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Mandragora: la radice antropomorfa nella stregoneria

Ultimo aggiornamento e revisione:

La mandragora è la radice baneful per eccellenza della stregoneria europea, una solanacea antropomorfa che intreccia virtù occulta, magia d’amore e lore proibita in ogni tradizione che l’abbia toccata. La radice sa. La sua forma umana ne fa una segnatura immediata: il simile chiama il simile, e la radice che rassomiglia un corpo diventa corpo esso stesso nel lavoro magico, assorbendo influssi planetari e restituendoli trasformati a chi sa impugnarla. Noi di Spezieria conosciamo bene questa pianta, e se decidi di lavorarci ti chiediamo subito una cosa: rispetto, prima ancora che curiosità. Qui la affrontiamo dal punto di vista della tradizione esoterica, senza pretese di botanica, seguendo le tracce che Mandragora officinarum ha lasciato nei testi fondamentali della magia occidentale, dall’unguento volante delle streghe ai pentacoli di Venere, dalla creazione dell’androide al prezzo da pagare alla morte.

La mandragora nella storia della stregoneria

La radice tra antichità e medioevo

La mandragora accompagna la magia occidentale dalle origini. Montague Summers, nella sua The History of Witchcraft and Demonology del 1926, ricostruisce l’archeologia di questa pianta partendo dalla Bibbia: Ruben trova dei mandragori nel campo e li porta alla madre Lia, e Rachele li desidera al punto da barattare una notte con Giacobbe per ottenerli. Summers osserva che Lia mangia la mandragora come amuleto per indurre la gravidanza, e nessuna disapprovazione viene espressa su questo uso nel testo sacro. La pianta appartiene dunque alla tradizione prima ancora che alla stregoneria. La sua virtù fecondatrice si sovrappone a quella amorosa fin dall’origine, e gli orientali la considerano un potente afrodisiaco, come ricorda il Cantico dei Cantici: “Mandragorae dederunt odorem”.

Nell’antichità classica la mandragora fungeva anche da anestetico. Dioscoride allude al suo impiego prima di incidere o cauterizzare i pazienti, Plinio ne descrive l’odore che provoca sonno durante le operazioni, e Luciano parla del suo uso prima della cauterizzazione. Anche Galeno ne menziona la qualità dormitiva. Questa duplice natura, medica e magica, rende la mandragora un ponte tra due mondi che la stregoneria assorbirà completamente, trasformando la pianta anestetica in pianta del volo estatico. Il salto è breve. Quello che addormenta il corpo sveglia lo spirito, e la strega che spalma l’unguento sulle tempie non cerca il sonno ma il viaggio.

Gli arabi e gli antichi tedeschi pensavano che uno spirito potente abitasse la pianta, un’idea derivata probabilmente dalla somiglianza della radice con la forma umana. Da quella credenza nasce tutto il resto. Il folklore costruisce attorno alla radice una rete fitta di corrispondenze che il medioevo eredita integralmente, e che lega la mandragora alla fecondità, alla ricchezza e alla protezione di chi la porta addosso.

La mandragora nei grimori

I grimori non parlano sempre di mandragora per nome, ma la loro struttura rituale la presuppone costantemente. L’anonimo Gran Grimorio nell’edizione Fanucci del 2019 offre ricette dove le solanacee e i grassi animali si combinano in unguenti il cui scopo è il viaggio estatico: due once di grasso umano, un’oncia d’olio di nervi, un’oncia d’olio di lauro, grasso di cervo, mummia naturale, spirito di vino e foglie di verbena, il tutto bollito in pentola di terra nuova fino a ridursi a metà. L’unguento va spalmato su una pezzolina nuova e applicato alla regione della milza, e l’operatore andrà più forte del vento. La mandragora non è nominata, ma la struttura del preparato, la combinazione di baneful e grasso, l’applicazione cutanea, appartengono alla stessa famiglia degli unguenti stregoneschi dove la radice antropomorfa è ingrediente principe.

Il Grimorium Verum, sempre nell’edizione Fanucci del 2020, si presenta come un testo più semplice e accessibile rispetto ad altri grimori della stessa tradizione, con meno tabù e meno restrizioni per l’operatore, e parte dal presupposto che chi legge non sappia nulla dell’arte magica. Sayed Idries Shah, nell’introduzione all’edizione, nota che nel diciannovesimo secolo questo grimorio fu per eccellenza il libro magico in Europa, ricercatissimo e pagato a prezzi sproporzionati rispetto alla rarità del volume. Le edizioni italiane del 1868 e del 1880 circolavano tra praticanti che non erano bibliofili ma cercavano istruzioni operative, e le ricette per giarrettiere magiche, per l’invisibilità, per la coercizione amorosa condividono tutte lo stesso humus culturale in cui la mandragora cresce.

