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Il significato della luna calante: rituali di rilascio e purificazione

Ultimo aggiornamento e revisione:

Il significato della luna calante, nella tradizione magica, è quello di un tempo del meno: il disco lunare si assottiglia notte dopo notte, e chi pratica affida a quel declino tutto ciò che deve andarsene. Si scioglie, si bandisce, si purifica. Dopo il culmine della luna piena la luce si ritira verso il buio, e per secoli le streghe hanno letto quel ritirarsi come la stagione giusta per lasciare andare: James R. Lewis, nella sua enciclopedia Witchcraft Today (1999), ricorda che la luna incarna l’oscurità, la notte e i misteri della parte in ombra, mentre Eileen Holland, nel suo manuale The Spellcaster’s Reference (2009), la indica come il tempo per allontanare, bandire e rilasciare. In questa guida della bottega trovi il significato esoterico della fase calante, le tappe del declino, i rituali di rilascio e gli alleati di pietra e d’erba che la tradizione le affianca.

Il significato della luna calante nella tradizione magica

Per chi lavora con il cielo, il significato della luna calante è il rovescio esatto del novilunio: là si semina, qui si toglie. La luce che diminuisce diventa la misura di ciò che vogliamo veder diminuire nella vita, e la stregoneria moderna colloca in questa finestra i lavori di scioglimento, bando e purificazione.

La luna che si spegne: oscurità, misteri e declino

La fase calante appartiene al lato notturno del ciclo. James R. Lewis, in Witchcraft Today (1999), scrive che la luna raccoglie in sé l’oscurità, la notte, l’intuizione, le maree e il tempo, perché i primi calendari dell’uomo nascono contando le sue fasi lunari. Quando il disco cala, quel lato in ombra prende il sopravvento. Non è una perdita: è un ritirarsi. La stessa luce che alla piena aveva toccato il suo massimo ora si raccoglie, e con lei si raccoglie il lavoro magico, che passa dal costruire al disfare. Chi osserva il cielo di queste notti vede la falce farsi ogni sera più magra, rivolta verso levante nelle ore che precedono l’alba, finché il buio non la inghiotte del tutto.

La discesa della Dea agli inferi

Il mito dà a questo declino un volto. Gerald Gardner, nel suo The Meaning of Witchcraft (1959), racconta la discesa della Dea nel regno dei morti, la Terra Senza Ritorno: a ogni porta i guardiani la spogliano di una veste e di un gioiello, finché non resta nuda e splende del suo puro potere di Regina degli Inferi. È la storia di Inanna e Ishtar, che scendono per riportare alla luce l’amato Tammuz. Gardner ci legge il ciclo del cielo.

«…c’è chi ritiene che la perdita delle sue vesti e dei suoi gioielli rappresenti il declinare della luna, finché non risorge nella sua bellezza e nel suo potere…», Gerald Gardner, The Meaning of Witchcraft

La luna calante, in questa lettura, è la Dea che si toglie tutto per attraversare il buio. Ogni veste che cade è una notte di luce in meno. Il declino non porta alla morte definitiva, ma al fondo da cui si risale: quando l’ultima falce sparisce, il ciclo tocca il suo punto più basso e già prepara la rinascita del novilunio. Per chi pratica, il messaggio è operativo. Spogliarsi di ciò che pesa, come fa la Dea alle porte degli inferi, è il gesto stesso della fase calante.

Ecate, signora della notte senza luna

La luna che cala ha una sua divinità di elezione. Janet Farrar e Gavin Bone, in Progressive Witchcraft (2004), presentano Ecate come dea greca insieme lunare e degli inferi, signora della magia, protettrice delle streghe, custode dei crocicchi dove sorgeva la sua immagine a tre volti. Ai trivi le si lasciava la Cena di Ecate, un’offerta di cibo deposta nella notte. Ecate è la faccia oscura del femminile divino, quella che governa la parte calante e buia del mese, mentre alla piena regna la dea splendente. Nella figura della Triplice Dea della stregoneria moderna, vergine, madre e Vecchia, la fase calante appartiene alla Vecchia, la sapiente che conosce la fine delle cose e per questo sa come scioglierle. A lei si rivolge chi apre un lavoro di rilascio quando la luce diminuisce. Non è la dea che spaventa, ma quella che accompagna i passaggi difficili, il varco fra ciò che finisce e ciò che deve ancora tornare a nascere.

