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Le foglie di patchouli sono l’erba della terra grassa: scure, dense, con quell’odore di suolo profondo che non piace a tutti e che matura, facendosi più pieno, con il passare del tempo. Nella pratica magica il patchouli lavora sotto Saturno e l’elemento Terra: attira il denaro, radica chi si sente disperso e nutre i lavori di sensualità. Le streghe lo spargono sulle banconote e nel fondo dei sacchetti di prosperità, lo bruciano a piccole prese sul carbone perché il fumo terroso ancori lo spazio, e nella magia popolare afroamericana lo tengono da parte come sostituto vegetale della terra dei cimiteri. Chi costruisce incantesimi di abbondanza, veste candele verdi o apre lavori di radicamento vi trova una base pesante, che dà corpo e durata all’intento. Bastano poche prese per volta, perché il suo carattere è denso e non ammette fretta. Materia scura e concreta per la magia pratica, lontana dalle erbe dolci e leggere.
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Natura e utilizzo
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Le foglie di patchouli che proponiamo sono quelle della pianta della famiglia della menta (Pogostemon cablin). Una volta essiccate si fanno scure e liberano l’aroma pieno di suolo e di legno bagnato. Vengono dal Sud-est asiatico, e in magia le governano Saturno e la Terra: sono l’erba con cui si lavora il denaro, il radicamento e il desiderio.
Sul pianeta che lo regge le fonti vanno tutte d’accordo, cosa rara nell’erbario: il patchouli è di Saturno e di Terra. Lo scrivono Scott Cunningham nella sua Encyclopedia of Magical Herbs (1985), Sandra Kynes nel Llewellyn’s Complete Book of Correspondences (2013), Paige Vanderbeck in Green Witchcraft (2020) e, in italiano, Karen Harrison nel Manuale di erboristeria alchemica (2021), che lo pone tra le erbe di Saturno e lo usa come legante nelle sue formule. È erba di genere femminile e di energia yin, affine al Capricorno, il segno saturnino della costruzione paziente. Vanderbeck la chiama senza mezzi termini l’erba della terra per eccellenza: pianta e foglia sanno di suolo bagnato, e in quell’odore sta tutta la sua natura, che tira verso il basso, verso le radici e la materia. Cunningham la affida a divinità terrose e ctonie, Ecate e Pan, a ciascuna delle quali dedica un olio.
Il primo mestiere del patchouli è la prosperità. Proprio perché sa di terra ricca, entra da sempre nelle miscele e negli incantesimi di denaro: si sparge sulle banconote, si chiude nei portafogli e nelle borse, si dispone attorno alla base delle candele verdi. Cunningham ne fa l’ingrediente del suo Fast Money Oil e dell’Earth Oil, l’olio della Terra che porta denaro, abbondanza e fondamento; Patti Wigington (Herb Magic, 2020) lo brucia nei lavori di denaro e lo scioglie nel bagno che ripulisce la testa da una mentalità di miseria; Karen Harrison lo mette tra le erbe di Saturno delle sue formule di abbondanza. È una ricchezza lenta e concreta, di quelle che mettono radici e restano nel tempo.
Nella sua voce enciclopedica, Cunningham fissa il gesto in poche righe:
«Il patchouly odora di terra ricca, e per questo è entrato nelle miscele e negli incantesimi di denaro e prosperità: lo si sparge sul denaro, lo si mette in borse e portafogli, e lo si dispone attorno alla base delle candele verdi.»
Scott Cunningham, Cunningham’s Encyclopedia of Magical Herbs, 1985
La stessa pesantezza che attira il denaro serve a radicare. Quando la mente corre e ci si sente sospesi, il patchouli riporta a terra: David Rankine (Climbing the Tree of Life, 2005) annota che ad alcuni basta l’odore di un’erba terrosa come questa per ritrovare il proprio peso, e Vanderbeck la consiglia per lo stesso motivo. L’altra sua faccia è il desiderio. Il patchouli entra da secoli nei lavori di sensualità: Cunningham lo pone nel suo Satyr Oil, l’olio dei satiri, e tra gli aromi che gli uomini portano per attrarre; Wigington gli dedica un incantesimo di passione. Israel Regardie (The Tree of Life, 1932) lo elenca fra gli odori francamente seducenti, di quelli che accendono. Sensualità terrosa e senza fronzoli, che funziona solo se l’odore piace a chi lo indossa.