Segnatura e corrispondenza planetaria

La dottrina della segnatura governa ogni aspetto della mandragora. La radice ha forma umana, dunque agisce sull’umano. Se la radice è femmina, la sua virtù riguarda la fecondità e l’amore; se è maschio, la sua virtù riguarda la forza e la protezione. La segnatura è legge, altro che metafora. Nella magia tradizionale la somiglianza esteriore rivela la virtù occulta interna, e chi raccoglie la mandragora sa che la forma della radice determina il suo uso rituale, dal talismano d’amore all’amuleto difensivo, dal filtro alla fumigazione.

La corrispondenza planetaria della mandragora varia secondo le fonti. Eliphas Levi, nella sua Transcendental Magic del 1896, la collega alla terra e alle forze telluriche, descrivendola come un residuo filiforme della nostra origine terrestre. La tradizione salomonica, nell’edizione Fanucci del 2018 de La chiave di Salomone, assegna a Venere il colore verde e il metallo rame, e i pentacoli venusiani governano l’amore, il desiderio e l’attrazione. La mandragora, come pianta afrodisiaca e radicata nella terra, si colloca naturalmente sotto l’influsso di Venere, ma la sua tossicità e il suo legame con la morte la connettono anche a Saturno, pianeta della melancolia e della putrefazione.

Tradizione Virtù attribuita Forma d’uso
Stregoneria tessalica Filtro d’amore, afrodisiaco Radice in infusione
Alchimia rinascimentale Creazione dell’androide Coltivazione rituale
Magia salomonica Amore, protezione, obbedienza degli spiriti Pentacolo di Venere in rame
Folklore germanico Fortuna, ricchezza, protezione Radice portata addosso come amuleto

La radice antropomorfa e la sua virtù occulta

La forma umana come segnatura

La mandragora rassomiglia un corpo umano. Questa somiglianza, secondo la tradizione magica, è la prova che la pianta contiene una virtù che agisce direttamente sull’uomo, sul suo corpo, sui suoi desideri, sui suoi terrori. Gli antichi tedeschi e arabi credevano che uno spirito potente abitasse la radice, e da questa credenza derivano tutte le precauzioni rituali che circondano la raccolta. La forma antropomorfa impone un trattamento rituale. Non si estirpa una radice che ha forma umana come si estirpa una carota: la mandragora va avvicinata con cerimonie, parole di potere e strumenti specifici, perché lo spirito che la abita può uccidere chi la strappa dal suolo senza precauzioni.

Eliphas Levi, nella sua Transcendental Magic del 1896, descrive la radice in termini precisi, che rendiamo qui in italiano dall’originale inglese:

«…la mandragora naturale è una radice filamentosa che presenta, nel suo insieme, più o meno la figura di un uomo, oppure quella dei membri virili…», Eliphas Levi, Transcendental Magic

Levi aggiunge che la radice è leggermente narcotica e che gli antichi le attribuivano una virtù afrodisiaca. Le streghe tessaliche la cercavano, scrive, per la composizione dei filtri d’amore. La domanda che Levi pone è radicale: questa radice è il residuo ombelicale della nostra origine terrestre, come ha suggerito un certo misticismo magico? Non osa affermarlo seriamente, ma riconosce che l’uomo è uscito dal fango della terra e che la sua prima apparizione deve essere stata sotto forma di abbozzo grezzo. Le analogie della natura costringono ad ammettere questa nozione, almeno come possibilità.

Il mito dell’estrazione

Estrarre la mandragora dalla terra è l’operazione più pericolosa del lavoro magico con questa pianta. La tradizione vuole che, quando la radice viene strappata dal suolo, emetta un urlo terribile capace di uccidere chi la tiene in mano. Il folklore ha elaborato diverse tecniche per neutralizzare questo pericolo. La più nota prevede l’uso di un cane nero. Si lega la radice al collo dell’animale, ci si allontana, e si induce il cane a tirare estraendo la mandragora dal terreno. L’urlo uccide il cane. L’operatore raccoglie la radice incolume.

