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Il significato della luna nera è il buio più profondo del ciclo lunare: i giorni in cui la Luna sparisce dal cielo e la notte resta senza il suo occhio d’argento. Non è la luna nuova, e non è la luna calante. È il vuoto fra la fine di un ciclo e l’inizio del successivo, il momento in cui la Dea si ritira nell’ombra. Eileen Holland, nel suo The Spellcaster’s Reference del 2009, la chiama Luna Oscura, Luna Nera o Luna Perduta, e la lega alla Vecchia, a Ecate e a Lilith. Qui la guardiamo da dentro la pratica: che cos’è davvero, in cosa si distingue dalla luna nuova, quale dea la governa, il suo doppio senso astronomico e astrologico, e come le streghe hanno sempre lavorato con il suo silenzio.
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ToggleIl significato della luna nera è la fase di totale oscurità che chiude il mese lunare: i tre giorni in cui la Luna non si vede affatto, prima di rinascere come falce nuova. È il punto più basso del respiro del cielo, quando la luce cala fino a spegnersi del tutto. Eileen Holland la colloca da undici a quattordici giorni dopo la luna piena, e la distingue con nettezza sia dalla luna calante, che ancora mostra un filo di falce, sia dalla luna nuova, che segna già il ritorno. La luna nera è l’assenza, non l’inizio. È il buio pieno, non il primo bagliore.
Nella tradizione magica il cuore della luna nera sono i giorni del buio totale. Holland li descrive come il tempo in cui la Luna non può essere vista, il vuoto che precede la nuova nascita. Sono giorni brevi e densi. Per chi segue il cielo, riconoscerli è semplice: dopo l’ultimo spicchio calante, la notte diventa completamente scura, senza Luna, per due o tre notti di fila. Poi, a occidente, ricompare la falce sottile della luna nuova. Quel breve intervallo di assenza è la luna nera. Non un guasto del cielo, ma una stazione precisa del ciclo, tanto reale quanto il plenilunio.
Per capire la luna nera serve tenere a mente il respiro intero del ciclo. James R. Lewis ricorda che il mese lunare dura circa ventotto giorni, lo stesso ritmo che la tradizione ha da sempre accostato al ciclo femminile, e che in molte lingue le parole per Luna e per mestruo coincidono o si somigliano. La Luna cresce, si colma, cala e si spegne, poi ricomincia. La luna nera è l’ultimo respiro di quest’onda, il punto in cui la marea del cielo tocca il fondo prima di risalire. Non a caso le maree del mare sono più forti proprio alla luna nuova e alla piena, ai due estremi del ciclo. Il buio, qui, non è una pausa vuota: è il fondo necessario da cui la luce riparte.
C’è anche un secondo senso, più moderno e astronomico, del termine luna nera. Gli astronomi chiamano così la seconda luna nuova che cade nello stesso mese solare, un evento raro che accade ogni due o tre anni. È il gemello scuro della luna blu, la seconda luna piena in un mese. In questo senso la luna nera non è una fase diversa, ma una coincidenza di calendario: due noviluni stretti nello stesso mese. Le due accezioni convivono senza contraddirsi. L’una guarda alla qualità del buio, l’altra al conteggio dei giorni. Per la pratica magica conta soprattutto la prima, il momento dell’oscurità piena.
Questa luna nera di calendario nasce da un piccolo scarto fra il mese lunare e quello solare. Poiché il ciclo della Luna è più breve del mese, ogni tanto due noviluni entrano nello stesso mese, e il secondo prende il nome di luna nera. È lo specchio scuro della più nota luna blu, la seconda luna piena in un mese. Sono curiosità del conteggio, prive del peso simbolico della fase oscura vera e propria, ma spiegano perché in certi anni si senta parlare di una luna nera legata a una data precisa. Per la pratica magica, lo ripetiamo, conta il buio, non l’almanacco.
La differenza fra luna nera e luna nuova è la differenza fra il vuoto e il seme. La luna nera è l’assenza totale di luce, il riposo dell’astro; la luna nuova è la prima falce che torna, il momento in cui si semina e si comincia. Holland è esplicita su questo punto: quando la luna nera raggiunge il suo culmine di buio, diventa la luna nuova, che ha energie del tutto diverse. Confonderle significa lavorare fuori tempo. Chi vuole iniziare qualcosa aspetta la luna nuova, di cui abbiamo parlato in una guida dedicata; chi vuole chiudere, lasciar andare o semplicemente riposare trova nella luna nera il suo momento.
