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Anello di ossidiana nera (ANELLO DI OSSIDIANA)

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L’anello di ossidiana nera è un cerchio di pietra senza giunture, e nella tradizione antica l’anello era una guardia magica: con la sua continuità teneva lontane le forze avverse. Qui quel cerchio è fatto di ossidiana, la pietra di Saturno che negli amuleti di protezione si sceglie per respingere ciò che non vuoi addosso. Nella tradizione un anello magico può fare da amuleto contro le malie e gli spiriti maligni, e c’è chi trova una forza particolare nel vederlo al dito mentre le mani lavorano a un incantesimo. Prima di portarlo lo purifichi nel fumo; poi, in luna crescente, lo consacri col fuoco e con l’acqua e lo chiami col tuo nome. Un anello però trattiene la tua forza nel corpo: per questo lo sfili quando un incantesimo ti chiede di mandarla fuori.

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L’anello di ossidiana nera è un amuleto di vetro vulcanico, tutto di pietra, che si consacra in luna crescente e può difendere chi lo porta da fatture e presenze maligne.

  • Pietra: ossidiana nera lucidata, tutta d’un pezzo, senza metallo
  • Diametro interno: da 1,7 a 2,1 cm, diverso da un anello all’altro
  • Corrispondenze: Saturno, Fuoco
  • Lavoro magico: protezione personale, difesa dalle malie

Come si consacra l’anello di ossidiana

La purificazione viene prima, e torna dopo ogni periodo pesante: passi l’anello nel fumo di cedro e, se puoi, gli dai una notte intera sotto la luna. L’ossidiana è vetro e teme il calore, l’ammollo e il sale grosso, per questo non la bagni e non usi il sale. Per la consacrazione aspetta la luna crescente. Il fuoco e l’acqua li porti all’anello con prudenza: lo tieni per un attimo alto sopra la fiamma di una candela, senza scaldarlo, e spargi qualche goccia d’acqua in cerchio lì attorno, non sulla pietra. Poi lo stringi in mano, lo immagini già al tuo dito mentre ti fa da scudo e gli dici il suo compito e il tuo nome, anche quello magico, se ne hai uno.

Quando portarlo e quando sfilarlo

Che potere porti con te dipende dalla pietra del cerchio e da ciò che ci vedi dentro: in magia, un anello al dito è un legame. Lo stesso legame, però, tiene la forza chiusa nel corpo. Per questo la regola antica vuole l’anello sfilato in due momenti: quando un lavoro ti chiede di spingere fuori il tuo potere, verso lo scopo, e quando ti apri agli esseri superiori che invochi. A lavoro finito lo rimetti al dito.

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