Lo storico Giuseppe Flavio, già nel I secolo dell’era cristiana, descrive la mandragora come una radice fantastica che si trova in una valle vicino al Mar Morto, dove brilla di luce rossa durante la notte. La radice scompare quando si tenta di prenderla, e l’unico modo per catturarla è versare sopra di essa urina o sangue mestruale. Attorno alla luminescenza notturna sono nate anche spiegazioni naturalistiche, mai confermate del tutto. Teofrasto, citato nella tradizione, prescrive di tracciare tre cerchi attorno alla pianta con un coltello, voltare la faccia verso occidente, tagliare la parte superiore della radice, poi staccare gradualmente il resto. Prima di raccogliere l’ultimo frammento bisogna danzare attorno alla pianta e raccontare tutto ciò che si sa sui segreti del sesso e dell’amore.

La raccolta avviene di notte. Preferibilmente di giovedì, sotto luna piena. Il cane nero è il sacrificio sostitutivo: l’animale muore al posto dell’operatore, e la sua morte nutre la radice, caricandola di un’energia che poi verrà impiegata nei rituali successivi. La mandragora estratta in questo modo è considerata la più potente, perché ha già assorbito una morte nel momento stesso in cui è nata alla superficie.

Mandragora e alchimia dell’androide

Levi spinge l’analisi della mandragora oltre il folklore, fino a collegarla alla leggenda dell’androide. Alcuni alchimisti, colpiti dall’idea che la radice potesse generare una forma umana, si abbandonarono a fantasticherie sulla coltivazione della mandragora e sperimentarono la riproduzione artificiale di un terreno sufficientemente fertile e di un sole sufficientemente attivo da umanizzare la radice, creando uomini senza il concorso della donna. Altri, che consideravano l’umanità come la sintesi degli animali, disperavano di vitalizzare la mandragora ma incrociavano coppie mostruose e proiettavano seme umano in terra animale, ottenendo solo crimini vergognosi e deformità sterili. Il terzo metodo per costruire l’androide era quello galvanico: uno di questi automi quasi intelligenti fu attribuito ad Alberto Magno, e si dice che San Tommaso lo distrusse con un colpo di bastone perché era perplesso dalle sue risposte.

Levi interpreta la storia come allegoria. L’androide era la scolastica primitiva, infranta dalla Summa di San Tommaso, quell’innovatore che per primo sostituì la legge assoluta della ragione alla divinità arbitraria. Ma il vero androide degli antichi, spiega Levi, era un segreto che hanno tenuto nascosto a tutti gli sguardi, e Mesmer fu il primo che osò divulgarlo: si trattava della proiezione della volontà del mago in un altro corpo, organizzato e servito da uno spirito elementare, in termini più moderni e intelligibili, un soggetto magnetico. La mandragora, in questa lettura, diventa il simbolo radicale della creazione magica: la radice che genera un corpo, il corpo che genera uno spirito, lo spirito che serve il mago.

Unguenti volanti e solanacee nella stregoneria

Le ricette delle streghe

Gli unguenti volanti delle streghe sono il capitolo più celebre e più oscuro della mandragora. L’anonimo Complete Illustrated Grand Grimoire nell’edizione del 2020 descrive come le streghe fossero dette capaci di volare al sabba su scope, forconi o bastoni, grazie a un unguento magico spalmato sul corpo o sulla scopa. Le ricette di questi unguenti esistono ancora, e un esame attento dei loro componenti rivela che contenevano veleni mortali come belladonna, cicuta e stramonio, droghe come l’oppio, o allucinogeni ricavati dai funghi o dalla pelle di rospi velenosi. È certo che almeno alcune persone fossero coinvolte nella creazione e sperimentazione di tali sostanze, note come unguento delle streghe, unguento del sabba, unguento delle fate e persino unguento licantropico.

Il Gran Grimorio del 2019 conserva una ricetta che segue la stessa logica. Grassi animali e sostanze baneful vengono bolliti insieme in una pentola di terra nuova, ridotti a unguento e applicati sulla pelle. La ricetta specifica grasso umano, olio di nervi, olio di lauro, grasso di cervo, mummia naturale e foglie di verbena, con l’avvertenza di fare un bagno ai piedi con vino bianco dopo il viaggio per non ammalarsi. La mandragora, nelle varianti più complete di questi unguenti, si aggiunge come ingrediente che potenzia l’effetto allucinogeno e collega l’operatore alle forze telluriche della radice. La solanacea non agisce solo sul corpo ma sul lavoro magico nel suo insieme, aprendo la percezione a ciò che la veglia chiude.