Le fasi del declino: dal Terzo Quarto alla luna balsamica

Quanto dura la luna calante, e da dove comincia? La risposta operativa è netta: comincia subito dopo il plenilunio e finisce quando il disco sparisce nel buio, poco meno di due settimane più tardi. Dentro quel declino, però, gli autori distinguono tappe minori che conviene conoscere.

Che cos’è la luna gibbosa calante?

Appena passato il pieno, la luna non è ancora una falce: è un disco ancora quasi intero ma già intaccato su un lato. Questa è la luna gibbosa calante, la prima stazione del declino. La parola gibbosa dice la forma, più che piena e meno che tonda, con l’ombra che comincia a mangiare il bordo. Sul piano magico è una fase di transizione e di gratitudine: la potenza della piena si sta esaurendo, e Douglas Ezzy, in Practising the Witch’s Craft (2003), suggerisce di usarla per rivalutare gli obiettivi che alla piena non hanno dato frutto, prima di lasciarli andare del tutto. È il momento del bilancio, quello in cui si guarda indietro al culmine appena passato e si decide cosa tenere e cosa sciogliere.

Il conteggio dei giorni secondo gli autori

Passata la gibbosa, il cielo entra nel cuore della fase calante. Eileen Holland, in The Spellcaster’s Reference (2009), chiama Luna Calante o Terzo Quarto i giorni dal settimo al decimo dopo il plenilunio, e riserva il nome di Luna Calante Balsamica alle notti che vanno dal decimo giorno fino a quando la luna non è più visibile. Sono due finestre con sfumature diverse. Un chiarimento sui nomi: in questa guida «luna calante» indica l’intera metà calante a partire dal Terzo Quarto, mentre gli schemi a otto fasi riservano quel nome all’ultima falce prima del buio, distinguendola dal Terzo Quarto. È sempre la stessa luce che diminuisce, osservata con un dettaglio diverso. Il Terzo Quarto regge bene i grandi lavori di scioglimento, quando ancora c’è disco da consumare; la luna balsamica, l’ultimo filo prima del buio, è la più adatta al riposo, alla divinazione e al distacco più profondo. Holland lega a queste notti la direzione dell’Ovest, il punto dove il sole tramonta, e le antiche Esperidi, le ninfe occidentali del crepuscolo. Nel suo calendario magico, contare i giorni fase per fase serve proprio a cucire ogni lavoro sul cielo esatto della notte in cui lo si compie.

I poteri della luna calante: bando, rilascio e purificazione

Quali sono i poteri della luna calante? In una parola, quelli del meno. Ogni lavoro che voglia ridurre, togliere, chiudere o allontanare trova qui la sua stagione, e la manualistica moderna concorda con notevole compattezza su questo elenco di usi.

L’asse del togliere

Eileen Holland, nel suo The Spellcaster’s Reference (2009), raccoglie sotto la luna calante una famiglia intera di lavori: allontanare, bandire, vincolare, purificare, rilasciare, e con essi la magia della Vecchia e tutto ciò che riguarda conclusione, oscurità, declino, distacco, fine, valutazione, giustizia, protezione, separazione e trasformazione. È l’inventario del disfare. Dove la luna crescente accompagna ciò che deve aumentare, la calante presiede a ciò che deve calare: un debito da estinguere, un’abitudine da spezzare, una presenza da mandare via, una casa da purificare. La regola d’arte è antica e semplice. Si lavora nello stesso verso del cielo, e il cielo, in queste notti, va verso il vuoto. Chi accompagna la propria intenzione a quel movimento discendente rema con la corrente, non contro.