Questa distinzione non è pedanteria da almanacco: cambia il lavoro. Sulla luna nera si tirano le somme, si chiude, si riposa; sulla luna nuova si pianta il seme e si guarda avanti. Molti manuali moderni, per comodità, uniscono le due fasi sotto un solo nome, ma la tradizione più attenta le tiene separate, perché separate sono le loro maree. Un bando cominciato nel buio e finito nel buio è pulito. Un bando trascinato fin dentro la luna nuova rischia di rovesciarsi nel suo contrario, perché la luce che torna spinge a far crescere proprio ciò che volevi ridurre. Conoscere il confine è metà del lavoro.
Il passaggio fra le due fasi è netto ma silenzioso. Nei giorni della luna nera il cielo tace, e con lui tace il lavoro che spinge in avanti. Poi, senza clamore, la prima falce annuncia che il ciclo riparte. La stregoneria ha sempre rispettato questo confine. Holland raccomanda di completare ogni operazione della luna nera prima che il buio tocchi il fondo e diventi luna nuova, perché le due maree magiche non si mescolano. È un principio di misura. Ogni cosa al suo tempo, e il tempo della luna nera è quello del finire, non quello del cominciare. Il seme germoglia dopo, alla luce che ritorna.
La dea della luna nera è Ecate, la Vecchia, il volto anziano e sapiente della Dea triplice. Come la Luna cresce, si colma e cala, così la Dea è fanciulla, madre e anziana, e ciascun volto governa una parte del ciclo. James R. Lewis, nella sua Witchcraft Today: An Encyclopedia del 1999, fissa la corrispondenza con parole limpide. La riportiamo nella sua forma, perché è la mappa su cui poggia tutto il resto:
«…Diana, la Fanciulla, governa la luna nuova e crescente; Selene, la Matrona, governa la luna piena; ed Ecate, la Vecchia, la vecchia saggia, governa la luna calante e oscura…», James R. Lewis, Witchcraft Today: An Encyclopedia
Alla luna nera, dunque, regna Ecate. È la signora dei trivi e del mondo di sotto, la dea che presiede la notte senza Luna. Con lei la Dea non è meno potente: è potente in un altro modo, rivolto verso l’interno e verso l’ombra.
La triade lunare è una delle chiavi della stregoneria moderna. Lewis ricorda che la Grande Dea, generatrice di ogni cosa nella fase crescente e distruttrice nella calante, viene pensata dalle streghe in modo tripartito, secondo le fasi della Luna. Diana regna sul crescere, Selene sul culmine, Ecate sul calare e sul buio. Le tre non sono rivali: sono la stessa signora vista in tre momenti. A Diana, la dea della Luna e madre della stregoneria italiana, abbiamo dedicato una guida a parte; qui ci fermiamo sul suo volto più oscuro, quello che porta il nome di Ecate e che presiede la luna nera. Riconoscere quale volto governa la notte in cui lavori significa scegliere il registro giusto per il tuo intento.
La stessa tripartizione torna anche nelle correnti magiche più scure. Anche lì la Dea della Luna resta divisa in Fanciulla, Madre e Vecchia, e a Selene tocca il volto della piena. Michael W. Ford, nel suo Hecate & The Black Arts: Liber Necromantia del 2022, la ritrae come la regina della notte dalla luce fredda, signora di una saggezza nascosta.
«…Selene è la regina della notte, lo splendore e la luce fredda della luna piena… una dea della saggezza nascosta…», Michael W. Ford, Hecate & The Black Arts: Liber Necromantia
Vista così, la luna nera non è una fase isolata, ma l’anello che chiude il cerchio della Dea. Diana apre il ciclo con la falce nuova, Selene lo porta al culmine nel plenilunio, Ecate lo conclude nel buio e lo riconsegna al nuovo inizio. Le tre si passano il testimone senza strappi, e chi segue la Luna impara a sentire quale mano regge la notte. La luna nera, in questo, è la più discreta e la più profonda: non brilla, ma custodisce il passaggio da cui tutto riparte.