Il viaggio al sabba

Spalmare l’unguento sulla pelle, con la giusta aspettativa e l’adeguato contesto rituale, poteva far credere a una persona di aver viaggiato fino al sabba o di essersi trasformata in lupo. L’Complete Illustrated Grand Grimoire è esplicito su questo punto: le streghe si incontravano con il diavolo e i suoi demoni e compivano atti come danzare all’indietro, fornicare con i demoni, e maledire i raccolti, il bestiame e la salute dei vicini. Per chi lo viveva, il viaggio al sabba era reale quanto un sogno lo è per chi sogna, ma con un’intensità sensoriale che la pianta baneful rendeva indistinguibile dalla veglia.

L’Inquisizione, stabilita nel tredicesimo secolo durante il pontificato di Gregorio IX, trasformò queste esperienze in capi d’accusa. La bolla papale Ad Extirpanda, promulgata da Innocenzo IV nel 1252, legalizzò l’uso della tortura per estorcere confessioni. Pochi lodavano apertamente il diavolo: l’accusato ammetteva generalmente la propria colpevolezza perché accettava le visioni dei giudici e dell’opinione pubblica sotto tortura. Le ricette degli unguenti, le giarrettiere magiche, gli stivali delle sette o delle venti leghe che permettono di percorrere altrettante leghe in un’ora, diventano prove di colpevolezza in un sistema giudiziario che non distingueva l’esperienza interna dalla pratica criminale.

La mandragora nei preparati rituali

La mandragora non compare in tutte le ricette di unguento volante con lo stesso ruolo. In alcune tradizioni del nord Europa, la ricetta prevede foglie di belladonna, semi di giusquiamo e foglie di stramonio, il tutto mescolato con grasso e ridotto a unguento. La mandragora può sostituire o potenziare uno di questi ingredienti, ma la sua funzione specifica è diversa dalle altre solanacee. La belladonna dilata la pupilla, il giusquiamo provoca delirio, lo stramonio genera allucinazione. La mandragora fa tutto questo e insieme aggiunge la sua virtù antropomorfa: la radice che ha forma umana agisce sull’umano in modo più diretto e più totale delle altre piante, perché la segnatura la lega al bersaglio.

L’unguento va spalmato nelle zone dove la pelle è più sottile. Attorno ai genitali, nelle ascelle, sui polsi. Il dosaggio è critico. Una quantità eccessiva può uccidere, e i grimori avvertono ripetutamente di usare precauzioni. Le piante che crescono in climi caldi sono generalmente più forti di quelle che crescono nei climi freddi, e le quantità devono essere ridotte della metà o anche di due terzi quando si usano erbe e radici provenienti da regioni tropicali o subtropicali. La mandragora mediterranea è già abbastanza potente da richiedere rispetto. La mandragora di climi più caldi è un veleno vero e proprio, e chi la impiega senza conoscenza rischia la vita.

La mandragora nella magia d’amore

Filtri e incantesimi amorosi

La mandragora è la pianta di Venere per eccellenza, e la sua virtù amorosa attraversa tutta la tradizione magica. Le streghe tessaliche la cercavano per comporre filtri, come ricorda Levi, e il folklore europeo le attribuisce la capacità di accendere il desiderio e di legare a sé la persona amata. Il Grimorium Verum del 2020 conserva un’invocazione che, pur non nominando direttamente la mandragora, si inserisce nello stesso sistema di corrispondenze venusiane: lo scongiuro è rivolto alla Luna, a Gabriele, al pianeta Mercurio, ai principi Michiael e Melchidael, e chiede che lo spirito opprima, torturi e tormenti il corpo e l’anima e i cinque sensi della fanciulla desiderata, affinché venga all’operatore e acconsenta ai suoi desideri senza amare nessun altro al mondo.

La coercizione amorosa nel Grimorium Verum non conosce mezze misure. La pergamena con il nome della fanciulla viene bruciata sulla candela dopo tre ripetizioni dello scongiuro, il giorno seguente la pergamena va messa nella scarpa sinistra e lasciata fino a quando la persona chiamata non viene a cercare. L’operatore deve indicare la data in cui la fanciulla dovrà presentarsi, e la fonte assicura che non mancherà. La mandragora, in questo contesto, agisce come ingrediente di base per i filtri che accompagnano l’operazione rituale: la radice antropomorfa, macerata e ridotta in polvere, si aggiunge agli unguenti o alle fumigazioni che circondano l’invocazione, rafforzando il legame tra l’operatore e il bersaglio attraverso la virtù della segnatura.