Perché la fase scura non è il male?

Conviene sgombrare subito un equivoco diffuso. Il buio non è il male, e la luna calante non è una fase sfortunata. Nella tradizione della stregoneria l’oscurità è il grembo da cui tutto rinasce, non una minaccia. La fase del declino chiede rispetto, come ogni forza, e restituisce ciò che le porti: un lavoro di rilascio ben posto trova nel calare del disco lo spazio per compiersi. Doreen Valiente, in Witchcraft for Tomorrow (1978), ricordava che la magia lavora per simboli e corrispondenze, non per superstizione cieca. La paura della fase scura nasce quasi sempre da un fraintendimento: la si scambia per magia oscura, mentre è soltanto la metà notturna di un ciclo naturale. Purificare la casa quando la luna cala non ha nulla di torbido. È semplice buon senso magico, come lavare i pavimenti quando il sole è basso.

Luna calante o luna crescente: la magia che cresce e quella che cala

La domanda su quale fase scegliere è tra le più frequenti che riceviamo in bottega, e la risposta è quasi geometrica: la crescente per far crescere, la calante per far calare. Le due fasi sono specchio l’una dell’altra, e la manualistica le tratta come i due versi del lavoro magico.

La regola del crescere e del calare

Raymond Buckland, nel suo Buckland’s Complete Book of Witchcraft (1986), fissa il principio con la chiarezza del maestro: come la luna cresce, così cresce l’occasione per cui stai lavorando; come la luna cala, così declina la cattiva abitudine che cerchi di vincere. È magia simpatica allo stato puro. Il cielo fa da modello, e il lavoro imita il suo movimento. Perciò i propositi di aumento, la prosperità, la fortuna e ogni impresa che deve ingrandirsi vogliono la luce che cresce, mentre gli scioglimenti, i bandi e le rinunce vogliono la luce che diminuisce. Patricia Telesco, in Spinning Spells, Weaving Wonders, applica la stessa regola alle abitudini: alla crescente si sviluppano gli attributi positivi, alla calante si riducono quelli negativi, magari usando come focus un oggetto che si sgonfia, come una bibita lasciata perdere le bollicine.

Le maree magiche e il giorno giusto

Sotto la regola delle fasi ne corre un’altra, più fine, quella dei giorni. Christopher Penczak, nel suo Sons of the Goddess: A Young Man’s Guide to Wicca (2004), riassume la sola vera legge della magia lunare così: presta attenzione alla Luna, perché guida le maree magiche come guida quelle del mare, spingendo e tirando l’energia. Douglas Ezzy, in Practising the Witch’s Craft (2003), aggiunge il giorno della settimana come seconda leva: il lunedì, il giorno che porta la luna nel nome, è il più adatto alla guarigione, alla purificazione, alla pace e al lavoro psichico, tutti temi affini alla fase che si ritira. Combinare la fase calante con un lunedì, per chi ama il conteggio fine, è mettere due correnti nello stesso verso. Non è obbligatorio. È una raffinatezza che rende il lavoro più puntuale.

Rituali di luna calante per lasciare andare

Veniamo alla pratica. I rituali di luna calante ruotano quasi tutti attorno allo stesso gesto: dare forma a ciò che vogliamo togliere e affidarlo al ciclo che si ritira. Servono strumenti semplici e una finestra che va dal giorno dopo la piena all’ultima notte prima del buio.

Il rituale del rilascio

Il modello più diffuso è quello del rilascio scritto, e lo rendiamo con parole nostre. Scrivi su un foglio la cosa sola di cui vuoi liberarti: un’abitudine, un legame che pesa, un pensiero che non ti lascia. Una cosa per volta, detta chiara. Mentre il disco cala nelle notti seguenti, quel foglio si consuma con lui, bruciato nel calderone a prova di fuoco oppure sepolto, perché torni alla terra. Eileen Holland fissa il senso di tutto questo con l’inventario che la tradizione affida alla fase.