Ecate accompagna la stregoneria fin dall’antichità. Oliver Madox Hueffer, nel suo The Book of Witches del 1908, la descrive come la personificazione della Luna, i cui raggi non fanno che accrescere il mistero della notte, e la dice patrona di tutte le streghe, invocata nelle imprese più oscure. Secondo il suo racconto fu Ecate la prima a gettare incantesimi e a farsi esperta di magie, e al calare della notte scioglieva demoni e fantasmi dalle ombre di sotto. È un ritratto cupo, che appartiene al folklore greco e romano. Non lo prendiamo come istruzione, ma come prova di quanto antico sia il legame fra la dea del buio di luna e chi pratica l’arte al riparo della notte.
Il ritratto che Hueffer traccia di Ecate è volutamente cupo. La dea, scrive, divenne col tempo l’origine spettrale di tutti gli orrori con cui il buio popola l’immaginazione, e quando i suoi cani ululavano nella notte i Greci sapevano che era in giro per il mondo, con un seguito di anime dei morti. È il volto più temuto della luna nera, quello che il folklore ha caricato di paura. Noi non lo raccogliamo per spaventare, ma per misura storica: la dea del buio di luna è stata a lungo la signora di ciò che si teme e non si vede. Avvicinarla chiede prudenza, non leggerezza.
Le enciclopedie del folklore magico confermano questo doppio volto. Rosemary Ellen Guiley, nella sua The Encyclopedia of Demons and Demonology del 2009, ricorda che Ecate ha tre aspetti, dea della fertilità, dea della Luna e regina della notte, dei fantasmi e delle ombre. Di notte percorre la terra con la Caccia Selvaggia, un seguito di anime e di cani dagli occhi rossi; quando i cani ululano nel buio, dice la tradizione, è lei che passa. Gli antichi la temevano tanto da chiamarla soltanto “la Senza Nome”.
«…è la dea del buio di Luna, la distruttrice della vita, ma anche colei che la restituisce…», Rosemary Ellen Guiley, The Encyclopedia of Demons and Demonology
Accanto al senso di fase, luna nera indica anche una figura dell’astrologia: la Luna Nera di Lilith. Non si tratta di un corpo celeste, ma di un punto matematico, l’apogeo dell’orbita lunare, il luogo in cui la Luna è più lontana dalla Terra. Gli astrologi lo chiamano Luna Nera e lo legano alla figura di Lilith, il femminile indomito e ribelle. È un’accezione diversa da quella della fase, e va tenuta distinta per non fare confusione. La fase è un momento del ciclo che chiunque può vedere nel cielo; la Luna Nera di Lilith è una coordinata del tema natale. Le due cose portano lo stesso nome, ma non sono la stessa cosa.
C’è una ragione antica dietro il legame fra Lilith e il buio di Luna. La tradizione cabalistica, raccolta da Rosemary Ellen Guiley nella sua The Encyclopedia of Demons and Demonology del 2009, racconta che in principio il Sole e la Luna erano pari, e che poi la Luna venne sminuita e mandata a regnare sulla notte. Da quella diminuzione della Luna nasce anche Lilith, la cui forza tocca il culmine proprio quando l’astro si spegne del tutto.
«…i poteri di Lilith sono al culmine quando la Luna è oscura…», Rosemary Ellen Guiley, The Encyclopedia of Demons and Demonology
Vale la pena tenere le due Lune Nere su binari separati. Da un lato la fase oscura del ciclo, di cui parla questa guida, con la sua dea Ecate e i suoi giorni di buio. Dall’altro il punto astrologico di Lilith nel tema natale, che descrive un archetipo interiore e a cui dedichiamo un discorso a parte. Un ponte fra le due esiste, ed è antico. Eileen Holland, quando elenca le divinità della luna nera come fase, mette accanto alla Vecchia e a Ecate proprio il nome di Lilith. Restano figure distinte, ognuna con la sua storia, ma tutte affini al buio di luna. Chi vuole conoscere Lilith come Luna Nera troverà nella nostra guida su Lilith il quadro completo.