La tradizione biblica e i mandragori

La mandragora appare nella Bibbia come pomo d’amore. Summers, in The History of Witchcraft and Demonology, ricorda che il passo di Genesi 30,14 registra l’episodio di Ruben che trova i mandragori nel campo e li porta alla madre Lia, e Rachele li desidera al punto da cedere a Lia una notte con Giacobbe in cambio dei frutti. Lia ottiene così una nuova gravidanza. Nessuna disapprovazione viene espressa sull’uso della mandragora come amuleto per indurre la gravidanza. La pianta è accettata nella tradizione biblica come strumento di fecondità, e questo conferisce alla mandragora una legittimità che altre piante baneful non possiedono.

Summers cita anche la commedia di Niccolò Machiavelli, La Mandragola, scritta tra il 1518 e il 1520 e rappresentata su richiesta di Leone X nell’aprile del 1520. Nella commedia, Callimaco vuole sedurre Lucrezia, moglie del credulo giurista Messer Nicia, il cui unico desiderio è avere un figlio. Callimaco si presenta come medico e spiega che una pozione di mandragora somministrata alla donna eliminerà la sua sterilità, ma avrà conseguenze fatali per il marito, che perirà a meno che un altro uomo non si sostituisca a lui per assorbire il veleno. Il complotto si svolge come previsto, e Callimaco ottiene ciò che desidera. La commedia dimostra quanto la credenza nella virtù della mandragora fosse radicata nella cultura rinascimentale, al punto da diventare materiale teatrale.

Pentacoli di Venere e radice

La tradizione salomonica codifica l’uso amoroso della mandragora attraverso i pentacoli di Venere. La chiave di Salomone nell’edizione Fanucci del 2018 descrive cinque pentacoli venusiani, ognuno con una funzione specifica. Il secondo pentacolo di Venere serve per gli affari d’amore, va fatto nel giorno e nell’ora di Venere, con rame purificato vergine esorcizzato e asperso secondo l’Arte, e va portato attaccato al collo con un nastro verde, in modo che tocchi il cuore. Il terzo pentacolo di Venere è di grande virtù per forzare gli spiriti di Venere e costringere la donna desiderata ad amare: se è trattenuta e non può venire, se il suo grande amore non la farà morire, essa sarà resa. Il pentacolo va fatto di tre metalli, oro, argento e rame.

Il quarto pentacolo di Venere accende l’amore mostrandolo semplicemente alla persona che si vuole essere amati, e il quinto infiamma di fuoco e desiderio chiunque lo veda, se consacrato e perfezionato. La mandragora entra in queste operazioni come materiale di base: la radice venusiana si colloca sotto il pentacolo durante la consacrazione, o si brucia come suffumigio mentre l’operatore traccia i caratteri sul metallo. La corrispondenza tra pianta e pianeta è esatta, e l’uno rafforza l’altra in una catena di influssi che dalla radice sale al metallo, dal metallo al pentacolo, dal pentacolo allo spirito, dallo spirito al bersaglio umano.

La mandragora come amuleto e talismano

Proprietà apotropaiche

La mandragora difende. La radice portata addosso funziona come amuleto contro ogni male: il malocchio, le maledizioni, gli spiriti ostili, le bibite velenose, gli incantesimi, la paura. La chiave di Salomone del 2018 afferma che i pentacoli hanno potenza contro tutti i pericoli della terra, dell’acqua e del fuoco, contro tutti i nemici visibili e invisibili, e che in qualunque luogo l’operatore si trovi con questi sacri pentacoli sarà in sicurezza, sia vegliando che dormendo, mangiando, bevendo, di giorno e di notte. La mandragora, come radice antropomorfa, partecipa della stessa logica apotropaica: il corpo vegetale che rassomiglia un corpo umano attira su di sé l’attacco magico, assorbendolo come uno scudo assorbe un colpo.

La distinzione tra amuleto e talismano è essenziale. L’amuleto difende, il talismano agisce. La mandragora può essere entrambi. Come amuleto, la radice intera viene lavata, essiccata, vestita con abiti minuscoli e conservata in una scatola, nutrita con offerte di cibo e bevanda. Come talismano, la radice viene incisa con caratteri planetari, suffumigata con incensi corrispondenti, e impiegata in operazioni attive di magia d’amore, di coercizione, di divinazione. La stessa radice può passare da funzione difensiva a funzione attiva a seconda del trattamento rituale che riceve, e l’operatore esperto sa quale procedura applicare per ottenere l’effetto desiderato.