C’è un uso del patchouli che lo lega alla terra nel senso più letterale. Nella magia popolare, chi non vuole o non può raccogliere la vera terra dei cimiteri usa il patchouli al suo posto: è il sostituto vegetale della cosiddetta “polvere di cimitero”. Lo mette nero su bianco Cunningham (1985), che per la sua natura terrosa lo dà come rimpiazzo della graveyard dust dove una ricetta la richiede, e lo conferma il repertorio voodoo di H.U. Lampe (Famous Voodoo Rituals and Spells, 1974), che scrive che alcuni operatori preferiscono il patchouli alla polvere o alla terra prese davvero da un camposanto. È il volto più scuro di quest’erba di Saturno, quello che la avvicina al lavoro con la terra profonda e con ciò che vi riposa, e che ne fa da sempre un semplice caro anche alla magia popolare afroamericana.
Per la prosperità si spargono le foglie di patchouli nel fondo dei sacchetti di denaro, o se ne mette una presa alla base di una candela verde prima di accenderla per un lavoro di abbondanza. Per il fumo se ne bruciano poche prese sul carboncino acceso: sale denso e terroso, ancora lo spazio e lo lega alla Terra. Le foglie ridotte in polvere entrano negli oli e nei sacchetti di sensualità e di radicamento, e nella magia popolare fanno da polvere di cimitero dove una ricetta la chiede. Ne basta poca per volta, e l’aroma cresce con gli anni se le foglie si tengono chiuse e all’asciutto. È un prodotto a uso magico, da non portare in cucina.
Il patchouli dà il meglio nei momenti concreti: quando si apre un lavoro di denaro o di abbondanza e lo si vuole solido e duraturo, e quando ci si sente dispersi e si cerca terra sotto i piedi. È l’erba dei lavori pazienti, nel segno lento di Saturno e del Capricorno, e la si accende volentieri a Samhain (Kynes, 2013), quando la stagione volge al buio e il pensiero corre alla terra e a ciò che vi dorme. Serve anche nei lavori di sensualità, purché il suo odore terroso incontri il gusto di chi opera.
Il patchouli parla a chi pratica la magia del denaro e della prosperità, a chi riempie sacchetti e veste candele di abbondanza, e a chi cerca un ancoraggio quando la mente si fa leggera e confusa. È l’erba di chi lavora il desiderio e di chi non teme la magia scura, quella delle radici e della materia. Nella conjure conserva il suo vecchio ruolo di polvere del camposanto, buona quando la terra vera manca; e a chiunque lo maneggi lascia in mano lo stesso insegnamento, il peso delle cose.
Attira il denaro e radica. È l’erba di Saturno e della Terra: si sparge sulle banconote e nei sacchetti di prosperità, si brucia sul carbone per ancorare lo spazio, e sostiene i lavori di radicamento e di sensualità. Il suo odore di terra grassa lo rende un semplice concreto della magia pratica.
È un suo uso popolare. Per la sua natura terrosa, il patchouli fa da sostituto vegetale della terra dei cimiteri, la “graveyard dust” delle ricette. Lo scrive Scott Cunningham (1985), e lo conferma il repertorio voodoo di H.U. Lampe (1974): alcuni operatori preferiscono il patchouli alla terra presa davvero da un camposanto.
Si spargono o si bruciano. Nel fondo di un sacchetto di denaro, alla base di una candela verde, oppure a piccole prese sul carboncino, dove il fumo terroso ancora lo spazio. Ridotte in polvere entrano negli oli di sensualità. Ne basta poca, e l’aroma migliora con gli anni.
È l’erba della terra. Governata da Saturno, nel suo odore di suolo profondo la tradizione magica legge la ricchezza che mette radici, il radicamento di chi è disperso e la sensualità concreta. Pianta femminile e yin, affine al Capricorno, unisce la magia del denaro a quella più scura della terra.
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