«…la luna calante è un tempo potente per allontanare, bandire, vincolare, purificare, rilasciare… per la magia della Vecchia, e per i lavori legati a conclusione, oscurità… declino, distacco, fine, valutazione…», Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference

Patricia Telesco suggerisce il tocco che rende concreto il gesto: usare come oggetto del rituale qualcosa che si riduce davvero sotto gli occhi. Una candela che cala, una bibita che perde forza, un nodo che si scioglie. Il simbolo lavora perché lo vedi diminuire mentre la luna, in cielo, fa lo stesso. Non promettiamo nulla: la corrispondenza è una regola d’arte tramandata, non una garanzia. Ma il gesto ha una sua verità psicologica prima ancora che magica, perché mette il corpo dentro l’intenzione.

Bando, purificazione e allontanamento

Oltre al rilascio scritto, la finestra calante accoglie una famiglia intera di pratiche. Le elenchiamo come la tradizione le tramanda.

  • Il bando: mandare via ciò che disturba, dalla cattiva abitudine all’influenza indesiderata, seguendo il disco che si assottiglia.
  • La purificazione della casa: fumigazioni e lavaggi rituali che portano fuori l’aria pesante, affini al lunedì secondo Douglas Ezzy (2003).
  • L’allontanamento e la separazione: sciogliere legami che non servono più, un tema che la Vecchia governa perché conosce la fine delle cose.
  • La chiusura dei conti: saldare, concludere, mettere ordine prima che il ciclo tocchi il fondo del buio.
  • La divinazione nel buio: le ultime notti, quelle della luna balsamica, favoriscono lo specchio nero e il raccoglimento magico.

Non serve fare tutto, e non serve farlo ogni mese. Un mese la fase calante ti troverà con un legame maturo da sciogliere, un altro con il solo bisogno di purificare la casa e fare silenzio. Entrambe le cose sono lavoro magico ben fatto, se le compi con presenza.

La purificazione della casa con il fumo

Fra i lavori della fase calante, la purificazione dell’ambiente è forse il più domestico e il più utile. Quando la luce si ritira, la tradizione consiglia di portare fuori di casa l’aria pesante che si è raccolta fra le mura, con il fumo delle erbe e con i lavaggi rituali. Douglas Ezzy, in Practising the Witch’s Craft (2003), lega il lunedì alla guarigione e alla purificazione, e una calante che cade di lunedì mette due correnti nello stesso verso. Le erbe si scelgono fra quelle di protezione che Silver RavenWolf, in To Light a Sacred Flame (1999), elenca a decine, dall’angelica al basilico ai chiodi di garofano. Il gesto è semplice. Si accende l’erba secca in un recipiente resistente, si lascia salire la fumigazione di stanza in stanza nel verso antiorario che la tradizione lega alla fase calante, e si apre una finestra perché ciò che è stato smosso trovi la via d’uscita. Il fumo non profuma l’ambiente: lo purifica, che è un’altra cosa. Dove serve, al suffumigio si aggiunge il lavaggio dei pavimenti con acqua e sale, l’antico gesto che chiude il lavoro riportando pulizia dove c’era peso.