Perché proprio Lilith, in questo punto del cielo? Nella tradizione, Lilith è il femminile che non si piega, la prima donna che rifiuta di sottomettersi e sceglie l’esilio. Gli astrologi hanno legato questa figura all’apogeo lunare, il luogo più lontano e più buio dell’orbita, come a dire che lì abita la parte di noi che resta indomita e in ombra. È un simbolo forte, e proprio per questo va maneggiato con chiarezza: la Luna Nera di Lilith parla dell’interiorità e del carattere, non della fase che vediamo sparire dal cielo. Chi confonde le due si perde. Chi le tiene distinte guadagna due strumenti invece di uno.
Il significato esoterico della luna nera è il valore del vuoto: un tempo di sosta, di interiorità e di lavoro d’ombra. Nella luce che manca, la tradizione magica ha sempre letto un invito a rivolgersi verso l’interno, dove la luce del giorno non arriva. Holland raccoglie due letture, non una sola, e le presenta insieme. Alcuni praticanti considerano la luna nera un momento in cui non compiere alcun lavoro, per via degli esiti imprevedibili, e la riservano al riposo. Altri la ritengono un tempo potente per il bando, la chiusura e la magia della Vecchia. Le due posizioni convivono nella pratica, e vale la pena conoscerle entrambe.
La lista che Holland accosta alla luna nera è lunga e dice molto del suo carattere. Rientrano fra questi i finali e i cambiamenti, la giustizia e i nemici, l’invisibilità e la solitudine, la saggezza, la vecchiaia e i Misteri. C’è persino il lavoro per affrontare la rabbia, respingere il negativo e comprendere il proprio lato oscuro. Sono tutti temi che vivono nell’ombra, lontano dalla luce del giorno e dai lavori di crescita. La luna nera non promette fortuna né abbondanza: offre uno specchio scuro in cui guardare ciò che di solito evitiamo. Per questo è la fase prediletta da chi pratica il lavoro d’ombra, quel confronto onesto con le parti di sé rimaste in disparte.
La prima lettura della luna nera è quella della quiete. Chi la segue non lancia incantesimi in questi giorni: usa il buio per ricaricarsi, per sognare, per il lavoro interiore. Holland elenca fra gli usi propri di questa energia la divinazione, il sogno, la ricerca di visioni e il raccoglimento magico. È il momento di ascoltare invece di agire, di lasciare che le risposte affiorino dal silenzio. La luna nera diventa allora una piccola stagione di riposo dentro il mese, un ritiro volontario. Il cielo si spegne, e con lui si acquieta anche chi lavora, in attesa che la luce e le forze tornino con la falce nuova.
Il buio favorisce la vista interiore. Nel silenzio della luna nera, senza la luce che distrae, la divinazione trova un terreno fertile: le carte, lo specchio scuro, il pendolo parlano più chiaro quando il cielo tace. Anche i sogni si fanno più vividi, e molti praticanti tengono un quaderno accanto al letto proprio in questi giorni, per raccoglierne i messaggi. Non è un fare, è un ricevere. La luna nera insegna che ci sono momenti in cui la cosa più magica è fermarsi, chiudere gli occhi e lasciare che il buio restituisca ciò che la luce del giorno aveva coperto.
La seconda lettura è più attiva, e fa della luna nera il tempo del disfare. Holland la lega al bando, alla chiusura e alla magia della Vecchia, e la associa a temi come i finali, i nemici, l’invisibilità, la giustizia, la solitudine, la saggezza e i Misteri. James R. Lewis conferma dal versante del ciclo: la magia di bando e di vincolo, scrive, si compie nella fase in cui la Luna cala. Il buio pieno è il culmine di quel movimento discendente. Qui non si costruisce: si scioglie, si taglia, si lascia andare ciò che pesa. È anche il tempo del lavoro d’ombra, in cui si guarda in faccia la parte di sé che di giorno si tiene nascosta.