Il prezzo della radice e la regola della vendita

La mandragora non si regala. La tradizione impone che la radice, se è stata comprata, debba essere venduta a un prezzo inferiore a quello d’acquisto. Questa regola apparentemente paradossale ha una logica precisa: la mandragora non è una merce, e chi la vende non trae profitto dalla transazione ma si libera di un oggetto che non può più tenere. Il prezzo inferiore sancisce il distacco. Col passare del tempo, trovare un compratore disposto a pagare anche meno diventa difficile, e chi tarda a disfarsi della radice rischia di restarne prigioniero. Se la porti a casa, mettilo in conto fin dall’inizio.

La regola della vendita si collega al problema della morte. Chi possiede una mandragora deve disfarsene prima di morire, perché la tradizione avverte che il possessore che muore con la radice ancora in suo potere brucerà eternamente all’inferno. La mandragora è un patto prima che un possesso. La radice dà fortuna, ricchezza, amore, protezione, ma esige in cambio la libertà dell’operatore, e chi non rispetta il patto paga con la dannazione. Le cronache del tredicesimo secolo, citate da Summers, raccontano che diverse mandragore trovate in possesso di Fra Richard, un Cordigliere, furono sequestrate e bruciate come sospette di stregoneria. La Chiesa riconosceva il potere della radice e lo condannava con la stessa energia.

La mandragora e la morte del possessore

Il legame tra mandragora e morte attraversa ogni livello della tradizione. La pianta nasce sotto le forche, dove il seme dell’impiccato, sparso al momento della morte, ha toccato il terreno. La radice che ne cresce è figlia di un cadavere, e la sua virtù deriva in parte da questa origine mortuaria. L’estrazione richiede un sacrificio, il cane nero che muore al posto dell’operatore. L’uso dell’unguento sfiora la morte per avvelenamento. Il possesso prolungato esige la vendita prima del decesso. Ogni tappa del ciclo della mandragora è segnata dalla morte, e chi lavora con questa pianta deve accettare questa presenza costante.

Montague Summers, in The History of Witchcraft and Demonology del 1926, sintetizza il peso della mandragora nel folklore magico europeo in un passo che rendiamo qui in italiano dall’originale:

«…le mandragore e le malve erano potenti in ogni forma di incantesimo, e attorno alla mandragora in particolare è cresciuta un’intera biblioteca di leggende, che richiederebbe molto tempo e spazio per essere indagata a fondo…», Montague Summers, The History of Witchcraft and Demonology

Summers prosegue osservando che il folklore occidentale sulla mandragora è di carattere cupo, mentre gli orientali la considerano un potente afrodisiaco. La tradizione tedesca e francese accumula attorno alla radice storie di urla mortali, di cani sacrificati, di patti diabolici, di radici che piangono e sanguinano. La tradizione mediterranea la lega a Venere e all’amore, ma anche qui la dimensione mortuaria non scompare: la mandragora che dà la fecondità può anche togliere la vita, e il filtro d’amore diventa veleno quando la dose è sbagliata. La pianta non concede niente senza esigere qualcosa in cambio, e il prezzo è sempre alto.

La mandragora nei grimori proibiti

Il Gran Grimorio e le operazioni notturne

Il Gran Grimorio nell’edizione Fanucci del 2019 è un testo che mescola evocazione di spiriti, ricette operative e segreti di magia pratica. La sua struttura riflette la gerarchia della magia nera tradizionale: il patto diabolico, l’evocazione di Lucifero, gli ordini degli spiriti, le scongiurazioni, i rinvii. Le ricette operative si trovano nella sezione dei segreti magici, e comprendono unguenti per il viaggio, formule per la divinazione, procedimenti per l’invisibilità, incantesimi per la fortuna. La mandragora non è sempre nominata esplicitamente, ma le ricette per il volo e per la fortuna si collocano nello stesso universo operativo in cui la radice antropomorfa è ingrediente centrale.