Le Mansioni della Luna nella magia dotta

Il declino lunare non appartiene solo alla stregoneria moderna. La filosofia occulta del Rinascimento gli aveva dedicato un intero sistema, quello delle ventotto Mansioni della Luna, le tappe che l’astro attraversa nel suo giro. Il Picatrix, il grande manuale di magia astrale tradotto dall’arabo al latino nel Medioevo, insegna che la Luna convoglia sulla terra le influenze di tutti i pianeti, e a ciascuna mansione assegna un’opera propria. È un’idea potente. L’astro più vicino a noi funziona come una lente che raccoglie e riversa la luce degli altri, e il momento del suo giro decide la qualità di ciò che si compie. Francis Barrett, che tre secoli più tardi ne raccolse l’eredità nel suo The Magus, or Celestial Intelligencer (1801), descrive le immagini delle mansioni una per una, e alcune sono espressamente votate alla distruzione, alla separazione e allo sciogliere i legami. Sono lavori del togliere, affini per natura alla luce che cala. La stessa filosofia occulta rinascimentale, con Heinrich Cornelius Agrippa e i suoi Three Books of Occult Philosophy (1533), aveva costruito l’intero edificio delle corrispondenze su questo principio: ogni cosa quaggiù risponde a una virtù celeste, e chi conosce i legami sa in quale ora del cielo un lavoro trova la sua forza. Citiamo questa tradizione dotta non come ricettario da seguire alla lettera, ma per mostrare quanto sia antica e stratificata l’idea che il cielo lunare misuri la qualità del tempo magico. La luna calante, in questo edificio, è l’ora del disfare.

Cosa non fare durante la luna calante

Se la calante è il tempo del meno, la regola dei divieti viene da sé: non è la stagione del più. La tradizione sconsiglia, in queste notti, i lavori che chiedono crescita e attrazione.

Ciò che vuole la luce crescente

Aprire una nuova impresa, attirare prosperità, far crescere un amore o un progetto: sono lavori che vogliono la luce che aumenta, non quella che si ritira. Raymond Buckland (1986) lo dice con l’immagine della luna che cresce insieme all’occasione: chiedere aumento a un cielo che va verso il buio è remare contro il suo verso. Non è un divieto assoluto, e nessuno ti ferma. È una regola di corrispondenza. Se un lavoro di crescita può aspettare il novilunio o la prima falce crescente, conviene lasciarlo aspettare: due settimane di pazienza costano poco e mettono il cielo dalla tua parte. La stessa Eileen Holland (2009) ricorda del resto che resti libero di ignorare la luna quando fissi i tuoi incantesimi. Il ciclo è uno strumento, non una gabbia. Chi lo conosce, però, preferisce usarlo a favore invece che a sfavore.

Gli alleati della luna calante: pietre, erbe e divinità

La fase calante ha i suoi alleati naturali: materie che la tradizione delle corrispondenze lega al bando, alla protezione e allo scioglimento. Ne raccogliamo alcune dal nostro sistema di corrispondenze, ciascuna con la fonte e la pagina che la attestano.

Le pietre del bando e della protezione

Le pietre della fase calante sono quasi tutte scure, coerenti con la notte che avanza. D.J. Conway, nel suo The Big Little Book of Magick (2000), raccoglie le pietre per potere magico e mette l’ossidiana, il quarzo fumè e la tormalina fra quelle che aiutano a superare l’abuso e a difendersi dai nemici. L’ossidiana nera, in particolare, è pietra di protezione e specchio da scrying, come ricorda Judy Hall nella sua The Crystal Bible (2003): il suo lato più bello, nelle ultime notti calanti, è proprio quello dello specchio nero. La tormalina nera è invece un manto, secondo Cassandra Jade in The Power of Crystals and Healing Stones (2022): avvolge, diminuisce la paura e riequilibra. C’è poi l’ematite, la pietra di sangue, che Arthur Edward Waite, sotto lo pseudonimo di Grand Orient nel suo A Manual of Cartomancy (1909), dava per potente nelle incantagioni contro la magia del malocchio. Lo stesso D.J. Conway (2000), nella sua rassegna delle pietre per potere magico, allinea alla difesa dai nemici altre gemme di riscontro, segno di quanto la fase del bando ami le materie che schermano e respingono. L’uso più caratteristico resta però quello dell’ossidiana nelle ultime notti balsamiche: lo specchio nero, tenuto alla luce fioca di una candela, è lo strumento di divinazione che la tradizione affida al buio che avanza. Non a caso molte streghe riservano proprio a queste notti calanti le sedute davanti allo specchio scuro, quando la luce esterna è minima e lo sguardo si volge dentro. Il principio che unisce tutte queste pietre lo aveva già fissato Doreen Valiente (1978): qualunque pietra segnata o colorata in modo da suggerire la cosa che vuoi ottenere può servire da simbolo nel lavoro magico.