Le corrispondenze della luna nera raccolgono la sua sfera in poche voci essenziali, tutte legate al buio e alla Vecchia. Il colore è il nero, con il grigio della cenere; le dee sono la Vecchia (cioè Ecate) e Lilith; il metallo è l’argento della Luna, che secondo Lewis potenzia le facoltà psichiche; l’intento oscilla fra il riposo e il bando, secondo le due letture che abbiamo visto. Sono corrispondenze di fase, non di ingrediente: descrivono un momento del cielo e i suoi alleati simbolici, da porre sull’altare come richiami, mai da assumere o applicare sul corpo. L’asse resta magico e rituale.
| Ambito | Affinità | Fonte |
|---|---|---|
| Fase | i tre giorni senza Luna, prima della Nuova (Luna Oscura, Perduta) | Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference (2009) |
| Dee | la Vecchia (cioè Ecate) e Lilith | Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference (2009); James R. Lewis, Witchcraft Today (1999) |
| Colore | nero, grigio | Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference (2009) |
| Metallo | argento (potenzia le facoltà psichiche) | James R. Lewis, Witchcraft Today (1999) |
| Intento | riposo, sogno, divinazione; oppure bando, chiusure, lavoro d’ombra, i Misteri | Eileen Holland (2009); James R. Lewis (1999) |
Ogni corrispondenza racconta lo stesso momento. Il nero è il colore dell’assenza di luce, la cenere del grigio è ciò che resta quando il fuoco si è spento. L’argento resta il metallo lunare anche nel buio, perché appartiene alla Luna in ogni sua fase, e nella notte oscura si lega alle facoltà psichiche che il silenzio affina. La Vecchia, infine, è la dea di questi giorni: non la fanciulla né la madre, ma l’anziana che sa, che ha visto l’intero ciclo e ora riposa nel buio. La definizione precisa della fase la dobbiamo a Holland, che vale la pena rileggere nella sua forma:
«…la Luna Oscura, detta anche Luna Nera e Luna Perduta: i tre giorni in cui la Luna non si può vedere, da undici a quattordici giorni dopo la luna piena…», Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference
Tre giorni, un colore, una dea. La luna nera si lascia descrivere con pochi tratti, ma ciascuno apre su una profondità che solo la pratica rivela.
C’è un filo che unisce tutte queste voci: il vuoto come pienezza rovesciata. Il nero non è la mancanza del colore, ma la somma di tutte le ombre; il silenzio della luna nera non è assenza, ma una presenza che parla piano. La Vecchia governa questi giorni perché è la sola, delle tre, ad aver attraversato l’intero ciclo e a conoscerne il fondo. Chi lavora con la luna nera impara a leggere anche ciò che non si vede, a fidarsi del buio come di una stanza conosciuta. Le corrispondenze, allora, non sono un elenco da mandare a memoria: sono le porte di quella stanza.
Lavorare con la luna nera significa accordarsi al suo silenzio, non forzarlo. La regola prima è la prudenza: molti praticanti, ricorda Holland, preferiscono non compiere lavori in questi giorni, perché gli esiti possono essere imprevedibili. Chi sceglie di agire lo fa per sciogliere, non per attrarre. L’altare si veste di nero, si accende una candela scura o d’argento, e si lascia che il buio faccia da cornice. La magia astrale più antica conosceva bene il potere della Luna: già il Picatrix, il grande manuale medievale tradotto dall’arabo, insegna che la Luna convoglia e immette nel mondo le influenze di tutti i pianeti. Nel buio, quel canale si volge verso l’interno.
In concreto, il lavoro della luna nera chiede pochi strumenti e molto raccoglimento. Una candela nera o d’argento, uno specchio scuro o una ciotola d’acqua per la divinazione, un po’ di silenzio: basta questo. Non servono grandi apparati, perché la fase stessa fa la parte più importante, avvolgendo ogni gesto nel suo buio. Chi ha lavorato con la luna piena, tutta esteriorità e splendore, qui sentirà il contrasto: la luna nera spinge a rientrare, ad abbassare la voce, a fare meno e ascoltare di più. È una magia di sottrazione, non di accumulo.
La luna nera premia poche cose fatte bene. Fra le operazioni che le sono proprie ci sono il bando di ciò che pesa, la chiusura di un capitolo, la divinazione, il sogno e il riposo. Ciò che invece non le appartiene è il far crescere: attirare denaro, amore, occasioni, iniziare imprese. Quelle cose vogliono la luce che sale, non il buio che tace. Giambattista della Porta, nella sua Natural Magick del 1658, osservava che nell’ultimo quarto la Luna perde tutta la sua luce, e che perfino la piccola formica riposa in tutto lo spazio fra la vecchia e la nuova Luna. La natura stessa, nel buio, si ferma. Seguirla è la scelta più saggia.
