Davanti allo specchio di ossidiana nera fai scrying: guardi dentro il suo nero alla luce di una sola candela e aspetti che qualcosa prenda forma. Di ciò che ha davanti la pietra rimanda un’ombra dai colori spenti, e lì dentro arrivano immagini, colori, a volte suoni. L’ossidiana serve anche a comunicare con le guide e con i morti che ti sono cari, e puoi usarla per respingere le presenze che non hanno a cuore il tuo bene. La consacrazione viene prima di tutto, e se vuoi la sigilli con una parola segreta che lo lega a te; nelle notti di luna piena lo porti fuori a caricarsi. Per le visioni molti scelgono la luna calante o nuova. Le prime sere lo specchio può restare muto: c’è chi vede subito e chi ha bisogno di mesi di pratica paziente. Annota ogni seduta; quando rileggi le note a distanza di settimane, i simboli che tornano spesso trovano il loro senso.
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Informazioni sul prodotto
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Per prodotti aromatici (incensi, resine, oli, legni, erbe e affini): la percezione del profumo è soggettiva.
Per pietre e cristalli: forma, colore e venature possono variare naturalmente.
Natura e utilizzo
Articolo destinato a uso rituale, simbolico, culturale o da collezione. Non è un alimento né un prodotto medico o terapeutico. Non va ingerito in nessun caso. Non è destinato al contatto con la pelle. Tienilo lontano dalla portata dei bambini.
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Lo specchio di ossidiana nera serve allo scrying: è un disco di vetro vulcanico lucidato, da guardare a lume di candela finché nel suo nero prendono forma le visioni.
Prima lo purifichi: lascialo al chiaro di luna fino all’alba, oppure passalo nel fumo di un mazzetto di salvia bianca. Poi accendi un incenso e una candela, fai passare il disco nel fumo e accanto alla fiamma, senza scaldarlo, e tieni le mani aperte sopra la superficie mentre gli affidi il suo compito, la visione. L’acqua e il sale che alcuni rituali posano sullo specchio lasciali fuori: il sale riga l’ossidiana. Se vuoi che lavori per te soltanto, scegli una parola segreta e pronunciala tre volte con le dita sul centro del disco; ogni volta, prima di ripeterla, stacca le mani e soffia piano su quel punto. Nelle notti di luna piena portalo fuori, presentalo alla luna come un’offerta e dedicalo ai suoi poteri, finché il disco lunare non si specchia nel nero.
Prima di ogni seduta tieni le mani sopra il disco e sussurra tre volte la tua parola, se l’hai scelta. Per le visioni più limpide, o se vuoi che vengano soltanto dal divino, lavora dentro il cerchio magico. Spegni le luci e accendi una sola candela, sistemata di lato perché la fiamma resti fuori dal nero; lo specchio sta su un panno scuro, davanti a te. Porta la domanda in una frase sola, poi lascia andare lo sguardo dentro la pietra, senza sforzarlo. Spesso il nero sembra appannarsi e da quella foschia affiora un’immagine; altre volte l’immagine arriva piano, senza nebbia. Le prime figure vanno e vengono come vogliono: lasciale fare. All’inizio dieci minuti sono abbastanza. Alla fine annota che luna c’era, che cosa hai chiesto e che cosa è comparso. Se lo specchio resta buio, nella stessa seduta prova a spegnere la candela e a stendere un drappo nero sopra di te e sopra il disco.
Secondo la tradizione lo specchio trattiene ciò che è emerso in una seduta intensa: purificalo prima di riporlo. Se una visione ti ha turbato, fermati e torna un’altra sera. Appena hai finito coprilo con un panno nero e riservalo al lavoro magico.
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