L’artemisia e le erbe della fase scura

Fra le erbe, la fase calante chiama anzitutto l’artemisia, l’Artemisia vulgaris degli erbari, che porta il nome di Artemide, la signora greca della luna. Richard Folkard, in Plant Lore, Legends, and Lyrics (1884), la ricorda usata da sempre negli incantesimi, e cita Plinio a proposito del viandante che, portandola con sé, non sente la fatica del cammino. Heinrich Cornelius Agrippa, nei suoi Three Books of Occult Philosophy (1533), la colloca fra le piante governate dalle Pleiadi, l’ammasso di stelle che la tradizione astrale lega ai lavori notturni. Nelle notti che scendono verso il buio, il suo impiego più tradizionale è la fumigazione che accompagna lo specchio e la divinazione. Accanto all’artemisia, la tradizione dispone le erbe di protezione che Silver RavenWolf elenca nel suo To Light a Sacred Flame (1999), dall’angelica al basilico ai chiodi di garofano, buone per schermare e purificare l’ambiente quando si lavora di bando.

La tavola delle corrispondenze della luna calante

Riassumiamo qui le corrispondenze della fase, con le fonti che le portano. Dove gli autori divergono, come sul pianeta reggente, riportiamo tutte le posizioni: la divergenza è un pregio della tradizione, non un difetto.

Ambito Affinità Fonte
Fase e giorni Terzo Quarto (7-10 giorni dopo la piena) e luna balsamica fino al buio Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference, 2009, p.147-150
Direzione Ovest, il punto del tramonto Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference, 2009, p.149-150
Intento Bando, rilascio, purificazione, separazione, magia della Vecchia Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference, 2009, p.147-149; Patricia Telesco, Spinning Spells, Weaving Wonders, p.109-110
Giorno Lunedì (guarigione, purificazione) Douglas Ezzy, Practising the Witch’s Craft, 2003, p.153-154
Pianeta Divergente: Sole o Luna oppure Saturno Shanddaramon, Self-Initiation for the Solitary Witch, 2004, p.228 (Sole/Luna); Silver RavenWolf, To Light a Sacred Flame, 1999, p.66 (Saturno)
Divinità Ecate, la Vecchia, la Dea che scende agli inferi Janet Farrar e Gavin Bone, Progressive Witchcraft, 2004, p.254; Gerald Gardner, The Meaning of Witchcraft, 1959, p.152
Pietre Ossidiana nera, tormalina nera, ematite D.J. Conway, The Big Little Book of Magick, 2000, p.170-173; Judy Hall, The Crystal Bible, 2003, p.303-306; Cassandra Jade, The Power of Crystals and Healing Stones, 2022, p.21-23
Erba Artemisia (Artemisia vulgaris), erbe di protezione Heinrich Cornelius Agrippa, Three Books of Occult Philosophy, 1533, p.38-39; Silver RavenWolf, To Light a Sacred Flame, 1999, p.270-271

Domande frequenti sulla luna calante

Cosa vuol dire quando la luna è calante?

La luna è calante quando il suo disco si assottiglia notte dopo notte, nel tratto di ciclo che va dalla luna piena al novilunio. Sul piano astronomico la parte illuminata che vediamo diminuisce; sul piano magico è il tempo del meno, quello che la tradizione dedica al lasciare andare, al bando e alla purificazione. È la metà discendente del mese lunare, governata dalla Vecchia.

Quali sono i poteri della luna calante?

Sono i poteri del togliere. Eileen Holland, nel suo Spellcaster’s Reference (2009), le assegna i lavori di allontanamento, bando, vincolo, purificazione e rilascio, insieme alla magia della Vecchia e a tutto ciò che riguarda conclusione, declino, distacco e trasformazione. Dove la luna crescente fa crescere, la calante fa diminuire: è la fase adatta a sciogliere, chiudere e mandare via.