La natura offre un’altra lezione sul buio di luna. Della Porta osservava che, mentre quasi tutto cresce e cala con la Luna, la cipolla fa il contrario: aumenta quando la Luna cala e si consuma quando cresce. Per questo, notava, i sacerdoti egizi non la mangiavano. È un dettaglio curioso, ma dice una cosa vera: il buio ha una sua logica rovesciata, in cui ciò che di giorno sembra assurdo trova il suo senso. Nella luna nera si lavora così, controcorrente rispetto alla luce, dando valore alla sosta e al disfare là dove le altre fasi premiano lo slancio e il costruire.
Ogni lavoro della luna nera va portato a termine dentro il buio. Holland lo dice chiaramente: le operazioni devono essere completate prima che la Luna Nera tocchi il fondo e diventi luna nuova, perché a quel punto le energie cambiano del tutto. Non si lascia un bando a metà per finirlo con la falce nuova: si conclude nel buio, e poi si tace. Quando la prima luce torna a occidente, si volta pagina. È una disciplina semplice, che protegge il lavoro e chi lo compie. La luna nera è il tempo del finire; ciò che deve nascere aspetta, paziente, il ritorno della Luna. Così il ciclo resta ordinato, e ogni fase conserva la sua voce.
La luna nera è la fase di totale oscurità del ciclo lunare: i tre giorni in cui la Luna non si vede, prima di rinascere come luna nuova. Eileen Holland, nel The Spellcaster’s Reference del 2009, la chiama anche Luna Oscura o Luna Perduta e la colloca da undici a quattordici giorni dopo la luna piena. È il vuoto fra la fine di un ciclo e l’inizio del successivo, il momento in cui la Dea si ritira nell’ombra come Vecchia.
La Luna è nera nei due o tre giorni di buio totale che chiudono il mese lunare, subito prima della luna nuova, quando dal cielo sparisce ogni spicchio. In un secondo senso, astronomico, si chiama luna nera anche la seconda luna nuova che cade nello stesso mese solare, un evento raro che ricorre ogni due o tre anni. Le due accezioni convivono: la prima riguarda la qualità del buio, la seconda il calendario.
La luna nera è l’assenza totale di luce, mentre la luna nuova è la prima falce che torna. La prima è il vuoto e il riposo, la seconda è il seme e l’inizio. Eileen Holland precisa che, quando la luna nera raggiunge il culmine del buio, diventa luna nuova, che ha energie del tutto diverse. Per questo si lasciano andare le cose durante la luna nera e si comincia qualcosa di nuovo con la luna nuova.
In astrologia la Luna Nera indica la Luna Nera di Lilith, un punto matematico e non un corpo celeste: l’apogeo dell’orbita lunare, dove la Luna è più lontana dalla Terra. Gli astrologi lo legano alla figura di Lilith, il femminile ribelle e indomito, e lo interpretano come un archetipo del tema natale. È un senso diverso da quello della fase lunare: porta lo stesso nome, ma descrive una coordinata astrologica, non un momento visibile nel cielo.
La dea della luna nera è Ecate, la Vecchia della Dea triplice: la Vecchia è il volto anziano della Dea, ed Ecate è la dea greca che lo incarna. James R. Lewis, in Witchcraft Today del 1999, spiega che Diana governa la luna nuova e crescente, Selene la luna piena ed Ecate, la vecchia saggia, la luna calante e oscura. Eileen Holland aggiunge fra le divinità della luna nera anche Lilith, figura distinta da Ecate ma affine al buio di luna.
Il simbolo della luna nera è il disco scuro, la Luna resa invisibile, spesso raffigurata come un cerchio nero o sfumato di grigio. Il suo colore è il nero, con il grigio della cenere, e la sua dea è la Vecchia. A differenza della falce crescente, simbolo di crescita e fortuna, il disco oscuro rimanda al vuoto, al riposo e ai Misteri. È l’immagine della fase in cui la Luna si nasconde per rinascere.
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Serena De Luca, nata a Messina, é una scrittrice italiana di esoterismo, appassionata di occultismo e stregoneria fin da giovane. Colleziona antichi grimori e oggetti d’antiquariato legati alla stregoneria. I suoi libri trattano rituali magici, divinazione e uso delle erbe magiche, unendo elementi storici e pratiche moderne.