legale, finanziaria o spirituale e non sostituisce un professionista qualificato: per la salute rivolgiti a un medico. Le pratiche esoteriche riflettono tradizioni e credenze diverse, prive di validità scientifica dimostrata: non sono fatti accertati, comportano rischi e non garantiscono alcun risultato. Affrontale con spirito critico. Le tue scelte e le loro conseguenze restano una tua responsabilità.
Ultimo aggiornamento e revisione:

Home Negozio
Carrello
Tentazioni