Cosa si deve fare con la luna calante?

Si compiono i lavori del meno: rituali di rilascio scritto, bandi, purificazioni della casa con fumigazioni e lavaggi, scioglimento di legami, chiusura dei conti del mese. Nelle ultime notti, quelle balsamiche, la tradizione favorisce la divinazione con lo specchio nero. Il gesto tipico è affidare al declino del disco ciò che si vuole veder diminuire nella propria vita.

Cosa non fare durante la luna calante?

La tradizione sconsiglia i lavori di crescita e di attrazione: aprire nuove imprese, richiamare prosperità, far crescere un amore o un progetto. Raymond Buckland (1986) ricorda che l’occasione cresce con la luna che cresce, non con quella che cala. Non è un divieto assoluto, ma una regola di corrispondenza: se un lavoro di aumento può aspettare il novilunio o la crescente, conviene lasciarlo aspettare.

Qual è il significato simbolico della luna calante?

Sul piano simbolico la luna calante è la Dea che si spoglia per scendere agli inferi, come racconta Gerald Gardner (1959): a ogni veste che cade corrisponde una notte di luce in meno, fino al fondo del buio da cui si risale. È il declino che prepara la rinascita, la stagione della Vecchia sapiente, di Ecate signora dei crocicchi e della notte senza luna.

Fonti

  • Heinrich Cornelius Agrippa, Three Books of Occult Philosophy (1533; ed. inglese 1651), p.38-39. Internet Archive
  • Francis Barrett, The Magus, or Celestial Intelligencer (1801), p.148-150. Internet Archive
  • Richard Folkard, Plant Lore, Legends, and Lyrics (1884), p.488-489. Internet Archive
  • Grand Orient (Arthur Edward Waite), A Manual of Cartomancy, Fortune-Telling and Occult Divination (1909), p.216-218. Internet Archive
  • Gerald Gardner, The Meaning of Witchcraft (1959), p.152. Internet Archive
  • Doreen Valiente, Witchcraft for Tomorrow (1978), p.98. Internet Archive
  • pseudo-Maslama al-Majriti, Picatrix, the Latin Version of the Ghayat al-Hakim, ed. David Pingree (Warburg Institute, 1986), Libro IV, p.145-147. Warburg Institute
  • Raymond Buckland, Buckland’s Complete Book of Witchcraft (1986), p.37. Llewellyn
  • Patricia Telesco, Spinning Spells, Weaving Wonders: Modern Magic for Everyday Life (1996), p.109-110. Open Library
  • James R. Lewis, Witchcraft Today: An Encyclopedia of Wiccan and Neopagan Traditions (1999), p.236. Open Library
  • Silver RavenWolf, To Light a Sacred Flame: Practical Witchcraft for the Millennium (1999), p.66 e p.270-271. Llewellyn
  • D.J. Conway, The Big Little Book of Magick: A Wiccan’s Guide to Altars, Candles, Pendulums, and Healing Spells (2000), p.170-176. Internet Archive
  • Judy Hall, The Crystal Bible, Volume 1 (2003), p.303-306. Open Library
  • Douglas Ezzy, Practising the Witch’s Craft: Real Magic Under a Southern Sky (2003), p.153-154. Open Library
  • Janet Farrar e Gavin Bone, Progressive Witchcraft: Spirituality, Mysteries and Training in Modern Wicca (2004), p.254. Open Library
  • Christopher Penczak, Sons of the Goddess: A Young Man’s Guide to Wicca (2004), p.140. Llewellyn
  • Eileen Holland, The Spellcaster’s Reference: Magickal Timing for the Wheel of the Year (2009), p.147-150. Open Library
  • Cassandra Jade, The Power of Crystals and Healing Stones (2022), p.21-23. Goodreads

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