La ricetta per far venire tre damigelle, ossia tre spiriti, nella propria stanza dopo cena segue un protocollo rigoroso. Per tre giorni niente carne né cibi grassi. Il quarto giorno la stanza va pulita a digiuno, non deve entrarvi nessuno, non deve esservi nulla appeso al muro: né abiti, né cappello, né gabbie d’uccelli, né tende alle finestre, né al letto, e lenzuoli bianchi di bucato. Dopo cena si entra nella stanza, si accende un fuoco, si mette una salvietta bianca sul tavolo, tre sedie, tre pani di frumento, tre bicchieri d’acqua fresca, e una poltrona vicino al letto. Si recita l’invocazione e le tre persone arrivano, si siedono, bevono, mangiano, e tirano a sorte chi resta a parlare fino a mezzanotte. La finestra deve restare aperta. La mandragora, in operazioni come questa, può essere bruciata come suffumigio per facilitare la materializzazione degli spiriti, sfruttando la sua virtù di pianta che sta tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Grimorium verum e le giarrettiere magiche

Il Grimorium Verum del 2020 contiene procedure che si collegano alla tradizione della mandragora in modo indiretto ma significativo. Le giarrettiere magiche, che permettono di viaggiare a velocità sovrumana, seguono lo stesso principio degli unguenti volanti: l’operatore si muove nel mondo fisico mentre il suo corpo sottile viaggia altrove. La ricetta delle giarrettiere prevede l’acquisto di un nastro bianco senza contrattare sul prezzo, la scrittura di caratteri con il proprio sangue, e l’offerta di pane e vino a tre spiriti di nome Irly, Terly ed Erly, a cui si aggiungono Baltazard, Melchior e Gaspard. L’operatore batte tre volte il piede a terra, pronuncia i nomi degli spiriti e parte. La finestra deve restare aperta, come nella ricetta del Gran Grimorio.

La procedura per rendersi invisibili nel Grimorium Verum è ancora più macabra. Si prendono sette fagioli neri, si inizia il rituale di mercoledì prima dell’alba, si prende una testa di morto e si mette un fagiolo nella bocca, due negli occhi, due negli orecchi. Si traccia sulla testa il carattere di Morail. Si seppellisce la testa con la faccia verso l’alto e per nove giorni la si annaffia con brandy prima dell’alba. L’ottavo giorno appare uno spirito che chiede cosa si vuole, e l’operatore risponde che sta annaffiando la sua pianta. Il nono giorno i fagioli sono germogliati: si mettono in bocca uno alla volta e ci si guarda in uno specchio. Se non si vede nulla, il fagiolo conferisce l’invisibilità. La mandragora, che nasce dalla terra del cimitero e dal seme dell’impiccato, condivide con questa procedura la stessa logica di morte che genera potere.

La chiave di Salomone e i pentacoli planetari

La chiave di Salomone nell’edizione Fanucci del 2018 è il più importante trattato magico diffuso nell’area mediterranea, e fornisce tutte le indicazioni necessarie su come preparare sé stessi e gli strumenti per le operazioni di magia. Le sue formule riecheggiano cerimonie caldee e babilonesi, e l’attribuzione al biblico re Salomone è leggendaria ma radicata. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla già nel I secolo di un libro di incantesimi per evocare gli spiriti attribuito a Salomone. Dieci secoli dopo lo storico bizantino Michele Psello menziona un analogo trattato salomonico sui demoni, e il testo si era diffuso in area araba, come provano i manoscritti ritrovati nelle biblioteche di Damasco e Baghdad.

I pentacoli della Chiave di Salomone si fanno comunemente di metallo conforme al pianeta, ma è meglio usarli di pergamena vergine o di cuffia del neonato, scritti con la penna dell’Arte e con il sangue, il tutto esorcizzato. I colori seguono le corrispondenze planetarie: Saturno nero, Marte rosso, Giove celeste, Sole giallo, Venere verde, Mercurio porpora, Luna bianco. La forma è ordinariamente circolare. I nomi di Dio hanno maggiore efficacia quando sono scritti con le lettere ebraiche. I pentacoli di Venere, in particolare, governano tutte le operazioni che coinvolgono la mandragora come pianta venusiana, e l’operatore che combina la radice con il pentacolo giusto, nel giorno e nell’ora giusti, con il metallo giusto, ottiene risultati che la pratica isolata non può eguagliare. La chiave sta nella corrispondenza esatta tra pianta, pianeta, metallo, colore, giorno e ora, e ogni errore in questa catena annulla l’operazione.

La preparazione degli strumenti segue la stessa logica di corrispondenze. Il coltello col manico nero, che serve per tracciare il cerchio e spaventare gli spiriti, va fatto nel giorno e nell’ora di Saturno, temprato nel sangue di gatto e succo di cicuta, con manico di corno di montone. La spada va fatta nel giorno di Marte con la Luna in Capricorno o in Vergine, temprata nel sangue di talpa e succo di pimpinella. Ogni strumento riceve la sua virtù attraverso il materiale, il momento planetario e l’esorcismo, esattamente come la mandragora riceve la sua virtù attraverso il terreno in cui cresce, il momento dell’estrazione e le parole di potere che accompagnano la raccolta. Il sistema è unico e coerente, e la mandragora ne è l’ingrediente più potente e più pericoloso.

Domande frequenti sulla mandragora

A cosa serve la mandragora?

Nella tradizione esoterica la mandragora serve come radice talismanica per amore, protezione e fortuna. I grimori la impiegano in filtri amorosi, unguenti volanti e come amuleto apotropaico contro maledizioni e spiriti ostili. La sua virtù occulta spazia dalla magia d’amore alla divinazione, dall’evocazione di spiriti alla creazione di androidi alchemici. La radice antropomorfa, per la dottrina della segnatura, agisce direttamente sul corpo umano. È una pianta totale, altro che semplicemente versatile: tocca ogni livello del lavoro magico quando l’operatore sa come impugnarla e come disfarsene al momento giusto.

Dove cresce la mandragora?

La mandragora cresce nelle regioni mediterranee, dal sud Europa al Medio Oriente. Lo storico Giuseppe Flavio la colloca in una valle vicino al Mar Morto, dove brillerebbe di luce rossa durante la notte. Predilige terreni umidi e ombrosi. La tradizione vuole che nasca sotto le forche, dove il seme dell’impiccato, sparso al momento della morte, ha toccato la terra. Questa origine mortuaria conferisce alla radice la sua virtù particolare. Le piante che crescono in climi caldi sono più forti di quelle nordiche, e i grimori avvertono di ridurre il dosaggio quando si impiegano esemplari di regioni subtropicali.

Quali sono gli effetti della mandragora?

La mandragora è una solanacea con proprietà narcotiche e allucinogene. Nella stregoneria i suoi effetti vengono sfruttati negli unguenti volanti, dove combinata con belladonna, giusquiamo e stramonio provoca stati alterati di coscienza che possono includere la sensazione del volo e l’incontro con spiriti. L’uso è potenzialmente letale. I grimori avvertivano che dosi improprie potevano causare la morte, e la tradizione raccomandava prudenza estrema nella preparazione e nell’applicazione. La radice non perdona gli errori. Chi la impiega senza conoscenza rischia di non tornare dal viaggio che la pianta provoca, e questo rischio è parte integrante del suo potere.

Perché la radice di mandragora ha forma umana?

La forma antropomorfa della radice è una segnatura. La pianta porta impresso il segno del suo scopo magico, e la somiglianza con il corpo umano rivela che la sua virtù agisce sull’uomo. Eliphas Levi la descrive come un residuo della nostra origine terrestre, una radice filamentosa che riproduce la figura umana o quella degli organi virili. Gli antichi tedeschi e arabi credevano che uno spirito potente abitasse la pianta, derivando questa credenza proprio dalla somiglianza della radice con il corpo. La segnatura è la legge che governa l’intero rapporto tra la mandragora e l’operatore, dalla raccolta all’uso finale, altro che decorazione.

La mandragora è pericolosa?

Sì, la mandragora è una pianta baneful potenzialmente letale. Appartiene alla famiglia delle solanacee e contiene alcaloidi tossici che possono provocare coma e morte in caso di sovradosaggio. La tradizione magica avverte che il possessore di una radice di mandragora deve disfarsene prima di morire, altrimenti brucerà eternamente all’inferno. Se la radice è stata comprata deve essere venduta a un prezzo inferiore a quello d’acquisto, e questo diventa difficile con il passare del tempo. L’estrazione stessa è pericolosa: l’urlo della radice strappata dal suolo uccide chi la tiene in mano, e per questo si usa un cane nero come sacrificio sostitutivo. La mandragora è tutto fuorché un giocattolo esoterico: esige rispetto, conoscenza e un patto chiaro.

Fonti

  • Montague Summers, The History of Witchcraft and Demonology, 1926. archive.org
  • Eliphas Levi, Transcendental Magic, Its Doctrine and Ritual, traduzione di Arthur Edward Waite, 1896. archive.org
  • Clavicola di Salomone (Clavicula Salomonis), a cura di S. Liddell MacGregor Mathers, 1889. esotericarchives.com
  • Grimorium Verum, a cura di Joseph H. Peterson. esotericarchives.com
  • Le Grand Grimoire (Il Gran Grimorio). esotericarchives.com
  • The Complete Illustrated Grand Grimoire, or The Red Dragon, edizione interlineare 2020.

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